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Karl Rosenkranz
Estetica del Brutto
a cura di Sandro Barbera, presentazione di Elio Franzini
pagine 312, euro 28,00, terza edizione riveduta, ISBN 978-88-7726-064-2
«Un'estetica del brutto? E perché no?». Con queste parole
Karl Rosenkranz (1805-79) filosofo tedesco allievo di Hegel, al
quale dedicò un'ampia biografia, ma anche seguace di Schleiermacher
inizia la sua opera fondamentale, l'Estetica del Brutto
(1853).
Se il Bello, nella prospettiva hegeliana, appare come
una manifestazione sensibile dell'Idea e della sua libertà, il Brutto
si presenta come ciò che nega o limita tale libertà
attraverso l'asimmetria, l'assenza di forma, la deformità e lo sfiguramento.
In questo percorso il brutto si pone come termine medio tra il
concetto di bello e quello di comico, compiendosi nella figura del
satanico. Rosenkranz opera così una straordinaria fenomenologia del
diabolico, dove alla riprovazione etica si sovrappone un gusto descrittivo
per tutto ciò che, pur esteticamente ripugnante, è tuttavia meritevole
di attenzione estetica. Il brutto non è semplicemente il
"rovescio" dialettico della bellezza, bensì un elemento metamorfico che
la intensifica e potenzia, facendo risaltare la sua lotta vittoriosa
contro il negativo.
In questa lotta, Rosenkranz sottolinea del brutto
un'inquietante duplicità. Da un lato, infatti, esso possiede una propria
perversa articolazione, che conduce a indagarlo, utilizzando molteplici
fonti classiche e moderne, e con un'eccezionale passione tipologica,
nei suoi aspetti "volgari" (il meschino, il vile, il banale, il
rozzo, l'arbitrario) e "ripugnanti" (il goffo, l'orrendo, il nauseante,
il criminoso, lo spettrale). Dall'altro, questo gioco di forme
perverse impone a Rosenkranz una critica all'arte del suo tempo, alle
«fantasie da bordello» di autori come Hugo, Dumas, Sue, che hanno
cercato di rendere assoluto un piano per essenza "relativo". Esiste un
genere soltanto che può "riscattare" il brutto, ed è quello della
"caricatura", cioè di una forma d'arte popolare in virtù della quale si
può ristabilire un'armonia attraverso il rovesciamento dialettico del
brutto nel comico.
L'attualità dell'opera di Rosenkranz non si pone solo
nell'indagine lungimirante sugli aspetti "brutti" dell'arte, che caratterizzano
gran parte della nostra contemporaneità, ma anche nel mettere in gioco
il destino stesso dell'estetica: dopo di lui, l'estetico e il bello
non possono più tranquillamente coincidere, e l'estetica stessa, oltre a
non presentarsi come teoria del bello o delle belle arti, apre
un inquietante sguardo verso ambigui e multiformi aspetti del reale.
Corredano il testo, puntualmente curato da Sandro Barbera,
una calibrata presentazione di Elio Franzini ed esaustivi
apparati esegetici, critici e bibliografici.