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Joseph Addison
I piaceri dell'Immaginazione
a cura di Giuseppe Sertoli
pagine 100, euro 16,00, ISBN 978-88-7726-057-4
Pubblicati nel 1712 sui nn. 411-421 dello "Spectator", il
famoso periodico culturale e di costume diretto da Joseph Addison
e Richard Steele, gli undici saggi intitolati
I piaceri dell'Immaginazione costituiscono, insieme a quello sul "gusto" che li introduce (n. 409), il primo trattato di Estetica modernamente intesa. Scritti con tono discorsivo e rivolti ai "lettori comuni" - secondo il programma addisoniano di trasferire la filosofia dagli studi e dalle biblioteche ai club e alle
coffee-houses - essi fissano le coordinate lungo le quali si muoverà l'intera riflessione settecentesca intorno all'esperienza del bello naturale e artistico.
Erede di Locke, Addison affronta il problema estetico non più
in chiave retorica ma in chiave psicologica (cioè dal versante
della fruizione anziché da quello della produzione), e in tal modo avvia una fenomenologia dell'esperienza estetica a cui tutti gli
autori che verranno dopo di lui, fino a Kant incluso, saranno in
qualche misura debitori. Definizione del gusto, statuto dell'immaginazione (e suoi rapporti col giudizio), individuazione di
specifiche categorie estetiche (fra cui particolarmente innovativa quella
del "sublime"), abbozzo di un "sistema delle arti": questi alcuni dei più rilevanti temi proposti dai Piaceri dell'Immaginazione.
E attorno ad essi una molteplicità di osservazioni e di spunti - sull'architettura, i giardini, il linguaggio della poesia, ecc. - che saranno ripresi e sviluppati nel corso del
XVIII secolo da filosofi, critici e artisti assicurando all'operetta addisoniana una fortuna europea che ha pochi paragoni nel suo tempo.
La presente traduzione italiana, eseguita da Goffredo Miglietta,
è la prima dopo quella di Mario Manlio Rossi apparsa nel 1944
e da tempo esaurita. Corredano il testo una limpida presentazione, un ampio apparato di note e una ricca bibliografia a cura di Giuseppe Sertoli.