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Baltasar Gracián
L'Acutezza e l'Arte dell'Ingegno
traduzione di Giulia Poggi, presentazione di Mario Perniola
esaurito



Pubblicata nel 1642 ed ampliata nel 1648, L'Acutezza e l'Arte dell'Ingegno di Baltasar Gracián (1601-1658) costituisce una delle massime espressioni del Barocco ed insieme un punto di passaggio fondamentale della cultura moderna. Il ribelle gesuita spagnolo elabora infatti una nuova sistematica del pensiero e del linguaggio (e più in generale della comunicazione e della prassi) che, emarginata dalla cultura illuministica e romantica (da Voltaire fino a Benedetto Croce) è ritornata di straordinaria attualità nell'epoca postmoderna, divenendo un vivo fermento per la meditazione contemporanea sull'arte, il linguaggio e la poesia.
Lasciata la sponda della retorica tradizionale e delle precettistiche dell'epoca, L'Acutezza si avventura nell'impresa di codificare una «teoria nuova di zecca», ossia una sorta di lenticolare ingegneria della parola volta a regolare debordanti strutture del molteplice, a svelare recondite affinità. Con un'ottica "stilistica" ante litteram, inseguendo il volto più inafferrabile della parola, Gracián affina un penetrante strumento di analisi, un potente metalinguaggio critico che permette di addentrarsi nella selva degli autori antichi e moderni (dai classici latini, Orazio, Marziale... ai contemporanei, Góngora, Lope, Marino... alla Bibbia, i Vangeli, l'oratoria sacra...), e di smontare i meccanismi che regolano i più complessi messaggi letterari. Ne viene fuori, oltre che un'antologia rigogliosa di migliaia di versi (che è un invito affascinante alla migliore comprensione di tanta poesia antica e moderna), una «teórica flamante », una minuta descrizione degli scarti figurali più ricchi di significato, che valorizza la decodifica attiva quale elemento essenziale nella costruzione del messaggio, in una prospettiva sorprendentemente affine a quella di metodi recentissimi di analisi.
Con una intrigante presentazione di Mario Perniola, quest'opera monumentale viene qui presentata per la prima volta in lingua italiana, in una edizione condotta sull'editio princeps, che non solo traduce integralmente L'Acutezza (in nota anche la miriade di testi poetici di cui è intessuta), ma anche la emenda sia dai guasti antichi che dalle disattenzioni e le ingenuità degli editori moderni e la correda di un parimenti monumentale apparato critico, esegetico e bibliografico.