Prot. 1014/RS                                                         Palermo, 15 maggio 2001

 

Alla Rappresentanza Sindacale Unitaria

Alle OO.SS. territoriali di comparto

e p.c.

Ai Consiglieri di Amministrazione

Ai Senatori Accademici

Al Personale tecnico-amministrativo

dell'Università di Palermo

LORO SEDI

 

Oggetto: contrattazione integrativa e applicazione del CCNL.

 

Con il CCNL di comparto, sottoscritto dall'ARAN e dalle OO.SS. il 9 agosto 2000, sono stati individuati, con ulteriore precisione, gli ambiti di partecipazione delle Organizzazioni Sindacali alle scelte di governo delle Università. Il ruolo del Sindacato, oltre che in termini di controllo e vigilanza, deve esprimersi anche in termini propositivi per affermare l'auspicato contemperamento dell'interesse dei dipendenti al miglioramento delle condizioni di lavoro e allo sviluppo professionale, con l'esigenza di migliorare e mantenere elevate la qualità, l'efficienza e l'efficacia dell'attività e dei servizi istituzionali. Amministrazione e parti sociali devono però costantemente vigilare affinché non si riaffermino politiche di cogestione, che nel passato non hanno certamente favorito una netta distinzione dei reciproci ruoli e ambiti di responsabilità.

Come è noto, questa Amministrazione ha per tempo intrapreso le iniziative necessarie per assicurare ai dipendenti gli aggiornamenti stipendiali e per operare gli inquadramenti automatici previsti dal citato CCNL. Subito dopo la sua pubblicazione è stato avviato uno studio per definire le materie di contrattazione e quantificare i relativi fondi. Questi dati sono stati trasmessi il 5 dicembre 2000 alle Organizzazioni Sindacali ed è stata avviata, nell'ambito delle Commissioni consiliari personale e bilancio, un'approfondita discussione volta anche ad assicurare, in fase di redazione del bilancio di previsione del corrente E.F., idonea copertura finanziaria. Il 14 febbraio 2001 è stata convocata la prima seduta di contrattazione integrativa e poiché il 18.11.98 era stato sottoscritto dal Direttore Amministrativo protempore un contratto decentrato contenente la regolamentazione di numerosi istituti contrattuali, si è ritenuto opportuno (oltre che necessario) richiamare nel nuovo Contratto Collettivo Integrativo (CCI) le norme del vecchio Contratto Collettivo Decentrato (CCD), modificando e migliorando le soluzioni in quest'ultimo già individuate, eliminando quelle non conformi alla normativa vigente, integrando il nuovo testo con gli accordi intervenuti nel tempo e ancora validi.

Puntando quindi alla realizzazione di una sorta di "Testo Unico" delle norme integrative aziendali, si è pervenuti alla predisposizione di una articolata proposta, presentata dalla Delegazione di parte pubblica, che certamente ha in sé aspetti estremamente favorevoli per il personale, e non solo in termini economici. Con questo spirito le OO.SS. e la RSU sono state chiamate a partecipare, in un corretto e trasparente sistema di relazioni sindacali, alla stipula del contratto integrativo, che riassume anche argomenti oggetto di semplice informazione, consultazione e/o concertazione. Di certo il contratto integrativo non può però derogare le norme generali e, in particolare, i vincoli risultanti dal contratto collettivo nazionale, pena la nullità e conseguente inapplicabilità delle clausole difformi.

La negoziazione va però ormai avanti da tre mesi, senza che si intraveda la possibilità di concludere in tempi brevi le trattative e pervenire quindi alla stipula del CCI. Questo ritardo, oltre che arrecare un non indifferente danno al personale tecnico e amministrativo, che non vede ancora concretizzate le proprie legittime aspettative, impedisce all'Amministrazione di porre in essere tutta una serie di iniziative volte a migliorare il funzionamento delle strutture, siano esse centrali che decentrate.

Fin dallo scorso 4 maggio la RSU è stata sollecitata a comunicare formalmente all'Amministrazione le determinazioni assunte in merito all'impiego del fondo per la produttività e ora la RSU e le OO.SS. dichiarano lo stato di agitazione, "imputando per intero all'Amministrazione universitaria" l'andamento negativo dei lavori. Per meglio chiarire lo stato dei "lavori" è utile ricordare che in tre mesi non si è ancora ultimata la lettura del CCI proposto dall'Amministrazione (in assenza di piattaforme presentate dalla delegazione sindacale), e che sulle parti lette, commentate e ampiamente modificate in accoglimento delle richieste della delegazione sindacale, si è acquisito soltanto un generico consenso delle parti. L'ultima seduta, è opportuno ricordare, è stata dedicata esclusivamente alla discussione di un documento, esitato dalla RSU, che rimetteva in discussione uno dei primi articoli sui quali si era "acquisito l'assenso delle parti", relativo agli incentivi correlati all'articolazione dell'orario di servizio. tuttavia nell'ultima seduta, al termine di una lunga negoziazione, le OO.SS. e la delegazione trattante della RSU avevano concordato ancora una volta sulla validità della proposta dell'Amministrazione, come già emendata dalla parte sindacale negli incontri precedenti. La seduta di contrattazione è stata però aggiornata per consentire alla RSU di tornare a valutare, in una apposita riunione, l'opportunità di aderire al testo su cui era stato nuovamente registrato l'assenso delle parti. Nonostante ciò la RSU è tornata a confermare la posizione che aveva riaperto la discussione.

Questa Amministrazione respinge fermamente ogni giudizio negativo in merito a quanto fin ora posto in essere per pervenire alla stipula di un contratto collettivo integrativo che, nel rispetto delle norme contrattuali generali, risulti funzionale ai processi di cambiamento che inevitabilmente esaltano il ruolo del personale tecnico e amministrativo inteso come risorsa (nella quale questa Amministrazione ha dato prova di volere investire), per coinvolgerlo nel perseguimento dell'obiettivo fondamentale del miglioramento della qualità dei servizi. L'Amministrazione ha l'obbligo di vigilare sul costante adempimento dei doveri cui ogni dipendente deve attenersi, negli stessi termini in cui è obbligata a garantire la rapida e completa attuazione di quegli istituti contrattuali che migliorano le condizioni giuridiche, economiche e di lavoro dei dipendenti.

Per l'Amministrazione universitaria sussiste fondamentalmente l'obbligo di stipula del contratto integrativo, ma esclusivamente per quanto attiene all'impiego dei fondi del cosiddetto "salario accessorio". In particolare, il III comma dell'art.4, prevede che decorsi infruttuosamente 90 giorni dall'inizio delle trattative "le parti riassumono le rispettive prerogative e libertà di iniziativa e decisione" relativamente all'articolazione dell'orario di lavoro (che, fatta salva l'individuazione dei criteri di flessibilità, è oggetto di informazione e, a richiesta, di concertazione), "nonché relativamente alle materie non direttamente implicanti l'erogazione di risorse destinate al trattamento economico, nel rispetto, comunque, delle specifiche discipline fissate dal CCNL"..

Al "trattamento economico", per l'impiego del quale è quindi fatto obbligo alle parti di sottoscrivere il CCI, fanno capo (parte III, titolo I, CCNL 9.8.2000):

  1. Incrementi tabellari (art.64): la loro applicazione è automatica;
  2. Incremento dell'indennità di Ateneo (art.65): anche questa applicazione è automatica;
  3. Lavoro straordinario (art.66): e però l'ambito della contrattazione si esaurisce con l'individuazione dei criteri di ripartizione delle risorse tra le strutture;
  4. Fondo per le progressioni economiche e per la produttività collettiva e individuale (artt.67, 68 e 69), comprensivo delle risorse destinate alla corresponsione dell'indennità di responsabilità al personale delle categorie B, C e D. Per quanto attiene alla progressioni economiche è demandata alla contrattazione l'individuazione dei criteri generali per la selezione; anche i criteri generali di ripartizione delle risorse (sia per le progressioni economiche che per il fondo per la produttività) sono oggetto di contrattazione, così come, più in generale, sono oggetto di contrattazione anche i criteri relativi ai sistemi di incentivazione.
  5. Fondo per la retribuzione di posizione e risultato del personale della ctg. EP (art.70): anche in questo caso l'ambito della contrattazione si esaurisce con l'individuazione dei criteri generali per il conferimento degli incarichi.

Per completare il quadro normativo di riferimento è inoltre opportuno ricordare che, "le norme dei contratti decentrati stipulati ai sensi del CCNL 21.5.96 ... conservano la loro efficacia sino a che il nuovo contratto collettivo integrativo ... non regoli diversamente la materia, fatta salva la diversa quantificazione delle risorse prevista dal presente CCNL" (art.5, comma 6).

Alla luce di quanto fin ora esposto si reputa opportuno prospettare l'ipotesi di ripensare l'impostazione fin ora data all'applicazione del CCNL in sede di contrattazione integrativa, almeno per quanto attiene ad alcuni specifici istituti.

Lo scorso anno è stato esitato un regolamento per la ripartizione delle risorse destinate al lavoro straordinario, sottoscritto dalle OO.SS. e dalla RSU. A tale regolamento si farà riferimento per una analoga ripartizione delle risorse destinate per il corrente esercizio finanziario alle medesime finalità (1.421 milioni, al lordo degli oneri riflessi), utilizzando eventuali diversi criteri che si dovessero stabilire in sede di contrattazione, per la ripartizione dei fondi del prossimo E.F.. Si potranno così assegnare immediatamente alle strutture risorse che seppur modeste, andranno ad alleviare i non indifferenti aggravi di lavoro derivanti dall'ormai cronica carenza di personale, cui finalmente si sta mettendo un argine con il reclutamento di un consistente contingente di personale della categoria B.

Anche la corresponsione della retribuzione di posizione e risultato può essere considerata svincolata dalla contrattazione, almeno per quegli incarichi conferiti al personale inquadrato nella categoria EP prima della stipula del CCNL. E ci si riferisce certamente agli incarichi conferiti con DDA del 13.7.2000, relativo alla riorganizzazione dell'Amministrazione Centrale e ai Coordinatori di Biblioteca (spesa complessiva prevista 3.542 milioni, al lordo degli oneri riflessi). Da non sottovalutare che detto personale, già dallo scorso mese di agosto, è escluso dalla corresponsione di qualsiasi compenso accessorio (straordinario, ind. rientri pomeridiani, ecc.). L'unica difficoltà può essere rappresentata dalla necessità/opportunità di dover graduare tale retribuzione, nei limiti previsti, a secondo della tipologia di incarico. A tal proposito sarà utile rifarsi indicativamente ad una prima proposta, approvata dalla RSU lo scorso mese di giugno.

Rimane legata alla stipula del contratto integrativo la corresponsione dell'indennità di responsabilità (personale inquadrato nella ctg. D e nelle categorie B e C), che questa Amministrazione intenderebbe corrispondere ai Segretari di Dipartimento, ai Direttori di Biblioteca, ai Responsabili dei centri servizi generali di Facoltà, ai Responsabili delle Unità operative in cui sono articolati i Settori delle Divisioni e ad altre specifiche figure professionali, cui sono attribuiti particolari incarichi (spesa complessiva prevista 1.179 milioni, al lordo degli oneri riflessi).

Ed è forse opportuno ricordare ancora che, con nota del 26 marzo u.s., questa Amministrazione ha illustrato sinteticamente il piano di lavoro relativo all'applicazione di quella parte del CCNL che prevede il reinquadramento del personale. Per quanto attiene in particolare alle procedure per l'applicazione del V comma - lettera c) - dell'art.74 e per la mobilità verticale (che attraverso procedure selettive comporteranno il reinquadramento di circa 1.000 dipendenti nella categoria superiore a quella di primo inquadramento), una volta emanato il relativo regolamento (già portato al vaglio del Consiglio di Amministrazione lo scorso 8 maggio, trasmesso alle OO.SS. per la prescritta informazione preventiva il giorno successivo e posto all'ordine del giorno del predetto organismo per la definitiva approvazione il prossimo 22 maggio), questa Amministrazione emanerà i bandi per le procedure selettive previste per l'applicazione dell'art.74 e, una volta approvato il piano triennale del personale (anch'esso già trasmesso al CdA e alle OO.SS. nelle predette date), emanerà i bandi relativi alle procedure selettive per la mobilità verticale di cui all'art.57 (spesa complessiva prevista 4.607 milioni, al lordo degli oneri riflessi). Rimane legata agli esiti della contrattazione integrativa l'applicazione della progressione economica che, una volta definiti i criteri di selezione e di ripartizione delle risorse, posizionerà circa 1.300 dipendenti nella classe economica immediatamente superiore a quella di primo inquadramento (spesa complessiva prevista 3.175 milioni, al lordo degli oneri riflessi). Il CCNL prevede comunque che tali selezioni siano concluse entro il corrente anno.

Circa 14 miliardi destinati al personale tecnico-amministrativo non vengono spesi, con grave danno, sia in termini di demotivazione del personale (che non comprende il motivo di tali ritardi), sia in termini di mancato (anche per semplice riflesso) miglioramento della qualità dei servizi istituzionali.

Per l'amministrazione, avere assicurato tali risorse ha evidentemente rappresentato una scelta strategica di investimento, intento mortificato dall'incapacità del tavolo di contrattazione di pervenire rapidamente all'individuazione degli strumenti necessari per il loro impiego, secondo regole certe, capaci di assicurare l'equilibrato rapporto tra efficienza dei servizi e tutela dei legittimi interessi più generali di tutti i Lavoratori dell'Ateneo.

Un discorso a parte merita poi l'impiego del fondo per la produttività, ancora utilizzato (in attesa di definire sistemi di incentivazione più specificatamente riferibili alla valutazione dei risultati, in termini di controllo di gestione) secondo quanto concordato nel contratto decentrato del 18.11.1998 per incentivare una diversa articolazione dell'orario di lavoro, finalizzata a garantire una maggiore fruibilità dei servizi attraverso l'apertura pomeridiana. Sin dalla prima seduta di contrattazione le OO.SS. e la R.S.U. hanno chiesto perentoriamente che, nelle more della definizione del nuovo CCI, si continuassero ad erogare gli incentivi nei termini di cui al preesistente CCD; l'Amministrazione, accogliendo le richieste dei Sindacati, ha dato disposizione affinché, nelle more della definizione e definitiva sottoscrizione del CCI, si continuassero i pagamenti. Invero la corresponsione di tali incentivi è dal nuovo CCNL condizionata alla valutazione delle prestazioni e dei risultati dei dipendenti (art.58 - i criteri generali sulla base dei quali è effettuata la valutazione, sono oggetto di informazione e, a richiesta, di concertazione) e dalla verifica e certificazione a consuntivo, dei risultati totali o parziali conseguiti (art.69 - collegamento tra produttività e incentivi). Questi strumenti devono essere concretamente gestibili e pertanto essere predisposti entro un tempo ragionevole. Sospendere l'erogazione degli incentivi, in attesa di definire tali strumenti, significherebbe d'altronde rinunciare all'apertura pomeridiana delle strutture. Tali adempimenti sono però obbligatori e a carico dell'Amministrazione: è urgente, e comunque necessario, adeguare l'attuale meccanismo alle nuove regole, per poterle applicare almeno dal prossimo anno. L'attuale sistema di incentivazione ha però un costo tale da assorbire tutto il finanziamento destinato al fondo per la produttività (5.600 milioni, al lordo degli oneri riflessi) e nessun'altra spesa potrà gravare su tale fondo (progetti finalizzati o indennità).

L'aver più volte citato il contratto collettivo decentrato del 18.11.1998, comporta infine alcuni chiarimenti, necessari per affermare che di esso permangono in vigore, così come previsto dal già citato art.5 - comma 6 - del CCNL, tutte le parti che nel frattempo non vengono diversamente regolamentate dal CCI (oggi ancora in fase di negoziazione), sempre che queste risultino conformi alle norme di carattere generale e non siano in contrasto con il CCNL vigente.

La necessità e l'esigenza di applicare il CCNL, impongono a questa Amministrazione di assumere le sue responsabilità e di intraprendere le iniziative che le competono. Permangono comunque, per quanto precedentemente esposto, adempimenti propri della contrattazione integrativa che l'Amministrazione non potrà attivare unilateralmente e permane anche la volontà di approdare, con le parti sociali, alla definizione di un contratto aziendale, che a questo punto si ritiene opportuno vada riproposto alla delegazione di parte sindacale nella prossima seduta di contrattazione (che sarà quanto prima convocata), limitandolo a quelle materie la cui definizione è effettivamente demandata alla contrattazione integrativa. L'auspicio è quindi che si ritrovi la volontà e la capacità di concludere la trattativa già avviata, senza che nel frattempo si rallenti l'applicazione del CCNL. È appena il caso di sottolineare che, alla stregua del comma 1 dell'art.3 del CCNL "il sistema delle relazioni sindacali, nel rispetto della distinzione dei ruoli e delle responsabilità delle amministrazioni e dei sindacati, è strutturato in modo coerente con l'obiettivo di contemperare l'interesse dei dipendenti al miglioramento delle condizioni di lavoro e allo sviluppo professionale con l'esigenza di migliorare e mantenere elevate la qualità, l'efficienza e l'efficacia dell'attività e dei servizi istituzionali". Pertanto, come precisa il successivo comma 2 "la condivisione dell'obiettivo predetto comporta la necessità di un sistema di relazioni sindacali stabile, improntato alla correttezza e trasparenza dei comportamenti delle parti, orientato alla prevenzione dei conflitti, in grado di favorire la collaborazione tra le parti, per il perseguimento delle finalità individuate dalle leggi, dai contratti collettivi e dai protocolli tra Governo e parti sociali".

Il Direttore Amministrativo

F.to Dott. Carmelo Mazzè

Il Rettore

F.to Prof. Giuseppe Silvestri