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Il Museo Geologico fu creato
nel 1860 da Gaetano Giorgio Gemmellaro, primo
Professore di Geologia e Mineralogia dell'Ateneo palermitano e uno dei
fondatori della Paleontologia stratigrafica. Appartenente ad una famiglia di illustri naturalisti e geologi catanesi
ed in contatto con scienziati di fama internazionale, come George Cuvier e Charles Lyell, Gemmellaro,
giunto a Palermo, trovò, nella Casa dei Padri Teatini in Via Maqueda (l'attuale sede della Facoltà di Giurisprudenza),
il Gabinetto di Storia Naturale, riordinato da Pietro Calcara. Trovò inoltre
una grande Collezione Geologica e Mineralogica, lasciata in eredità dal Conte
Cesare Airoldi Arrigoni
insieme alla somma di mille onze per l'incremento e
la sistemazione dei reperti. Utilizzando questo cospicuo lascito, Gemmellaro iniziò una serie di intelligenti
acquisti per costituire e ordinare una corposa Collezione Paleontologica
generale che, raccogliendo fossili dei più tipici giacimenti italiani e
stranieri, potesse servire anche come base per i confronti paleontologici.
Inoltre, quale consulente alla redazione della Carta Geologica della Sicilia,
diede inizio allo studio della stratigrafia dei terreni affioranti in
Sicilia, dotando il Museo di una importantissima
collezione petrografia siciliana. Il Gabinetto di storia naturale si
trasformò in Istituto e Museo di Geologia dell’Università di
Palermo (che nel 1989 si trasformerà nel Dipartimento di Geologia e Geodesia,
di cui il Museo costituisce una sezione). In cinquanta anni il Museo,
arredato con magnifici mobili espositori in pino-pece, raggiunse una
ricchezza e importanza scientifica delle Collezioni tale che lo portò ad
essere considerato una delle Istituzioni scientifiche più importanti
d'Europa, addirittura secondo al British Museum di Londra. Nonostante la scomparsa di Gemmellaro (1904) il Museo continuò a crescere grazie
all’attività dei Docenti dell’Istituto che proseguirono
nella raccolta di materiale proveniente da tutta la Sicilia e ne
incrementarono la consistenza tramite scambi ed acquisti. Tuttavia,
per problemi di spazio e per mancanza di personale, il Museo si trasformò gradatamente
in un disordinato magazzino, nonostante l’altissimo interesse scientifico
delle Collezioni. Nel 1965, per fare spazio alle nuove segreterie
studenti, i vertici accademici del tempo decisero di smontare il Museo, i cui
reperti vennero risposti in casse. Nel 1975 viene
bandito il concorso di Conservatore del Museo; nel 1977, nei locali da poco assegnati al
Dipartimento di Geologia e Geodesia in Corso Tukory
n°131, iniziano i lavori di riordino delle Collezioni e di allestimento
dell'unica sala espositiva di cui il Museo dispone. Nel 1985, infine, il
Museo riapre al pubblico con la Mostra "I Fossili di Sicilia". Nel
2001 il salone espositivo viene intitolato al
Conservatore Enzo Burgio, scomparso lo stesso anno. Il patrimonio del Museo è
stimato in circa 600.000 reperti suddivisi, dopo il riordino del 1975, in: Collezioni paleontologico-stratigrafiche, Collezioni paleontologico-sistematiche, Collezioni di
vertebrati fossili, Collezioni micro-paleontologiche,
Collezioni paleobotaniche, Collezioni litologiche, Collezioni mineralogiche, Collezioni
paletnologiche, Collezioni di confronto, Collezioni di calchi, Collezioni
didattiche. L'importanza delle Collezioni è dovuta essenzialmente alla presenza di un migliaio di Olotipi di specie istituite dai paleontologi che hanno
operato per più di un secolo nell’ Istituto e Museo di Geologia. Altro
elemento che rende il Museo unico è la Collezione litologica
siciliana costituita da campioni di tutte le rocce affioranti in Sicilia,
compilata in occasione del primo rilevamento geologico dell'Isola
(1877-1881). Fra i reperti di particolare interesse meritano di essere citati
una serie di campioni delle lave che costituivano l'Isola Ferdinandea,
raccolti da Carlo Gemmellaro, padre di Gaetano
Giorgio, nel breve periodo di "esistenza" dell'isola stessa (1831). Il Museo Geologico di Palermo
rappresenta un Museo scientifico specializzato, testimonianza e archivio di
un'intera regione che non ha eguali per genesi, storia geologica e
popolamenti animali. Le aree di ricerca del Museo riguardano: a) ricerche sulle Collezioni; Faune marine Plio-Pleistoceniche; Ammoniti dal Permiano al Cenomaniano; Ostracodi; Mammalofaune quaternarie; Studio dei fossili provenienti da giacimenti di nuova scoperta; b) sistemi di schedatura informatizzata; c) storia delle scienze geo-paleontologiche in Sicilia; d) ricerche e raccolte sul terreno; e) ricerche sulla cronologia e biostratigrafia dell'Era quaternaria basate sullo studio dei vertebrati fossili; f) ricerche e applicazioni sui sistemi didattico-divulgativi. |
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Pianta della sala dedicata all'esposizione
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