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Moses Mendelssohn
Scritti di Estetica
a cura di Lorenzo Lattanzi
pagine 224, euro 26,00, ISBN 978-88-7726-065-9
Tra l'Estetica di di Baumgarten (1750) e la Critica del Giudizio di Kant (1790) gli scritti di estetica di Moses Mendelssohn
(1729-86) rappresentano una svolta decisiva per l'affermazione della nuova disciplina. In un'architettura metafisica che combina Leibniz, Wolff, Shaftesbury e Locke, il filosofo ebreo berlinese accoglie e rielabora le novità piú stimolanti del pensiero inglese (Hogarth, Burke, Home) e francese (Du Bos, Batteux, Rousseau e gli Enciclopedisti), come ben documentano i quattro splendidi saggi qui presentati, pubblicati anonimi tra 1755 e 1761.
Nelle giovanili lettere "Sui sentimenti" e nella piú matura "Rapsodia", concepita come una serie di aggiunte e correzioni all'opera precedente, Mendelssohn espone la sua teoria, nella quale l'estetica diventa una disciplina cognitiva che procede con metodo sperimentale, propedeutica alla ricerca psicologica. Pur efficace mediatore di Baumgarten, Mendelssohn persegue tuttavia un programma alternativo, sviluppando una "teoria dei sentimenti" che si propone di rinnovare la riflessione razionalistica sulle passioni, per concentrarsi sul peculiare piacere suscitato dalla bellezza.
Gli altri due saggi, "Sui principî fondamentali delle belle lettere e delle belle arti" e "Sul sublime e l'ingenuo nelle belle lettere", contengono l'applicazione pratica di questa teoria. Le discussioni con gli amici Lessing e Nicolai, a partire dalla giovanile corrispondenza sulla tragedia, e la collaborazione ad alcune
delle maggiori riviste letterarie dell'epoca permettono a Mendelssohn di confrontarsi con la realtà storica dell'opera d'arte, senza perdere di vista l'obiettivo della sua indagine filosofica: far luce sulle zone "oscure" dell'anima.
Oltre a elaborare il primo sistema moderno delle arti,
subito seguito da Lessing nel Laocoonte, Mendelssohn anticipa così molti dei grandi temi dell'estetica successiva: dalla rigorosa formulazione di nuove categorie estetiche, che si affiancano al bello, in particolare la grazia, l'ingenuo e il sublime, alla definizione del genio e alla "scoperta" di Shakespeare.
La presente edizione italiana, curata limpidamente da Lorenzo Lattanzi, è corredata da esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici.