Via Giusti 25, I-90144 Palermo - Fono/Fax: 091-308290 - E-mail: estetica@unipa.it

Karl Rosenkranz
Estetica del Brutto
a cura di Sandro Barbera, presentazione di Elio Franzini
pagine 312, euro 28,00, terza edizione riveduta, ISBN 978-88-7726-064-2



«Un'estetica del brutto? E perché no?». Con queste parole Karl Rosenkranz (1805-79) ­ filosofo tedesco allievo di Hegel, al quale dedicò un'ampia biografia, ma anche seguace di Schleiermacher ­ inizia la sua opera fondamentale, l'Estetica del Brutto (1853).
Se il Bello, nella prospettiva hegeliana, appare come una manifestazione sensibile dell'Idea e della sua libertà, il Brutto si presenta come ciò che nega o limita tale libertà attraverso l'asimmetria, l'assenza di forma, la deformità e lo sfiguramento. In questo percorso il brutto si pone come termine medio tra il concetto di bello e quello di comico, compiendosi nella figura del satanico. Rosenkranz opera così una straordinaria fenomenologia del diabolico, dove alla riprovazione etica si sovrappone un gusto descrittivo per tutto ciò che, pur esteticamente ripugnante, è tuttavia meritevole di attenzione estetica. Il brutto non è semplicemente il "rovescio" dialettico della bellezza, bensì un elemento metamorfico che la intensifica e potenzia, facendo risaltare la sua lotta vittoriosa contro il negativo.
In questa lotta, Rosenkranz sottolinea del brutto un'inquietante duplicità. Da un lato, infatti, esso possiede una propria perversa articolazione, che conduce a indagarlo, utilizzando molteplici fonti classiche e moderne, e con un'eccezionale passione tipologica, nei suoi aspetti "volgari" (il meschino, il vile, il banale, il rozzo, l'arbitrario) e "ripugnanti" (il goffo, l'orrendo, il nauseante, il criminoso, lo spettrale). Dall'altro, questo gioco di forme perverse impone a Rosenkranz una critica all'arte del suo tempo, alle «fantasie da bordello» di autori come Hugo, Dumas, Sue, che hanno cercato di rendere assoluto un piano per essenza "relativo". Esiste un genere soltanto che può "riscattare" il brutto, ed è quello della "caricatura", cioè di una forma d'arte popolare in virtù della quale si può ristabilire un'armonia attraverso il rovesciamento dialettico del brutto nel comico.
L'attualità dell'opera di Rosenkranz non si pone solo nell'indagine lungimirante sugli aspetti "brutti" dell'arte, che caratterizzano gran parte della nostra contemporaneità, ma anche nel mettere in gioco il destino stesso dell'estetica: dopo di lui, l'estetico e il bello non possono più tranquillamente coincidere, e l'estetica stessa, oltre a non presentarsi come teoria del bello o delle belle arti, apre un inquietante sguardo verso ambigui e multiformi aspetti del reale.
Corredano il testo, puntualmente curato da Sandro Barbera, una calibrata presentazione di Elio Franzini ed esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici.