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Hans-Georg Gadamer
Scritti di Estetica
a cura di Giandomenico Bonanni, presentazione di Pietro Montani
pagine 140, euro 20,00, ISBN 978-88-7726-054-3
Che cos'è un'opera d'arte? Come definire l'esperienza che ne facciamo?
Quali sono le proprietà che rendono l'immagine o la parola capaci di
trasmettere senso ed enunciare verità? Hans-Georg Gadamer (1900-2002),
filosofo che ha segnato un capitolo fondamentale del pensiero contemporaneo, si misura in questa raccolta di saggi con le domande fondamentali dell'estetica in un confronto serrato con i maestri del passato e con il patrimonio della tradizione occidentale.
Il dialogo con i classici si rivela proficuo e straordinariamente attuale, poiché Gadamer, con una fiducia caratteristica della prassi ermeneutica, tratta i testi e gli autori come interlocutori che per tornare a parlare hanno bisogno di essere autenticamente interrogati, sollecitati e integrati. Così la rilettura della Critica della facoltà di giudizio di Kant, per esempio, si concentra sul concetto di "intuizione" rivalutandone l'aspetto visivo e la struttura temporale. Così la tesi hegeliana della "fine dell'arte" è interpretata non come una semplice sentenza, peraltro smentita dalla storia, ma come un tratto distintivo dell'arte moderna, destinata sempre a rinviare alla compresenza di passato e presente nel tentativo di recuperare una pienezza, oramai perduta, della sua funzione. Così più d'un tratto della storia dell'arte viene ripercorso considerando la divaricazione tra arte e religione come una peculiare caratteristica della cultura occidentale, come una tensione che lascia trasparire l'originaria affinità di esperienza estetica e religiosa.
Non è un caso che sia la dimensione narrativa del mito a fare da sfondo alle riflessioni gadameriane sull'estetica. In ultima analisi, infatti, «l'opera d'arte ha quella capacità di autenticarsi da sola che per altri versi è propria del mito,
al quale non si "crede" davvero, poiché piuttosto si è esposti alla sua potenza d'essere». Il concetto di mito appare qui nel suo rilievo esemplare per la comprensione dell'esperienza estetica. Il mito, come pure l'opera d'arte, è qualcosa che non ha bisogno di verifiche né di conferme, in quanto ci pone di fronte a una realtà nella quale siamo sempre già coinvolti, di cui facciamo sempre già parte. Ma proprio il lavoro di Gadamer dimostra che questa appartenenza che viene alla luce nel mito e nell'arte, per essere compresa, richiede sempre d'essere ripensata dalla filosofia.