GAZZETTA UFFICIALE SERIE GENERALE N. 194 DEL 21/8/2000
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 13 giugno 2000
Approvazione del Piano nazionale di azione e di interventi per la
tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in eta' evolutiva per
il biennio 2000/2001.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l'art. 1 della legge 12 gennaio 1991, n. 13;
Visto l'art. 2, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303;
Vista la legge 23 dicembre 1997, n. 451, recante istituzione della
Commissione parlamentare per l'infanzia e dell'Osservatorio nazionale
per l'infanzia, ed in particolare l'art. 2 della legge medesima, che
prevede l'adozione del Piano nazionale di azione e di interventi per
la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in eta' evolutiva;
Visto il Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela
dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in eta' evolutiva 2000-2001,
predisposto dall'Osservatorio nazionale per l'infanzia;
Acquisito il parere della Commissione parlamentare per l'infanzia
espresso nella seduta del 20 marzo 2000;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella
riunione del 2 giugno 2000;
Sulla proposta del Ministro per la solidarieta' sociale;
Decreta:
Art. 1.
E' approvato il Piano nazionale di azione e di interventi per la
tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in eta' evolutiva
2000-2001, parte integrante del presente decreto.
Il presente decreto, previa registrazione da parte della Corte dei
conti, sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana.
Dato a Roma, addi' 13 giugno 2000
CIAMPI
Amato, Presidente del Consiglio dei
Ministri
Turco, Ministro per la solidarieta'
sociale
Registrato alla Corte dei conti il 5 luglio 2000
Registro n. 2 Presidenza, foglio n. 344
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Dipartimento per gli affari sociali
Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza
PIANO NAZIONALE DI AZIONE E DI INTERVENTI PER LA TUTELA DEI DIRITTI E
LO SVILUPPO DEI SOGGETTI IN ETA' EVOLUTIVA 2000-2001. (Legge n.
451/1997).
Parte prima.
1. Con questo Piano d'azione il Governo intende onorare un impegno
nei confronti delle nuove generazioni, in base ad un principio di
valore etico prima ancora che giuridico: quello della
responsabilita', del rispetto e della considerazione nei confronti
dei concittadini piu' giovani.
Oggi una legge, la n. 451 del 1997, assegna al Governo il compito
di predisporre ogni due anni un programma di interventi a favore
dell'infanzia e dell'adolescenza.
E' questo un fatto di straordinaria portata civile e culturale.
Mai finora si era arrivati a questo livello di impegno
istituzionale. Si tratta di un impegno serio e complesso. Chi
volesse, infatti, oggi ridurre i temi dell'infanzia ad alcune, poche
questioni di facile richiamo compirebbe la piu' grave e sciocca delle
possibili e, purtroppo, frequenti banalizzazioni della politica. In
realta', infatti, il numero e la delicatezza dei problemi che vanno
affrontati - affinche' abbia senso la stessa nozione di politica per
l'infanzia e l'adolescenza - e' imponente e corrispondente ne' piu'
ne' meno al ventaglio dei temi che molto piu' di frequente vengono
considerati di competenza dei governi nazionali.
Non si diventa grandi per caso o all'improvviso: si potrebbe dire
che ciascun cittadino e' adulto nella misura in cui gli e' stato
possibile essere bambino.
In realta' nonostante l'assoluta semplicita' ed evidenza di questo
principio, per moltissimo tempo, l'Italia e' stato un Paese
disattento nei confronti dell'infanzia e dell'adolescenza divenendo
sicuramente un piu' povero e meno capace di altri Paesi occidentali
di rinnovarsi ed evolvere.
Nei continui ed odierni cambiamenti, che portano il nostro Paese a
modernizzarsi ed a moltiplicare le opportunita' di crescita e di
sviluppo, e' molto difficile essere bambini ed adolescenti e, senza
retorica, e' diventato anche molto problematico essere genitori,
padri e madri.
Anche per questo, ma non solo, i giovani cittadini debbono ricevere
un'attenzione speciale da parte di tutta la societa' italiana ed
innanzi tutto da parte delle sue istituzioni.
Questo piano d'azione non e' il primo strumento di lavoro adottato
a favore dei bambini e degli adolescenti del nostro Paese. Il Governo
Prodi aveva predisposto un primo Piano d'azione gia' nel 1996. Gia'
allora, infatti, c'era la convinzione che per realizzare buone cose
occorresse avere un programma chiaro e definito in grado di impegnare
il Governo in prima persona e nella sua collegialita', consentendogli
di dialogare con il Parlamento in modo positivo e costruttivo e di
sostenere e promuovere le politiche delle regioni e dei comuni. Un
Piano d'azione capace di interpretare anche le indicazioni preziose
delle numerose associazioni di volontariato, del mondo della
cooperazione sociale delle categorie professionali e di molti
semplici cittadini.
Grazie a quel primo Piano d'azione, dal 1996 ad oggi e' stato
compiuto molto lavoro per migliorare concretamente le condizioni di
vita e di sviluppo delle nuove generazioni. Sono stati investiti
complessivamente quasi diecimila miliardi di lire a copertura di
leggi innovative per le famiglie, che l'Italia non aveva mai avuto in
questo settore.
Oggi, attraverso una nuova legge sull'adozione internazionale, si
e' reso il sistema piu' snello, trasparente e meno oneroso per i
bambini e per le famiglie che adottano.
Si e' avviata la sperimentazione di strumenti inediti per
combattere la poverta' ed il disagio come l'istituto del "reddito
minimo di inserimento".
Grazie all'iniziativa del Governo e alla sensibilita' di tutto il
Parlamento sono incorso di approvazione una nuova legge sugli asili
nido e, l'ormai indispensabile, riforma dei servizi sociali.
Con le ultime due leggi finanziarie si e' voluto sostenere la
maternita', riconoscendone il valore ed il costo, attraverso
l'istituzione dei relativi assegni.
Con la recente nuova legge sull'immigrazione, che contiene
strumenti e principi di valore fondamentale per un Paese occidentale
moderno, si e' attuata una piu' attenta e rispettosa tutela della
personalita' dei bambini stranieri e dei loro diritti.
Si sono realizzati nuovi strumenti scientifici di lettura e di
studio globali della realta' dell'infanzia e dell'adolescenza: basti
ricordare i due Rapporti nazionali del 1996 e del 1997, il Manuale di
orientamento alla progettazione sulla legge n. 285/1997 e la collana
di quaderni "Pianeta Infanzia" realizzati dal Centro nazionale di
documentazione ed analisi.
Si e' cosi' fornita, tra l'altro, la base per una conoscenza
quantitativa e statistica della condizione dei bambini e delle
bambine in Italia, che ha costituito un fondamentale punto di
riferimento per l'elaborazione di questo Piano d'azione e delle sue
strategie d'intervento.
Una scuola rinnovata e' stata finalmente improntata a principi
capaci, nei prossimi anni, di rendere non solo piu' partecipata e
democratica la vita scolastica, ma anche piu' efficiente e funzionale
l'intero sistema.
Si e' migliorata la tutela della salute di chi e' piu' piccolo e
delle fasce sociali piu' deboli; si sono rafforzati i servizi per la
maternita' e la paternita'.
Il Governo ha inoltre presentato un disegno di legge inteso a
promuovere il protagonismo e la cittadinanza dei giovani.
E' altresi' da sottolineare che anche l'amministrazione pubblica ha
avviato un profondo e complesso percorso di rinnovamento e comincia
ad assumere una diversa consapevolezza dell'importanza che le
politiche sociali rivestono in un Paese moderno orientato non solo
allo sviluppo e alla ricchezza, ma anche a realizzare condizioni di
equita' sociale e di pari opportunita'.
Non e' senza significato che dopo tanti anni, in cui non si era
attuato nel nostro Paese alcun significativo investimento a favore
delle famiglie e delle nuove generazioni, l'Italia si sia messa in
movimento orientandosi con decisione verso la realizzazione di un
nuovo welfare piu' giusto ed efficiente.
La legge n. 285/1997 e' stata uno dei grandi motori di questo
processo stimolando gli enti locali a dar vita ad interventi non
"emergenziali", diretti non solo a riparare le situazioni di
particolare disagio dei minori, ma anche a promuovere adeguati
processi di costruzione dell'identita' per tutti i bambini e le
bambine. Cio' attraverso concreti servizi e strumenti in grado di
favorire migliori relazioni familiari, spazi e opportunita' per il
gioco e la partecipazione, un ambiente urbano di vita piu' adeguato
alle esigenze di chi cresce.
Accanto a questi obiettivi, previsti nel Piano d'azione del 1996 e
che sono stati realizzati, ce ne sono altri in via di realizzazione
che conservano oggi inalterata la loro validita'. In particolare e'
opportuno proseguire gli sforzi per attuare nel modo piu' compiuto i
diritti dei minori disabili, di quelli ospedalizzati o affetti da
malattie croniche, di quelli sieropositivi, di quelli con problemi di
dipendenza, di quelli istituzionalizzati ed in difficolta' familiari
o precocemente implicati in attivita' devianti e antisociali.
Non possiamo pero' nascondere che esistono alcune difficolta' in
questo processo di cambiamento. Difficolta' in certa misura
fisiologiche, ma sulle quali il Governo, d'intesa con le regioni ed i
comuni, lavora, e continuera' a farlo, per raggiungere gli obiettivi
prefissati.
In particolare, sono ancora oggi troppe le disuguaglianze tra
bambini e bambine, tra ragazzi e ragazze: secondo il genere sessuale,
le condizioni economiche e sociali delle famiglie, la qualita'
dell'ambiente di vita, le disponibilita' di opportunita' per lo
sviluppo e la crescita culturale e civile.
Nonostante queste difficolta' reali, e' certamente in corso un
processo di cambiamento che, soprattutto nel Mezzogiorno, puo' gia'
considerarsi un successo straordinario. Basti pensare alla fioritura
di progetti e di azioni che derivano dalla sola legge n. 285/1997
che, per la prima volta nella storia del nostro Paese, ha investito
finora circa 1.200 miliardi in servizi all'infanzia, all'adolescenza
e per i genitori.
Questo sforzo va proseguito e sostenuto. Per questo il Governo
s'impegna ad un'azione di costante monitoraggio e valutazione
sull'applicazione delle leggi e sull'uso delle risorse.
Inoltre va proseguito lo sforzo di promozione di un diverso
atteggiamento culturale di tutto il Paese rispetto ai problemi
sociali ed in particolare ai diritti dell'infanzia.
E' essenziale, infatti, avere "nella testa e nel cuore" una nazione
rispettosa delle differenze regionali e locali, aperta alla
dimensione europea, ma anche unita culturalmente e socialmente dove
ciascuno, soprattutto se piu' piccolo, abbia pari opportunita' di
crescita e di sviluppo.
Questa nuova strategia politica del Governo di promozione e tutela
della condizione minorile non poteva essere impostata, ne' i relativi
traguardi potevano essere raggiunti, senza l'azione concertata degli
altri soggetti istituzionali e della societa' civile: del Parlamento
che ha discusso ed approvato leggi importanti, non mancando mai di
esercitare la sua funzione di indirizzo e di stimolo nei confronti
del Governo; delle regioni e dei comuni d'Italia che hanno dato un
enorme contributo in termini applicativi ed ideativi alle politiche
per l'infanzia sia in sede locale che nazionale; della societa'
civile che ha mobilitato risorse assai significative nel sostegno dei
cittadini di minore eta'.
Inoltre si deve registrare un'accresciuta e piu' diffusa
sensibilita' tra i cittadini e le famiglie sui temi dell'infanzia
divenuti finalmente, centrali dopo che per troppo tempo erano rimasti
marginali nel costume e nella cultura italiani.
2. In questo processo di cambiamento, l'impegno dell'attuale Piano
d'azione pone una particolare attenzione su alcuni temi emergenti pur
mantenendosi inalterato l'impegno del Governo e degli enti locali su
tutti i settori coinvolti nei temi di tutela e promozione dei diritti
del cittadino di eta' minore.
Innanzi tutto, l'Italia e' sempre piu' convinta del valore
universale dei principi e dei diritti del fanciullo sanciti dalla
Convenzione di New York del 1989.
Principi e diritti che non possono essere ristretti ai soli
cittadini del nostro Paese, ma anche a quanti giungono da altre
nazioni oppure nascono da genitori che provengono da Paesi lontani e
molto piu' poveri del nostro.
Ma non solo. L'Italia e' anche un Paese i cui cittadini hanno
riconosciuto la poverta' e le difficolta' insopportabili di tanti
bambini e bambine, che vivono in Paesi vicini e lontani, e hanno
cercato di alleviarle intervenendo con atti di toccante generosita'.
Pertanto il Governo si sente impegnato sempre di piu' sia a
sostenere iniziative a favore dei bambini che nel mondo si trovano in
condizione di poverta', sia a realizzare una migliore integrazione di
coloro che vivono tra noi: non piu' stranieri, ma nuovi, per quanto
piccoli, cittadini di un Paese attento e solidale al mondo ed ai suoi
figli.
In secondo luogo sarebbe un tragico errore limitarsi a ritenere che
i problemi e le difficolta' dell'infanzia e dell'adolescenza si
risolvano tutti e solo attraverso misure di protezione, tutela ed
assistenza. Occorre confrontarsi in positivo sulle esigenze di chi
cresce e sui cambiamenti che la crescita chiede a tutta la societa'.
In particolare non sarebbe onesto non riconoscere che c'e' stato un
vuoto di attenzione nei confronti del mondo degli adolescenti, dei
loro problemi, delle loro istanze di riconoscimento, delle loro
esigenze di partecipazione e di contributo alla crescita della
societa'. Troppo frequentemente il mondo degli adulti ha delegato
all'istituzione scolastica l'educazione e la formazione degli
adolescenti, senza essere in grado di offrire altri spazi ed
opportunita' di esercizio della cittadinanza. Altre volte, al
contrario, essi sono dissuasi dall'andare a scuola e costretti a
lavorare.
La maggior parte di loro e' di fatto costretta a vivere una fase
interlocutoria, di attesa lunghissima di una maturita' che gli adulti
di frequente non vogliono riconoscere.
Il Governo intende contribuire a modificare questo stato di cose:
non per lanciare il solito allarme sui rischi ed i pericoli per gli
adolescenti e sui loro comportamenti, quanto piuttosto per
riconoscere concretamente il loro diritto di cittadinanza e
riaffermare quanto sia preziosa, per tutta la societa', la loro
crescita e la loro formazione. Si vuole inoltre concorrere a
facilitare il dialogo tra adulti e adolescenti spesso cosi'
difficile.
E' ancora da rilevare che e' fondamentale, per un armonico sviluppo
della personalita' in formazione, la realizzazione di un ambiente di
vita rispettoso delle esigenze di crescita del cittadino minore. E'
necessario effettuare una svolta di fondo rispetto alla qualita'
dell'organizzazione delle nostre citta'.
Per combattere il degrado urbano e sociale, l'illegalita',
l'incuria e l'abbandono, occorre decisione, efficienza e competenza.
E' pero' anche evidente che, per tentare di sconfiggere in modo
radicale e definitivo questi mali, occorre far si' che i cittadini e
le cittadine possano riappropriarsi in condizioni di sicurezza e
liberta' del loro diritto/dovere di cittadinanza rispetto a cio' che
e' patrimonio di tutti.
Migliorare le citta' vuoi dire anche migliorare i servizi,
potenziarli, renderli piu' moderni ed efficaci, capaci d'ascolto e
valutazione per rispondere davvero alle esigenze delle famiglie, dei
bambini, delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze. Migliorare le
citta' e' pensare alla musica e agli spazi che sono loro necessari,
allo sport, alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico che
e' la vera dote delle nuove generazioni di italiani e italiane. Spazi
ed occasioni in cui dar vita ad un concreto patto civico tra il mondo
degli adulti e delle nuove generazioni, in cui sperimentare
responsabilita', partecipazione ed anche forme di autogestione dei
cittadini piu' giovani.
Tuttavia il cambiamento dei luoghi di vita esige azioni forti ed
incisive ed un coinvolgimento molto piu' ampio del mondo delle
imprese, delle professioni, delle organizzazioni dei cittadini ed
indirizzi chiari per gli amministratori delle citta'.
Particolare attenzione va rivolta al tema della formazione delle
nuove generazioni. Il che implica innanzi tutto dare una grande
rilevanza al tema della riforma della scuola per le conseguenze e le
implicazioni decisive che, per il presente ed il futuro del nostro
Paese, essa puo' avere. Si tratta di una catena di avvenimenti di
tale complessita' e delicatezza che sarebbe riduttivo considerare
esaurita all'atto dell'emanazione delle disposizioni di legge
relative.
Il Governo si impegna a dare pieno sostegno ai protagonisti della
riforma scolastica: agli studenti non meno che agli insegnanti ed ai
dirigenti scolastici.
Significa pero' anche sviluppare una rilevante attenzione a tutto
il tema della formazione extrascolastica, che puo' essere affrontato
dando spazio alle iniziative degli studenti stessi (vedi Statuto
degli studenti e delle studentesse) degli enti locali e del privato
sociale. La formazione extrascolastica deve, inoltre, sfruttare le
enormi opportunita' offerte dai nuovi mezzi di comunicazione per la
crescita globale delle nuove generazioni. Questa e' la ragione per la
quale il Governo non intende far leva su un inutile argomento
oscurantista secondo il quale l'uso della televisione o degli
strumenti multimediali e' in se' foriero di pericoli: sarebbe come se
all'avvento della carta stampata qualcuno avesse detto che i libri
facevano male ai bambini. Al contrario, deve rilevarsi l'importanza
ed il valore di questi strumenti della vita quotidiana delle famiglie
italiane, a cui tuttavia occorre garantire livelli qualitativi e di
rispetto sempre piu' elevati. Il Governo sa di poter contare su
professionisti disposti a capire e condividere questi obiettivi,
reclamati da tutti i cittadini e le cittadine di buon senso non solo
in Italia, ma in tutto il mondo.
Fenomeni quali la pedofilia, le violenze ed i maltrattamenti a
danno di bambini e bambine destano grande preoccupazione in tutti.
Tuttavia occorre cominciare a discriminare i fenomeni ed organizzare
risposte differenziate ed efficaci, tanto sul versante della
prevenzione quanto su quello della repressione dell'illegalita'. Ci
si trova tra l'altro in presenza di situazioni molto diverse tra
loro: da un lato la miseria di alcune situazioni di sottosviluppo e
degrado di cittadini italiani che colpiscono duramente - e quasi
sempre all'interno delle mura domestiche - chi e' piu' piccolo ed
indifeso; dall'altro ci si trova in presenza di vere e proprie
organizzazioni criminali che sfruttano con ferocia e determinazione
la condizione dei minori stranieri.
La complessita' delle situazioni richiede strategie diversificate
che, con i nuovi strumenti legislativi a disposizione, si e' in grado
di attivare. Non e' il caso di creare inutili e controproducenti
allarmismi, perche' questo atteggiamento crea piu' danni ai bambini
di quanti non ne risolva; occorre invece aumentare la corretta
informazione, rafforzare la rete dei servizi, migliorare la
competenza delle varie figure professionali a partire da quelle piu'
a diretto contatto con l'infanzia e l'adolescenza.
Grande attenzione deve suscitare infine il tema del lavoro dei
bambini e delle bambine in Italia e nel mondo, che deve essere
oggetto di un'azione diversificata ed ampia in grado di contrastare
ogni forma di sfruttamento. L'Italia, poi, vuole continuare con
determinazione e coerenza il suo impegno affinche' venga affrontato
in tutte le sedi il fenomeno del lavoro in condizioni disumane di
bambini e bambine in Paesi anche molto lontani dal nostro.
3. Quello che si propone ora con questo nuovo Piano d'azione - che
significativamente connota con un particolare impegno a favore dei
piu' piccoli l'inizio di questo nuovo millennio - e' di realizzare
una serie di cose molto concrete.
Tuttavia e' bene sottolineare l'esigenza di consapevolezza ed
informazione nei cittadini e nelle cittadine italiani. Per queste
ragioni questo Piano d'azione si rivolge direttamente alle donne e
agli uomini, alle famiglie, ai ragazzi e alle ragazze. L'Italia,
infatti, e' un Paese con leggi all'avanguardia che sono espressione
di una realta' che e' tutt'altro che arretrata socialmente e
culturalmente. Ma e' anche un Paese difficile da far progredire
omogeneamente. Per farlo e' necessario che i genitori, gli educatori
e le educatrici, gli insegnanti e le insegnanti e tutti gli adulti in
genere - indipendentemente dalla loro collocazione professionale
rispetto all'infanzia e all'adolescenza - sappiano e condividano
quali sono i diritti, le opportunita' e certamente anche i doveri,
che sono propri di chi e' piu' giovane. L'Italia, inoltre, e' un
Paese ricco di volontariato e di mille esperienze di mutualita' ed e'
per questo che ci sono tutte le condizioni perche' questo Piano
d'azione abbia proprio nei cittadini e nelle cittadine il primo e
piu' importante sostegno.
Ma ancora di piu' questo Piano d'azione si rivolge direttamente
alle nuove generazioni esplicitando in forma chiara quali sono gli
obiettivi su cui le istituzioni intendono lavorare. E' auspicabile,
quindi, che il Piano d'azione abbia la massima diffusione su tutto il
territorio e che sia in grado di "parlare" direttamente alle nuove
generazioni. E' inoltre auspicabile che esso promuova analoghi piani
d'azione regionali e che su una serie di temi si realizzi una fase di
confronto e di ascolto con i ragazzi e le ragazze, per avere
suggerimenti su come migliorare le nostre politiche a loro favore. Si
vorrebbe, infatti, anche con questo Piano contribuire al superamento
di quelle barriere comunicative che purtroppo spesso si instaurano
tra generazioni diverse. Il Piano vorrebbe perseguire l'obiettivo di
ristabilire condizioni di maggiore equita' ed un piu' diffuso senso
di partecipazione e di appartenenza alla vita civile che e' poi la
vita di tutti: dei bambini, dei giovani, degli adulti, delle persone
anziane, delle donne e degli uomini. Oggi si puo' contare - anche
grazie al lavoro iniziato con il Piano d'azione del 1996 - su un
quadro organico di interventi da parte degli enti locali, delle
associazioni di volontariato, della cooperazione sociale e di tutte
le altre istituzioni pubbliche. Cio' consente di individuare
opportunamente alcune priorita' d'intervento nel Piano d'azione
2000-2001, senza per questo tornare alla cultura dell'emergenza, fine
a se stessa, che ha caratterizzato per decenni l'attenzione delle
istituzioni pubbliche nei confronti dell'infanzia e dell'adolescenza.
E' infine da sottolineare la coralita' con cui tutti i Ministeri e
le istituzioni hanno partecipato alla redazione di questo Piano
d'azione, dando ciascuno il proprio importante contributo. Si tratta
di un fatto che dimostra la capacita' di trovare, proprio sui temi
dell'infanzia e dell'adolescenza, un metodo di lavoro sinergico ed
efficace.
L'Osservatorio nazionale per l'infanzia - che e' l'organismo
istituito dalla legge n. 451/1997 proprio per esercitare questa
funzione - ha a lungo lavorato all'individuazione di temi e soluzioni
di questioni, unanimamente ritenute prioritarie, su cui concentrare
impegno e attenzione per i prossimi due anni. A tutti vada un
ringraziamento particolare per il lavoro svolto e le preziose
indicazioni fornite.
Apriamo insieme alle generazioni piu' giovani un nuovo millennio
all'insegna dell'attenzione e della concretezza, e ci sembra di
riconoscere proprio in questi attributi le caratteristiche ed i volti
reali delle persone piu' giovani. Volti di persone attente, curiose,
concrete che vogliono vivere bene il loro presente ed il loro futuro.
In conclusione, sia consentito ancora un volta di sottolineare che
i tanti passi avanti compiuti non si sarebbero potuti realizzare
senza la collaborazione e la sensibilita' dell'intero Parlamento e in
particolare della Commissione bicamerale per l'infanzia e
l'adolescenza che si rivela sempre di piu' strumento fondamentale per
perseguire una sempre migliore tutela e promozione delle nuove
generazioni.
Parte seconda: gli impegni del Governo.
Sulla base delle riflessioni che le commissioni dell'Osservatorio
nazionale per l'infanzia e l'adolescenza hanno effettuato sui temi
ritenuti prioritari per il Piano d'azione 2000-2001 - riflessioni che
vengono riportate nell'appendice - sono stati individuati gli
specifici impegni che il Governo italiano, nelle sue varie
componenti, intende assumere per il prossimo biennio al fine non solo
di eliminare o quanto meno ridurre le carenze personali, familiari o
sociali che impediscono a tanti ragazzi di costruirsi un'adeguata
personalita', ma anche per stimolare e sostenere il normale processo
di sviluppo di ogni ragazzo verso la maturita', e quindi verso la
reale e non fittizia autonomia.
Prima delle indicazioni relative agli specifici impegni, appare
opportuno sottolineare alcune delle linee strategiche di fondo, che
il Governo intende seguire per sviluppare un'adeguata politica per
l'infanzia e l'adolescenza.
1. Una significativa politica per l'infanzia deve necessariamente
svilupparsi in un quadro piu' generale di impegno politico per lo
sviluppo democratico e sociale dell'intera comunita' italiana: la
lotta alla poverta', l'impegno per assicurare lavoro e ridurre la
disoccupazione, lo sviluppo della solidarieta' sociale contro tutti
gli egoismi di singoli o di gruppi, il riconoscimento di maggiori
diritti di cittadinanza, l'incremento della partecipazione alla vita
sociale e politica, lo sforzo per assicurare pari opportunita' anche
alla donna, lo sviluppo della cultura e dell'istruzione nel Paese,
l'impegno per assicurare sempre meglio la salute, nel senso non di
mera cura e prevenzione della malattie, ma di realizzazione di un
effettivo benessere, non possono e non debbono ritenersi obiettivi
estranei anche alla realizzazione di una politica per le nuove
generazioni. Quest'ultima si sviluppa principalmente attraverso una
politica generale attenta alle esigenze di crescita di tutti gli
uomini e della comunita' nel suo insieme.
2. Un'effettiva politica dell'infanzia non puo' svilupparsi se si
affrontano solo le situazioni di emergenza, nel momento in cui i
problemi esplodono (la tossicodipendenza, la criminalita' minorile;
la pedofilia) cercando interventi tampone ovvero assumendo singole
iniziative estemporane, fuori da un'organica visione dei problemi di
fondo e senza un'adeguata conoscenza globale della reale condizione
dell'infanzia e dell'adolescenza. Una strategia adeguata esige non
solo una documentazione sicura della condizione di vita del pianeta
infanzia nel nostro Paese, ed un serio approfondimento preventivo dei
problemi esistenti, ma anche l'elaborazione di un piano globale ed
organico di sviluppo che delinei le linee strategiche da attuare
progressivamente, che assicuri i coordinamenti necessari per la
realizzazione del piano a tutti i livelli, che mobiliti le energie
istituzionali e del privato sociale in una glbbale ed efficace
collaborazione per la sua attuazione, che preveda ed attui verifiche
periodiche per riscontrare l'efficacia dell'intervento ed adattare il
piano sulla base delle difficolta' che possono incontrarsi nel corso
della sua esecuzione. Cio' deve valere a livello centrale ma deve
valere anche a livello locale. Pertanto il Governo auspica che anche
su base regionale vengano elaborati Piani regionali per l'infanzia e
l'adolescenza, mutuando la metodologia di coinvolgimento di tutte le
amministrazioni interessate e del privato sociale, adottata per la
redazione di questo piano nazionale.
3. Una politica di tutela e di promozione dell'infanzia e
dell'adolescenza non puo' essere sviluppata solo attraverso la
predisposizione di un, sia pur necessario, adeguato assetto
legislativo. Occorre che le leggi in favore dei soggetti in
formazione possano, attraverso la predisposizione di strumenti
adeguati di applicazione, realmente incidere nella realta'; che
l'attivita' legislativa sia coniugata con una prassi amministrativa
attenta alle esigenze del soggetto in formazione e rispettosa della
sua personalita' e dei suoi interessi; che si sviluppino sul
territorio iniziative non solo per la tutela, ma anche per la
promozione dei soggetti di eta' minore attraverso una mobilitazione
sia delle risorse istituzionali che di quelle del privato sociale,
rese capaci di collaborare attivamente; che si faciliti la
partecipazione alla vita comunitaria del cittadino di eta' minore per
superare la sua sostanziale emarginazione.
4. Una reale politica di tutela non puo' limitarsi alle situazioni
patologiche. Per promuovere tutti i diritti dei bambini e delle
bambine, dei ragazzi e delle ragazze, dei giovani e delle giovani e'
necessario che la politica non prenda in considerazione solo le
situazioni di disagio o di devianza ma si faccia carico di assicurare
anche al bambino che non presenta particolari problemi lo sviluppo
armonico della propria identita' personale e sociale. Una politica
per l'infanzia non puo' essere sinonimo di politica per la tutela dei
soli soggetti a rischio o gia' in gravi difficolta', ma deve essere
una politica di sviluppo per tutti coloro che vanno costruendo
faticosamente la propria compiuta personalita'.
5. La prevenzione - essenziale in questo settore perche'
l'attivita' di recupero e' sempre non del tutto soddisfacente in
quanto le ferite riportate difficilmente non lasciano cicatrici
profonde - non puo' significare solo individuare situazioni di
gravissimo rischio e intervenire perche' il rischio non si traduca in
danno. Significa predisporre condizioni per consentire che, per
tutti, il complesso percorso di crescita non sia ostacolato ma
facilitato; che l'identita' originale sia rispettata e valorizzata,
che gli apporti siano positivi e strutturanti. Il che implica
costruire una comunita' che sia veramente educante e che sappia
aiutare il fanciullo a costruire la sua personalita' nello spirito
degli ideali proclamati nello Statuto dalle Nazioni Unite ed in
particolare nello spirito di pace, di dignita', di tolleranza, di
liberta', di eguaglianza e di solidarieta' (preambolo della
Convenzione ONU). Questa funzione educativa non puo' essere delegata
solo alla famiglia o alla scuola: tutte le agenzie di formazione,
anche quelle informali, devono sentirsi responsabili di questa
funzione; tutti gli adulti che, professionalmente o non, hanno
contatti con soggetti in eta' evolutiva, devono farsi carico del
compito di agevolare l'itinerario di crescita e maturazione di cloro
che si affacciano alla vita. E la politica deve stimolare questo
impegno.
Saranno di seguito indicati gli impegni del Governo nei vari
settori: e' pero' subito da sottolineare come non vengano ripetuti i
programmi gia' previsti nel precedente Piano d'azione e che devono
essere portati a compimento: essi continuano ad avere valore e fanno
pertanto parte integrante del presente Piano.
A. Interventi legislativi.
Il Governo si impegna, innanzi tutto, a proporre al Parlamento una
serie di riforme legislative per rendere piu' coerente con la
Convenzione ONU del 1989 il nostro ordinamento giuridico,
riconoscendo nel modo piu' ampio possibile i diritti dell'infanzia e
dell'adolescenza ed istituendo organi piu' efficaci di tutela di tali
diritti. In particolare:
1. Sul versante del riconoscimento dei diritti il governo si
impegna:
a presentare un disegno di legge di ratifica e attuazione della
Convenzione europea di Strasburgo sull'esercizio dei diritti dei
bambini e quindi sulle modalita' di ascolto dei minori nei
procedimenti, non solo giudiziari ma anche amministrativi, per
consentire loro di far sentire la loro voce e di essere considerati
non oggetto del contendere ma soggetti di una situazione di vita che
pesantemente li coinvolge;
a presentare, un disegno di legge che preveda una delega al
Governo per la redazione di un testo unico dei diritti riconosciuti
ai minori e delle norme protettive nei loro riguardi che raccolga e
renda coerenti tra loro e con i principi della Convenzione ONU le
varie normative ora esistenti disperse tra una pluralita' di testi
normativi, anche non riguardanti i minori;
a presentare in Parlamento un disegno di legge per una delega al
Governo, al fine di modificare l'attuale legislazione civile e penale
nelle parti in cui essa si rilevi non perfettamente coerente con i
principi della Convenzione sui diritti dei minori dell'ONU;
a provvedere, raccogliendo il pressante invito della Corte
Costituzionale, a predisporre uno specifico ordinamento penitenziario
per i minori.
2. Sul versante della strutturazione di adeguati organi di tutela
di diritti dei minori il Governo si impegna:
a presentare al Parlamento un disegno di legge per l'istituzione
di un Ufficio di tutela del minore, in attuazione delle pressanti
richieste in tale senso di organismi internazionali;
a predisporre un'organica riforma della magistratura minorile che
unifichi competenze oggi disperse tra una pluralita' di organi
giudiziari diversi, non sempre specializzati, che delinei con piu'
chiarezza e maggiori garanzie per tutte le parti le procedure che
l'organo giudiziario minorile deve adottare, che coordini l'azione
degli organi giudiziari per minori con quella degli organi giudiziari
per adulti che intervengono su situazioni che coinvolgono anche
indirettamente minori, che disciplini in maniera organica gli
indispensabili rapporti tra giudice dei minori e servizi, attivando
strumenti concreti di comunicazione tra servizi sociali degli enti
locali e organi giudiziari, che porti all'approvazione
dell'ordinamento per i servizi minorili, essendo opportuno, ferma
restando l'iniziativa legislativa rimessa ai competenti ministeri,
per predisporre le riforme, un coordinamento di competenze
appartenenti a ministeri ed organi istituzionali diversi, tale
impegno deve essere assunto dall'Osservatorio, organo specifico
istituito dall'ordinamento per coordinare le iniziative a favore dei
minori, in cui e' assicurata la compresenza di tutti i soggetti
istituzionalmente preposti (ministeri e rappresentanti delle
autonomie locali), delle agenzie di supporto addette all'attuazione
del piano nonche' del privato sociale impegnato in favore
dell'infanzia e dell'adolescenza.
B. Interventi per migliorare la condizione di vita dei minori.
Il Governo si sente impegnato, anche sul piano amministrativo, per
assicurare al soggetto in formazione condizioni di vita che
consentano un regolare itinerario di crescita umana.
L'intervento del Governo si realizzera', per raggiungere questo
scopo, su diversi versanti.
1. Innanzi tutto, il Governo promuovera' un'azione di monitoraggio
e valutazione sui programmi sviluppati con la legge n. 285/1997 al
fine di valutarne l'impatto e l'efficacia.
2. Sul versante del sostegno alle famiglie per assicurare al minore
relazioni soddisfacenti, il Governo:
A diffondere la conoscenza nel paese sulla nuova legge dei
congedi parentali tutta a orientare a sostenere la maternita' e la
paternita' e per armonizzare i tempi di lavoro, di cura e della
famiglia;
valutera' attentamente i risultati della sperimentazione in atto
in materia di reddito minimo garantito di inserimento;
sosterra', in sede di applicazione e di rilancio della legge n.
285/1997, progetti tendenti a sostenere le relazioni familiari del
minore;
operera' per rilanciare i Consultori familiari nelle loro
funzioni di assistenza non sanitaria alla famiglia ed al minore,
anche realizzando forme di monitoraggio e verifica delle attivita'
esistenti e azioni di formazione del personale; in particolare le
attivita' consultoriali dovranno privilegiare la globalita' e
l'unitarieta' delle risposte ai bisogni emergenti nei vari ambiti
d'azione (tutela dell'eta' riproduttiva ed evolutiva, tutela della
famiglia, delle fasce socialmente deboli, dell'handicap) e
l'integrazione con le Unita' Operative Territoriali e le Unita'
Operative Ospedaliere afferenti al Dipartimento della Prevenzione e
al Dipartimento Materno Infantile;
cerchera' di responsabilizzare le famiglie - compresi i nonni -
anche con una campagna informativa che aiuti a comprendere i problemi
dell'infanzia, i suoi diritti, le sue difficolta', l'importanza per i
bambini di significative relazioni parentali. In particolare si
intensifichera' l'attivita' lavorativa gia' svolta tendente a
predisporre materiale illustrativo dei diritti del fanciullo sia da
consegnare alle famiglie all'atto dell'iscrizione anagrafica di un
nuovo figlio, sia da diffondere nelle scuole dell'obbligo (e' gia'
stato predisposto dal Centro Nazionale di documentazione un volumetto
per i bambini della scuola materna) sia da diffondere nelle scuole
secondarie. A tale proposito si sottolinea come il Centro Nazionale
di Documentazione stia gia' predisponendo una versione ridotta e
adeguata agli interessi dei giovani del rapporto dell'Italia all'ONU
sull'attuazione della Convenzione dei diritti del fanciullo nel
nostro paese, da utilizzare per riflessioni ed approfondimenti in
ambito scolastico.
3. Sul versante dell'ambiente di vita del minore il Governo intende
impegnarsi per sviluppare progetti che rendano la citta' non solo
piu' vivibile per il bambino, ma anche piu' capace di essere luogo di
crescita armonica, anche attraverso iniziative educative e culturali.
Il che significa non solo una qualificazione degli spazi urbani (aree
gioco, spazi verdi, piste ciclabili, isole pedonali), ma anche lo
sviluppo di una politica dei tempi di vita che consenta relazioni
familiari piu' intense e significative. In particolare:
il Ministero dell'ambiente sviluppera' ulteriormente la sua
azione per promuovere e sostenere i progetti "Citta' sostenibili
delle bambine e dei bambini"; il Ministero per i beni e le attivita'
culturali sviluppera' ulteriormente progetti per la realizzazione di
aule didattiche, di laboratori, di strutture atte ad accogliere i
bambini, di percorsi museali che avvicinino i bambini all'arte e che
li mettano in condizione di comprenderne il fascino; il Ministero dei
lavori pubblici proseguira' nella sua azione per realizzare i
"Contratti di Quartiere";
il Dipartimento per gli Affari Sociali, nell'ambito della nuova
formulazione degli interventi suggeriti ai comuni sulla base della
legge n. 285/1997, porra' particolare attenzione al finanziamento di
progetti in questo settore sulla base delle indicazioni esplicitate
nella parte precedente di questo piano;
si intende anche attivare un tavolo interistituzionale tra
Ministero per la solidarieta' sociale, Ministero dell'ambiente,
Ministero dei lavori pubblici, Ministero della pubblica istruzione,
Ministero dei trasporti, Ministero dei beni culturali, Conferenza
Stato-Regioni, Conferenza Stato-Citta' per l'elaborazione di linee di
indirizzo finalizzate all'attuazione da parte degli Enti locali di
progetti innovativi sui temi della fruizione dell'ambiente urbano ai
sensi delle leggi nn. 285/1997 e 344/1997.
4. Sul versante dei servizi alla persona, il Governo e' impegnato
anche a sostenere lo sviluppo e l'organizzazione di servizi
innovativi ed efficienti a favore della famiglia e dei minori.
In particolare:
a dare piena attuazione, se il Parlamento approvera' la legge sui
servizi per i bambini di eta' inferiore ai tre anni ed alle loro
famiglie, alla legge stessa anche attraverso azioni di
accompagnamento sul piano istituzionale e culturale in collaborazione
con regioni ed enti locali;
a elaborare linee di indirizzo sui nidi e i servizi integrativi
per l'infanzia;
a definire criteri essenziali e indicatori di qualita' dei
servizi per la prima infanzia;
a definire indirizzi e a realizzare azioni di supporto per
iniziative di formazione e sperimentazione delle figure tecniche di
sistema a sostegno della qualita' dei servizi;
a elaborare linee di indirizzo ed azioni di promozione per
sostenere l'attivazione e l'utilizzo di fondi europei da parte degli
enti di governo locale e dei soggetti del privato sociale;
a elaborare linee guida per la qualita' dei servizi per minori;
a promuovere e sostenere iniziative di formazione congiunta -
attraverso azioni coordinate e concertate tra Ministero della
solidarieta' sociale, Ministero della pubblica istruzione e Ministero
del lavoro e tra essi e le Regioni - rivolte agli operatori dei
servizi sociali, sanitari e educativi;
5. Sul versante della tutela della salute intesa come benessere
l'impegno del Governo si concretizza nell'attuazione del Piano
Sanitario Nazionale. Attraverso lo specifico strumento del Progetto
Obiettivo Materno Infantile, che viene, ovviamente, a far parte
integrante del piano di azione e che prevede tra l'altro una
particolare attenzione al percorso nascita, alla pediatria di libera
scelta, alla promozione della salute in eta' evolutiva nella
comunita', al bambino in ospedale, all'assistenza al bambino in U.O.
pediatrica, all'assistenza al bambino con malattie croniche o
disabilitanti, all'urgenza-emergenza pediatrica, alle malattie
genetiche o rare, all'assistenza neuropsichiatrica in eta' evolutiva,
alla salute degli adolescenti, ai maltrattamenti abusi e sfruttamenti
sessuali dei minori, alla salute della donna in tutte le fasi della
vita, ai Consultori familiari. Nello specifico del piano il Governo
punta:
a garantire l'unitarieta' dell'intervento attraverso
l'istituzione del Dipartimento materno infantile;
a garantire un livello essenziale ed appropriato di assistenza
ostetrica e pediatrica neonatologica;
a garantire che il bambino sia curato in ospedale soltanto nel
caso in cui l'assistenza di cui ha bisogno non possa essere fornita a
pari livello a domicilio o presso ambulatori, garantendo comunque la
presenza in ospedale dei genitori o persone ad essi gradita, il
ricovero in strutture idonee all'eta' dei minori e comunque non in
strutture dedicate agli adulti, la possibilita' di usufruire anche di
spazi ludici e di studio, la continuita' dell'assistenza da parte
dell'e'quipe ospedaliera pediatrica, l'informazione corretta e
completa adeguata alla capacita' del minore e dei genitori;
a garantire adeguata assistenza al bambino con malattie croniche
e disabilitanti, accentuando la tendenza alla deospedalizzazione con
adeguati piani di assistenza sul territorio;
ad assicurare in ogni ospedale delle aree (intese come spazi
fisici e come competenze pediatriche) a cui accedano, in condizioni
di urgenza-emergenza, soggetti in eta' evolutiva e di attivare in
ambito regionale strutture ospedaliere di riferimento per
l'urgenza-emergenza pediatrica;
a realizzare un'ottimizzazione di una rete di servizi di genetica
medica distribuiti uniformemente sul territorio;
a sviluppare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle
patologie neurologiche e psichiatriche nell'eta' evolutiva;
a sviluppare interventi anche di tipo legislativo per ottenere
ambienti "in door" sani e sicuri (abitazioni, scuole, ospedali, ecc.)
nonche' ridurre l'esposizione dell'infanzia e delle donne in
gravidanza al fumo passivo ed all'inquinamento in genere e per
ridurre l'incidenza delle malattie allergiche all'infanzia.
Gli interventi previsti di competenza di diversi ministeri trovano
il finanziamento nell'ambito degli ordinari capitoli di bilancio
degli stessi. Per quanto riguarda gli interventi a sostegno dei
minori e delle loro famiglie di competenza degli Enti locali, il
finanziamento avverra' attraverso la legge n. 285 del 1997 nel 2000.
Tale contributo non puo' tuttavia eludere l'impegno delle autonomie
locali a trovare nei propri bilanci fonti dirette di finanziamento e
ad utilizzare risorse europee.
Al fine di accompagnare e sostenere i processi cosi' delineati
viene affidato al Centro Nazionale di documentazione lo svolgimento
di un'indagine e di un censimento sulla presenza dei servizi per
l'infanzia sul territorio nazionale. Si sottolinea in proposito che
il Centro ha gia' iniziato una indagine in questo senso per
realizzare quest'anno una mappatura completa dei servizi educativi
per la prima infanzia (asili nido) e una mappatura dei servizi per la
preadolescenza e l'adolescenza e che l'impegno e' di proseguire anche
in altri settori stimolando e supportando le regioni affinche' si
dotino di quegli osservatori regionali previsti dalla legge n.
451/1997 che dovrebbero raccogliere dati non solo sulla condizione
dell'infanzia e dell'adolescenza ma anche sulle risorse per dare
risposte alle esigenze di questa fascia di eta'. Il Centro inoltre ha
gia' in programma la redazione di un manuale sulla metodologia di
piano per aiutare gli Enti locali a utilizzare la legge n. 285/1997
per sviluppare progetti innovativi nel campo dei servizi e delle
risorse e sta sviluppando - su mandato del gruppo tecnico presso la
Conferenza Stato-Regioni e in stretta collaborazione con le stesse -
una ampia azione di formazione e aggiornamento proprio nel campo
della qualificazione dei servizi per l'infanzia.
C. Interventi per l'adolescenza.
Il Governo intende sviluppare un'attenzione particolare nei
confronti dell'adolescenza, fascia d'eta' non sempre sufficientemente
considerata nei suoi bisogni peculiari. Anche in questo campo il
Governo operera' su diversi versanti.
1. Il Governo intende innanzi tutto operare per assicurare agli
adolescenti una reale cittadinanza attiva. In particolare il Governo
si impegna:
a promuovere in sede locale "patti civici" tra adulti e nuove
generazioni per l'autogestione degli spazi dedicati alle nuove
generazioni;
a sviluppare la conoscenza da parte degli studenti e la piu'
compiuta attuazione dello Statuto degli studenti della scuola
secondaria nonche' rendere sempre piu' efficienti le Consulte
provinciali degli studenti;
a verificare prima l'attuazione, e poi a sviluppare
ulteriormente, la direttiva del Ministero della pubblica istruzione
n. 133 del 1996, nonche' il recentissimo Statuto delle studentesse e
degli studenti della scuola secondaria stabilito con decreto del
Presidente della Repubblica del 29 maggio 1998 per consentire un piu'
incisivo protagonismo dei giovani nella vita scolastica;
a favorire - con altra direttiva del Ministero della pubblica
istruzione - l'attivazione di gruppi studenti-insegnati per ripensare
l'organizzazione e l'utilizzazione degli spazi scolastici;
sostenere e valorizzare i luoghi di aggregazione giovanile
spontanea, promuovere interventi di educazione itinerante (educatori
di strada) in grado di aprire relazioni significative con il gruppo
dei pari promuovere la messa in rete di servizi scolastici ed
extrascolastici e delle risorse sul territorio;
a stimolare i comuni perche' realizzino nuove forme di
partecipazione dei giovani anche alle attivita'
politico-amministrative locali (Statuto cittadino degli adolescenti,
referendum consultivi locali, conferenza annuale cittadina
sull'adolescenza, patti per l'uso del territorio);
a promuovere iniziative di formazione congiunta per gli operatori
dei servizi sociali, sanitari, educativi e scolastici ed appartenenti
alle comunita' straniere e nomadi per l'integrazione dei cittadini
stranieri.
2. Sul versante del sostegno e della prevenzione in questa
particolare e delicata fase di vita il Governo intende:
promuovere nei luoghi di aggregazione spontanea - anche
attraverso la collaborazione dei consultori familiari - "Spazi
Giovani", (pienamente inseriti nella rete dei servizi territoriali)
orientati alla prevenzione informazione ed educazione sanitaria, in
cui siano previsti e privilegiati interventi a carattere psicologico
e formativo;
realizzare un sistema formativo integrato scuola - formazione
professionale - lavoro;
assicurare, per l'avvio al mondo del lavoro, la disponibilita' di
strutture di conoscenza e di informazione, sostenendo anche progetti
per l'orientamento;
sostenere e incentivare il processo di individuazione delle
competenze all'interno di un sistema di crediti didattici e
formativi, giungendo ad una loro definizione e certificazione;
promuovere sempre piu' l'adozione di procedure e strumenti tesi a
realizzare la continuita' educativa, nelle sue dimensioni orizzontali
e verticali, tra le diverse esperienze e contesti formativi;
sostenere la sottoscrizione di patti territoriali educativi
realizzando quella concertazione territoriale che sola consente una
lettura dei bisogni formativi cui consegua una programmazione mirata;
promuovere e incentivare nuove forme di coinvolgimento della
famiglia favorendone la consapevole e attiva partecipazione alla vita
della scuola e dando piena a'ttuazione alla riforma degli Organi
collegiali;
ampliare, nella scuola, le finalita' e la metodologia
dell'educazione alla salute sia informando sugli aspetti psicologici,
sessuali e sanitari, che coordinando l'intervento con tutti quei
servizi che operano nella scuola come i Sert o i servizi di salute
mentale, la riabilitazione dell'eta' evolutiva, la pediatria di
comunita';
riqualificare i vari interventi professionali nel mondo della
scuola.
3. Per migliorare le condizioni di vita degli adolescenti il
Governo intende:
considerare con particolare attenzione gli atteggiamenti estremi
di alcuni adolescenti, spesso legati a difficili dinamiche sociali e
di gruppo, promuovendo adeguati approfondimenti dei fenomeni di
"disagio dell'agio" e di violenza degli adolescenti che si esprimono,
ad esempio, in forme di bullismo scolastico, di violenza negli stadi,
di costituzione di bande ...;
rifinanziare la legge n. 216/1991 per il sostegno ed il recupero
dei minori a rischio immediato di devianza sociale anche attraverso
la creazione di piu' numerosi centri di accoglienza per minori e di
centri di socializzazione nei quartieri a rischio;
operare per ridurre l'abbandono scolastico, e per estendere e
sostenere corsi di recupero per i giovani che, dopo una fase di
abbandono, intendano riprendere la formazione scolastica;
istituire, da parte del Dipartimento della Pubblica Sicurezza,
mirati servizi preventivi nei luoghi abituali di ritrovo dei ragazzi
che tendono ad eludere la scolarita' e nelle zone in cui possono
realizzarsi fenomeni di impiego di minori in attivita' illecite,
spaccio e consumo di sostanze stupefacenti;
potenziare le opportunita' formative rivolte a minori prosciolti
dall'obbligo scolastico, ma con alle spalle un'esperienza scolastica
sofferente e mortificata;
monitorare le situazioni di disagio giovanile ed effettuare una
formazione specifica degli insegnanti perche' siano in grado non solo
di percepire le situazioni di disagio, ma anche di parlare con i
giovani;
incrementare, nei confronti dei giovani coinvolti in
comportamenti penalmente rilevanti, interventi di risocializzazione
che favoriscano la responsabilizzazione, la consapevolezza e la
maturazione del minore anche attraverso un incremento dell'esperienza
della mediazione penale;
creare, all'interno degli ospedali, poli di neuropsichiatria
infantile per evitare che gli adolescenti con disturbi psichici acuti
vengano ricoverati nei reparti psichiatrici per adulti.
D. Strumenti ed interventi di tutela a favore di minori vittime di
abusi e sfruttamento sessuale.
Il Governo e' anche impegnato a realizzare strumenti e interventi
di tutela nei confronti degli abusi e degli sfruttamenti dei minori.
1. Contro le violenze sessuali di cui sono vittime i minori il
Governo intende:
realizzare un'intensa attivita' di coordinamento delle attivita'
svolte da tutte le pubbliche amministrazioni per la prevenzione,
l'assistenza anche in sede legale e la tutela dei minori vittime di
sfruttamento sessuale;
prevenire il fenomeno, incrementando l'azione dei nuclei di
polizia giudiziaria istituiti presso le questure, anche in
collaborazione con analoghi organismi esistenti negli altri Paesi
europei.
2. Piu' in generale, contro i maltrattamenti e gli abusi nei
confronti dei minori il Governo intende impegnarsi:
nel reperimento dei dati relativi a questo fenomeno e nella
mappatura dei servizi e delle risorse disponibili nel settore;
in una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle persone
su questo tema;
in una campagna di sensibilizzazione e avvio di una formazione
specifica di concerto tra diversi Ministeri nei confronti dei
professionisti che hanno particolari rapporti con l'infanzia
(operatori scolastici, operatori sanitari, in particolare pediatri)
perche' siano in grado di percepire il disagio dei bambini
maltrattati o abusati;
nel facilitare la stipulazione di protocolli di intesa tra le
varie istituzioni che si occupano di questo problema, per disegnare
una comune metodologia di intervento;
nella riqualificazione del sistema delle accoglienze residenziali
per minori attraverso la fissazione di standard e linee operative;
nel promuovere l'attivazione di servizi dove inesistenti, o
potenziarli attraverso l'adozione di interventi integrati
sociosanitari e socioeducativi, con l'attivazione di e'quipe
territoriali di raccordo specializzate.
3. Per quanto riguarda lo sfruttamento dei minori nel lavoro il
Governo si impegna:
a proseguire la lotta contro le forme piu' intollerabili di
lavoro minorile e contro il lavoro nero degli adolescenti attuando un
azione sinergica tra ispettorati di lavoro, pubblica sicurezza,
insegnanti, ecc;
a promuovere programmi di sostegno alla frequenza scolastica,
prevedendo forme flessibili di rientro a scuola e percorsi di
formazione mirati, con metodi e forme di apprendimento che possano
vincere l'atteggiamento di scarsa motivazione di coloro che hanno
sperimentato insuccessi scolastici;
a riformulare, grazie anche alla riforma dei cicli
dell'istituzione, un sistema formativo flessibile che consenta
processi di sinergia tra scuola e lavoro e/o esperienze di alternanza
scuola-lavoro nel ciclo secondario;
a introdurre nei corsi e nei programmi scolastici precisi momenti
di conoscenza del mondo del lavoro e di educazione ai propri diritti
e doveri anche nel futuro settore lavorativo;
a porre attenzione ai lavori femminili non sempre considerati
tali;
ad appoggiare l'autonomia scolastica che permette di far fronte
alle diversita' del fenomeno nei differenti territori;
a sostenere la formazione di operatori che, in diversi settori,
si occupano della problematica, in particolare ispettori del lavoro,
assistenti sociali, educatori, insegnanti, ma anche agenti di
pubblica sicurezza, ecc.;
ad incentivare interventi di tutoraggio nell'inserimento
lavorativo degli e delle adolescenti;
a rilanciare il tavolo di concertazione tra Governo e Parti
Sociali;
a proseguire in ambito internazionale le attivita' gia' previste
nella Carta degli Impegni, in particolare a promuovere il ricorso a
forme di incentivi/disincentivi affinche' gli investimenti
industriali all'estero comportino l'assunzione da parte delle imprese
dell'impegno a non ricorrere allo sfruttamento del lavoro minorile.
4. Per quanto riguarda i rapporti tra mondo dell'infanzia e mondo
delle comunicazioni sociali, affinche' quest'ultimo costituisca
un'effettiva risorsa per la crescita delle nuove generazioni, e non
occasione di abuso, il Governo si impegna:
a rilanciare la funzione di impulso e di coordinamento del
Comitato sui rapporti tra media e mondo minorile, con il compito di
definire i cardini della tutela nei confronti dei minori rispetto ai
media, di indicare gli elementi di pericolosita' e danno alla luce di
una concezione contemporanea di temi quali la violenza, l'erotismo,
la spettacolarizzazione del dolore, l'intolleranza etnica e
culturale, il pregiudizio razziale, di "ripensare" i criteri presenti
nella Commissione censura del 1963, ridefiniti in forma sintetica da
poche frasi nella legge Mammi' del 1990 e continuamente evocati da
piu' parti nel nostro Paese;
a promuovere l'adozione di un unico segnale di interruzione
pubblicitaria riconoscibile su tutte le reti durante i programmi per
bambini;
ad elaborare una norma legislativa sulla base sia dei presupposti
indicati dalla commissione precedente sia delle indicazioni
provenienti dall'Europa;
ad istituire un Comitato permanente di valutazione delle
trasgressioni normative con possibilita' sanzionatoria. Tale Comitato
potrebbe coincidere con il Consiglio Consultivo degli utenti presso
l'autorita' garante;
favorire l'istituzione, da parte del Ministero dei beni
culturali, di premi di qualita' per programmi televisivi che
presentino forti valenze educative o artistiche, destinati
all'infanzia ed alla adolescenza, con l'obiettivo di contrastare la
corsa all'audience a scapito della qualita' anche in questo tipo di
programmazione;
a promuovere l'attivazione dei comitati regionali radiotelevisivi
con compiti di analisi, monitoraggio e controllo permanente della
programmazione di tutte le emittenti presenti sul territorio
nazionale. Tali comitati dovrebbero trasmettere al Consiglio degli
utenti le trasgressioni compiute dalle televisioni, nei confronti dei
minori. L'Autorita' Garante dovrebbe infine applicare le sanzioni
(multe, oscuramento, chiusura della rete temporanea e definitiva);
a promuovere la diffusione di una mentalita' del rispetto per i
minori a partire dalla formazione professionale degli operatori dei
media, auspicando l'avvio di corsi di "educazione ai media" nelle
facolta' di scienza della formazione, sociologia, lettere,
giurisprudenza, scienze politiche e scuole di giornalismo, scienza
della comunicazione, DUS, psicologia, DAMS, corsi di aggiornamento
per giornalisti e personale degli enti radiotelevisivi e editoriali;
a favorire il rapporto fra Rai Educational ed il Ministero della
pubblica istruzione per la diffusione nell'ambito della materia
"educazione all'immagine" di una educazione ai media, per i media e
con i media, al fine di predisporre nei bambini capacita' critiche ed
atteggiamento lungimirante nei confronti della televisione, dei mezzi
telematici, del cinema, della stampa e dell'editoria;
a promuovere la stipula di protocolli d'intesa fra la Federazione
Nazionale della Stampa, l'ordine dei giornalisti, gli enti
radiotelevisivi, la FIEO, l'UPA, le agenzie di stampa e le case
editrici;
a sostenere la produzione italiana ed europea di programmi, libri
e stampa per bambini;
a raccogliere in sede di attuazione dei presenti impegni le
indicazioni piu' specifiche della Commissione parlamentare per
l'infanzia.
E. Minori stranieri.
Il Governo non puo' preoccuparsi solo dei minori cittadini
italiani, trascurando i bambini che vivono nel nostro Paese
provenendo da Paesi stranieri o che vivono in gravi difficolta' in
Paesi lontani. Pertanto anche in questo campo il governo intende
intervenire su piani diversi.
1. Interventi di protezione e integrazione nei confronti dei
bambini stranieri che sono in Italia. Il fenomeno della presenza di
minori stranieri nel nostro territorio nazionale e' in grande
espansione e richiede un deciso intervento di protezione da parte del
Governo in attuazione dei principi sanciti dall'ONU con la
Convenzione del 1989 sui diritti del bambino. Un intervento che deve
articolarsi su vari versanti:
a) Per i minori stranieri non accompagnati presenti sul
territorio il Governo, in collaborazione con il privato sociale, e'
impegnato a garantire loro cure tempestive e protezione anche dai
pericoli di sfruttamento e a ricercare un'adeguata sistemazione. In
vista dell'adozione dei necessari provvedimenti - innanzi tutto di
rimpatrio - il Comitato minori stranieri provvedera':
ad un tempestivo accertamento dell'identita' del minore ed alla
identificazione, anche attraverso organismi internazionali quali la
CRI, l'Unicef, l'Unhcr del suo nucleo familiare in patria e dei suoi
congiunti;
alla predisposizione delle condizioni indispensabili per un
rimpatrio sicuro ed assistito del minore, fornendogli anche - se
adolescente - un certo previo bagaglio professionale che gli consenta
un migliore reinserimento nel suo Paese.
Il Governo e' anche intenzionato ad attuare programmi di
prevenzione nei Paesi da cui provengono la maggior parte di minori
non accompagnati (Albania, Marocco, Romania, Bangladesh, ecc.) ed a
stipulare protocolli d'intesa con quei Paesi per la messa appunto di
adeguate procedure di rimpatrio.
Per i minori stranieri non accompagnati che richiedono asilo, il
Governo intende dare piena attuazione alla risoluzione del Consiglio
d'Europa del 26 giugno 1997, garantendo un'adeguata sistemazione in
centri di accoglienza o in famiglie, realizzando colloqui con i
minori che consentano un'esatta percezione dei problemi personali,
attraverso funzionari con esperienza e formazione adeguata, valutando
la domanda di asilo con particolare riguardo al prevalente interesse
del minore e tenendo conto dell'esigenza di un ricongiungimento
familiare.
b) Inoltre, per tutti i bambini stranieri regolarmente immigrati
e soggiornanti nel nostro Paese occorre sviluppare adeguate politiche
dell'integrazione, gia' indicate nel documento programmatico relativo
alla politica dell'immigrazione e degli stranieri. Il Governo e'
pertanto fortemente impegnato a consentire una piu' significativa
integrazione scolastica di questi bambini, sia vigilando
sull'adempimento dell'obbligo scolastico, sia adattando i programmi,
sia attuando interventi individuali o di gruppo per il superamento di
particolari difficolta', sia sviluppando nella scuola un'educazione
attenta alla multiculturalita'. Inoltre il Governo cerchera' di
promuovere iniziative di formazione congiunta per gli operatori dei
servizi sociali, sanitari, educativi e scolastici e per gli adulti
appartenenti alle comunita' straniere e nomadi, per l'integrazione
dei bambini stranieri.
E necessario quindi:
ridurre il piu' possibile i problemi di carattere linguistico e
culturale, attraverso un insegnamento mirato della cultura e della
lingua italiana;
dotare l'organico funzionale della scuola di figure che si
occupino, in specifico, di seguire l'accoglienza e l'inserimento dei
bambini stranieri e dei bambini zingari, coordinare progetti ed
effettuare valutazioni sugli stessi, cosi' da organizzare in modo
efficace ed efficiente gli interventi attuati a favore
dell'inserimento e per la promozione di atteggiamenti favorevoli
all'integrazione;
favorire l'inserimento dei minori attraverso l'aggiornamento
costante del corpo insegnanti e l'utilizzo di figure quali i
mediatori culturali;
prevedere per i bambini e per le bambine, ma anche per le madri
che spesso li seguono nei compiti e sono le piu' dirette coinvolte
nella loro educazione, un sostegno per l'apprendimento della lingua
italiana nei primi anni di inserimento scolastico in modo da non
compromettere il successo degli studi e, allo stesso tempo, la
traduzione in lingua delle principali comunicazioni tra la scuola e
la famiglia;
promuovere l'adozione di moduli e materiali didattici che
rispondano ai concreti bisogni di bambini che hanno alle spalle
condizioni e situazioni diverse;
creare un contesto positivo rivolto all'accoglienza delle
differenze, in un'ottica di integrazione, con attenzione anche agli
aspetti non strettamente didattici ma di tipo "ambientale", come
l'utilizzo di giocattoli multietnici, di poster, ecc.
Il Governo si impegna a sollecitare l'istituzione sul piano locale
di servizi che da una parte facilitino l'accesso alla scuola e
dall'altra realizzino un'integrazione sociale, anche extrascolastica,
di questi bambini, attraverso la predisposizione di luoghi di
incontro con bambini italiani e di comuni attivita'
ricreative-culturali.
c) Per i minori stranieri sottoposti a provvedimenti coercitivi
un numero di ragazzi non del tutto irrilevante, a causa anche del
loro sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali adulte il
Ministero della giustizia si impegna a:
sviluppare la presenza di mediatori culturali nelle carceri
minorili per consentire ai minori di svolgere attivita' di studio,
apprendimento, formazione professionale;
individuare famiglie o strutture disposte ad accogliere i
giovani coinvolti in procedimenti penali, per assicurare la
possibilita' di beneficiare di misure alternative al carcere;
sviluppare strumenti per l'inserimento, dopo la carcerazione,
di questi ragazzi nel sistema scolastico, nel lavoro, in famiglie o
strutture educative di accoglienza;
promuovere una specifica formazione e aggiornamento degli
operatori, dato che il minore straniero in carcere presenta
problematiche peculiari.
d) Contro lo sfruttamento del minore straniero il Governo, anche
in applicazione della legge n. 269/1998, si impegna a intervenire sia
con azioni di polizia, per colpire l'utilizzo del minore nella
pedofilia, nella prostituzione e nelle attivita' criminali sia con
azioni di sostegno volte al recupero ed al suo rientro assistito, se
possibile, nel Paese di origine o alla sua integrazione sociale.
Nell'ambito della legge n. 285/1997, particolare attenzione sara'
rivolta ai programmi degli enti locali per raggiungere tale
finalita'. Analoghe iniziative di particolare attenzione e sostegno
saranno rivolte alle comunita' nomadi per la migliore attuazione
delle legge regionali in questo settore. Il Governo si impegna a
riunire i responsabili della comunita' nomadi a livello nazionale - e
a stimolare le regioni a fare altrettanto a livello locale - per
stipulare un patto per avviare a risoluzione i problemi dell'evasione
scolastica, della tutela della salute, dell'integrazione sociale,
della residenzialita', dell'accattonaggio.
e) Per la tutela del minore straniero nei conflitti familiari. Il
Governo nazionale si impegna alla individuazione di strumenti e
risorse indispensabili per garantire i diritti dei bambini figli di
genitori appartenenti a nazionalita', etniche, religioni e culture
diverse nel caso di rottura dell'unita' familiare e di conflitto tra
i genitori, sollecitando in tale prospettiva anche gli Enti locali.
2. Interventi di sostegno nei confronti dell'infanzia in
difficolta' in altri Paesi nel mondo. Il Governo ritiene doveroso, in
attuazione dei principi sanciti dalle convenzioni internazionali,
esprimere la sua solidarieta' internazionale nei confronti
dell'infanzia e dell'adolescenza in difficolta' in altri Paesi,
attraverso una serie di interventi per promuoverne migliori
condizioni di vita e per alleviare situazioni di particolari
sofferenze.
a) Il Governo si impegna a sviluppare la cooperazione
internazionale a favore dei minori:
predisponendo un ricorso piu' sistematico a programmi
multisettoriali integrati che si sviluppino in campo non solo
sanitario ma anche educativo, tecnico professionale, sociale,
ambientale;
promuovendo iniziative di sensibilizzazione perche' si sviluppi
nei Paesi di origine una cultura a favore dell'infanzia;
stimolando i Paesi beneficiari ad identificare le necessita' e
le priorita' nella trattazione delle problematiche minorili;
riservando, nell'ambito degli stanziamenti per la realizzazione
di vari programmi nei Paesi beneficiari, una quota dei finanziamenti
per iniziative a favore dell'infanzia;
investendo particolari risorse nel settore educativo
(educazione di base, formazione tecnico professionale, sostegno alle
famiglie e alle madri, servizi sanitari);
prevedendo, nel contesto di programmi di cooperazione, anche il
problema della lotta al lavoro minorile, con strategie di
incentivazione a favore dei paesi in via di sviluppo;
realizzando un efficace coordinamento tra gli interventi di
cooperazione governativa promossi a livello centrale e quelli di
cooperazione decentrata, nonche' tra gli interventi di cooperazione
sviluppati dalle istituzioni pubbliche e quelli promossi dal privato
sociale.
b) Assai rilevante, in un programma di solidarieta' verso
l'infanzia sofferente nel mondo, e' lo sviluppo di quelle forme di
sostegno a distanza di singoli minori in difficolta' che la comunita'
italiana spontaneamente ha fortemente incrementato in questi anni
(ben 1.500 miliardi ogni anno sono raccolti e avviati nei Paesi
assistiti).
Il Governo operera' con tutti gli organismi e i coordinamenti
operanti nel settore. Il sostegno a distanza si dovra' primariamente
orientare al miglioramento delle condizioni generali di vita
dell'ambiente in cui il bambino e' inserito e quindi, innanzitutto,
della famiglia. Si dovra' poi considerare con attenzione la
necessita' di migliorare gli interventi nelle strutture di
accoglienza residenziale oltre che favorire la nascita di una rete di
promozione e protezione locale dei diritti dei bambini.
Occorrera', inoltre, prendere in considerazione non solo le
difficolta' dei bambini nella prima infanzia ma anche quelle della
fascia dell'adolescenza, e assicurare continuita' alle iniziative di
sostegno anche attraverso un intervento sussidiario della
cooperazione governativa, che sia assicurata la massima trasparenza
nella gestione dei fondi e dei progetti. All'uopo potranno essere
stipulati protocolli di intesa, stimolati e facilitati dal Governo.
c) L'affidamento in loco, come ulteriore declinazione del
sostegno a distanza di un minore, rappresenta un terreno ancora poco
praticato che il Governo si impegna a sviluppare per sensibilizzare
la consapevolezza di quelle famiglie che possono sostenere
l'accoglimento di un minore localmente, unitamente alla formazione
degli operatori, delle autorita' di giustizia e amministrative
impegnate nel settore minorile.
d) Si sono sviluppate in questi anni anche forme di sostegno a
ragazzi stranieri attraverso l'ospitalita' temporanea nel nostro
Paese. Il Comitato per i minori stranieri, che gia' istituzionalmente
ha una competenza in questa materia dovendo autorizzare l'ingresso,
deve essere impegnato in un'adeguata selezione delle famiglie e delle
strutture di accoglienza dei minori stranieri e nella segnalazione,
ai servizi sociali locali, delle situazioni di temporanea ospitalita'
per un adeguato sostegno alle famiglie e ai minori. Inoltre, il
comitato dovra' curare la definizione dei livelli di responsabilita'
dei diversi organismi che intervengono nella realizzazione dei
programmi di accoglienza, dovra' realizzare controllo sulle
associazioni che predispongono tali programmi, anche per assicurare
trasparenza alla loro azione ed evitare, per quanto possibile la
eccessiva reiterazione dei soggiorni in Italia degli stessi bambini,
anche per assicurare ad un maggior numero di essi la opportunita' di
esperienze stimolanti.
e) In materia di adozione internazionale, a seguito della
ratifica con legge della Convenzione dell'Aja, il Governo e'
impegnato a dare seguito agli adempimenti previsti dalle norme di
adeguamento e dalle disposizioni della convenzione, anche in
considerazione di quanto stabilito nella Risoluzione del Parlamento
Europeo A4-0392/96 del 12 dicembre 1996 per il "Miglioramento del
diritto e della cooperazione tra gli Stati membri in materia di
adozione dei minori". Nello spirito della legge di ratifica, il
Governo si impegna a diffondere informazioni e conoscenze sui
principi riconosciuti dalla Convenzione. In particolare, attraverso
la Commissione per le adozioni internazionali si svilupperanno forme
idonee di sensibilizzazione e promozione di una piu' autentica
cultura della solidarieta' internazionale che considera l'adozione
internazionale quale strumento di cooperazione internazionale e
quindi profondamente collegata alle altre forme di aiuto.
Il Governo si impegna inoltre a realizzare una rete di intese
bilaterali per rendere le procedure adozionali efficaci, snelle e
trasparenti.
F. Modalita' di finanziamento.
In riferimento alla indicazione delle modalita' di finanziamento
degli interventi previsti dal presente Piano, come richiesto
dall'art. 2 della legge n. 451/1997, si precisa che le azioni
richiamate e da attuarsi nell'ambito della legislazione vigente
risultano finanziabili nei limiti degli stanziamenti previsti, mentre
gli impegni assunti alla presentazione alle Camere di nuovi
provvedimenti legislativi saranno condizionati al rispetto della
disciplina ordinaria in tema di programmazione finanziaria.
Parte terza.
PROGRAMMA
di azioni mirate per il periodo maggio 2000 giugno 2001
Nel presentare il piano d'azione pluriennale previsto dalla legge
23 dicembre 1997, n. 451, il Governo ritiene opportuno specificare
alcuni degli obiettivi che intende perseguire con particolare
incisivita' nel corso del periodo maggio 2000-giugno 2001.
Si tratta innanzitutto dell'applicazione piena delle leggi
approvate dal 1997 ad oggi:
la legge 23 dicembre 1997, n. 451, che istituisce l'Osservatorio
Nazionale sull'infanzia e l'adolescenza;
la legge 28 agosto 1997, n. 285, che finanzia la realizzazione di
progetti per l'infanzia e l'adolescenza;
la legge 31 dicembre 1998, n. 476, che recepisce la Convenzione
dell'Aja sulle adozioni internazionali;
la legge 3 agosto 1998, n. 269, contro lo sfruttamento sessuale
dei minori;
la legge 6 marzo 1998, n. 40, e il decreto legislativo 25 luglio
1998, n. 286, sulla disciplina dell'immigrazione, nella parte che
riguarda i minori stranieri;
la legge n. 53 del 2000, per il sostegno della maternita' e della
paternita'.
Resta pieno l'impegno del Governo alla concreta ed integrale
realizzazione degli interventi indicati dal Piano di azione
pluriennale.
L'OSSERVATORIO NAZIONALE
Grazie alla legge n. 451 del 1997, l'Italia dispone ormai di un
vasto ed organico sistema di conoscenze sulle condizioni di vita dei
minori, costituito da una rete di osservatori regionali collegati
all'Osservatorio nazionale per l'infanzia e al Centro nazionale di
documentazione ed analisi sull'infanzia e l'adolescenza. Il Governo
intende nei prossimi mesi completare l'attivazione di questa rete,
anche al fine di predisporre il prossimo Rapporto al Parlamento sulla
condizione dell'infanzia in Italia.
Sara' inoltre valorizzata la funzione di studio e progettazione
dell'Osservatorio nazionale per facilitare l'avvio delle riforme
previste dal Piano d'azione.
Il rilancio della legge n. 285 del 1997 In attuazione della legge
n. 285 del 1997 sono stati trasferiti 880 miliardi, a Regioni e
Comuni per la realizzazione di servizi per le famiglie ed i bambini.
Dall'applicazione di questa legge, che per la prima volta nel nostro
Paese destina consistenti risorse all'infanzia, sono nati piu' di
3000 progetti e circa 7000 interventi a favore dei cittadini piu'
piccoli: servizi di sostegno alla relazione genitori-figli; di
contrasto della poverta' e della violenza; misure alternative al
ricovero negli istituti assistenziali; sperimentazione di nuovi
servizi socio-educativi per la prima infanzia; servizi ricreativi e
per il tempo libero, ecc.
Il Governo trasferira' nel corso dei prossimi due mesi la quota del
2000, pari a 320 miliardi per la prosecuzione e il rafforzamento di
tutte queste iniziative. Con la legge n. 285 e' in corso una vera e
propria ridefinizione dello stato sociale dell'infanzia nelle realta'
locali. Il Governo nei prossimi mesi dara' vita ad un'intensa
attivita' di rilancio, promozione e monitoraggio della legge
affinche' lo sforzo progettuale raggiunga tutti i territori, anche
quelli che nel primo triennio hanno avuto difficolta' applicative.
Per il nuovo triennio di applicazione della legge n. 285 del 1997
le indicazioni del Parlamento, dell'Osservatorio e del Centro
Nazionale convergono sulla necessita' che i progetti locali tengano
conto di alcune priorita':
rafforzare la promozione di citta' sostenibili per i bambini e le
bambine, attraverso l'intensificazione delle risorse destinate alla
lotta al degrado ambientale e sociale, la creazione di spazi di gioco
e di incontro tra le persone, la valorizzazione dei cortili, dei
giardini, delle strutture scolastiche, la promozione di percorsi di
partecipazione diretta delle nuovissime generazioni alla discussione
ed alla decisione su temi di rilevante e diretto interesse per la
loro vita di cittadini;
estendere la sistematica prevenzione delle forme di violenza e di
sfruttamento sui bambini e le bambine, attraverso il potenziamento e
la riqualificazione di tutti i servizi territoriali sociali,
educativi e sanitari, che devono essere impegnati in prima linea nel
sostegno dei genitori in difficolta', e valorizzando l'affidamento
familiare e l'adozione;
avviare la trasformazione degli ospedali affinche' siano
garantiti adeguati spazi per i piccoli pazienti che tengano conto
delle loro esigenze di gioco, di studio, di affetto, di amicizia e di
rapporto con i genitori;
attivare azioni e servizi rivolti all'adolescenza e alla
pre-adolescenza, in particolare quelli che favoriscano la salute
fisica e mentale, la crescita dell'autonomia, della responsabilita',
della partecipazione alla vita civile anche attraverso un diverso
atteggiamento nei confronti del tempo libero, dei percorsi formativi,
di preparazione al lavoro, di confronto con la dimensione europea.
Secondo l'Unicef, infatti, il tema dell'adolescenza e della
preadolescenza e' tra i piu' importanti nella strategia globale di
sviluppo dei diritti umani;
sostenere lo sviluppo e la creazione di servizi di mediazione
familiare generalizzando le esperienze positive gia' compiute in
alcuni comuni.
La nuova legge sulle adozioni internazionali Con la nuova
disciplina delle adozioni internazionali (legge n. 476 del 1998) le
coppie che intenderanno adottare dei bambini vedranno ridursi
l'attesa per conseguire l'idoneita' da 20 a 9 mesi, godranno di un
nuovo sistema di astensione dal lavoro, potranno dedurre nella
dichiarazione dei redditi le spese sostenute, e soprattutto avranno
la sicurezza di agire davvero nell'interesse dei bambini senza
rischiare di alimentare il mercato, della disperazione.
La commissione per le adozioni internazionali ed il centro
nazionale di documentazione saranno impegnati in una campagna
capillare di informazione pubblica sulle nuove procedure
dell'adozione internazionale.
E' necessario inoltre che l'Italia si attivi verso i Paesi dell'Est
e, in particolare, verso quelli da cui provengono la maggior parte
dei minori adottati nel nostro Paese: Russia, Bielorussia ed Ucraina.
Il Governo italiano, anche in collaborazione con la Commissione per
le adozioni internazionali, si impegna ad avviare i contatti
necessari al fine di proporre una serie di accordi bilaterali con
questi Paesi. Scopo degli accordi sara' quello di definire interventi
di cooperazione e di aiuto oltre che le forme della collaborazione
fra le rispettive autorita' in materia di adozione.
Contro lo sfruttamento e la violenza sessuale
Sara' consegnata al Parlamento la prima Relazione sullo stato di
applicazione della legge n. 269 del 1998 contro lo sfruttamento e la
violenza sessuale, la pedofilia, la pornografla, la prostituzione
minorile ed il turismo sessuale. Il Governo e' impegnato a garantire
a tutti i livelli istituzionali ed operativi la massima attivita' di
coordinamento e monitoraggio sull'applicazione della nuova legge.
Inoltre il Governo si impegna a realizzare una campagna di
informazione e sensibilizzazione rivolta a tutti i genitori,
finalizza alla valorizzazione della maternita' e paternita' ed al
sostegno della responsabilita' genitoriale.
Rifinanziare la legge n. 216 del 1991 Per garantire la possibilita'
di interventi tempestivi e straordinari di fronte a situazioni
particolarmente gravi per la condizione minorile, il Governo intende
procedere nella prossima finanziaria al rifinanziamento della legge
n. 216 del 1991 destinata alla realizzazione di interventi di
prevenzione della criminalita' dei minorenni.
Contro il lavoro minorile Il Governo intende riaprire il dialogo
con le parti sociali affinche' sia data applicazione alla "Carta di
impegni contro il lavoro minorile" del 1998 e sia intensificata
l'attivita' di controllo degli ispettorati.
Il Ministero della pubblica istruzione, in sintonia con
l'applicazione della riforma dei cicli scolastici e d'intesa con il
Ministro per la solidarieta' sociale, promuovera' una campagna di
informazione diffusa e capillare per la promozione della formazione
scolastica da realizzarsi entro i prossimi mesi, cosi' come vanno
sostenute tutte le iniziative contro l'evasione e la dispersione
scolastica.
A questo riguardo va particolarmente sostenuta l'esperienza dei
"maestri di strada", progetto, gia' finanziato dalla legge n. 285 del
1997 e sperimentato in alcune citta', che ha dimostrato di essere
efficace nel recupero dei ragazzi che hanno abbandonato la scuola.
Il progetto obiettivo materno infantile Il Progetto obiettivo
materno infantile e' lo strumento operativo, all'interno del Piano
sanitario nazionale, per una politica di tutela dell'infanzia, della
maternita' e della salute della donna piu' in generale. La sua
strategia e' quella dell'integrazione tra interventi sanitari e
interventi sociali, collegando i diversi servizi presenti sul
territorio. Cio' ha riguardo, ad esempio, alla prevenzione delle
gravidanze a rischio, valutando anche il rischio sociale, determinato
dall'emarginazione e dall'isolamento; alla prevenzione del disagio
adolescenziale e dei comportamenti devianti spesso determinati da
esperienze di violenza e di sfruttamento sessuale; alla cura e alla
riabilitazione dei bambini con malattie croniche o gravi patologie,
favorendo il piu' possibile la loro permanenza in famiglia. Per la
concreta realizzazioni di questi importanti obbiettivi sono
essenziali i consultori familiari e i pediatri di base. E' la
sensibilita', il dinamismo, la capacita' operativa di queste figure
la piu' importante garanzia per la salute dei bambini e delle bambine
ed uno dei fattori piu' significativi di sostegno dei genitori.
Il comitato minori stranieri Il Comitato per la tutela dei minori
stranieri, previsto dalla legge sull'immigrazione, procedera' a
realizzare un censimento nazionale sulla presenza dei minori
stranieri non accompagnati, allo scopo di mettere a punto standard di
accoglienza uniformi sul territorio nazionale e di avviare opportuni
rapporti con i Paesi di provenienza. Sara' inoltre attivata
un'agenzia nazionale che si fara' carico di esaminare, caso per caso,
l'opportunita' di avviare un processo di integrazione del minore nel
nostro Paese o di organizzarne il rientro in famiglia. A tal fine
saranno avviate due attivita': una in Italia, con l'stituzione di una
rete di centri attivi nell'accoglienza; una seconda nei Paesi di
origine, per prevenire le partenze illegali e favorire i rientri in
famiglia.
Si reputa inoltre opportuno stipulare protocolli operativi
specifici, il primo dei quali con il CONI e la Federcalcio, per
affrontare il tema dei numerosissimi minori stranieri che ogni anno
vengono a contatto con il sistema delle societa' sportive nella
speranza di un ingaggio.
Si intende, infine, avviare d'intesa con le associazioni degli
immigrati, in particolare quelle femminili, una campagna di
informazione e sensibilizzazione presso le famiglie immigrate contro
le mutilazioni genitali delle bambine, perseguite dalle nostre leggi,
ma ancora troppo raramente denunciate perche' legittimate dalle
tradizioni delle comunita' di provenienza.
Bambini nel mondo Sostegno a distanza e cooperazione allo sviluppo
sono due pilastri dell'intervento umanitario italiano nel mondo. In
questi ultimi anni si sono moltiplicate le situazioni di crisi con un
impatto diretto e devastante sulla popolazione minorile: guerre,
catastrofi naturali, poverta' e sottosviluppo.
Sono temi al centro della riflessione mondiale che si svolgera' nel
2001 nel corso del Summit dei Capi di Stato e di Governo sul futuro
della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo.
L'Italia ha sempre avuto un ruolo di primo piano in tutte le
circostanze grazie alla generosita' ed intraprendenza dei suoi
cittadini e delle famiglie.
Il Governo si impegna a dar vita ad un coordinamento "Pro
Infanzia", unitario e permanente per la gestione dell'intervento
umanitario in caso di emergenze, cui saranno invitate a partecipare
tutte le organizzazioni attive nel settore degli aiuti umanitari, del
sostegno a distanza e della cooperazione.
Il Governo si impegna inoltre con la prossima legge finanziaria ad
aumentare i fondi per la cooperazione allo sviluppo finalizzata ad
interventi a favore di migliori condizioni di vita e di sviluppo per
l'infanzia in difficolta'.
A. Bambini e TV.
Sulla scorta delle indicazioni dell'Osservatorio nazionale, il
Governo auspica con decisione che il servizio pubblico
radiotelevisivo voglia dedicare sforzi ed impegno al fine di
garantire un'offerta televisiva di grande qualita' e spessore
educativo, soprattutto promuovendo una produzione autonoma di
programmi misurati sulle esigenze dei bambini che vivono in Italia e
differenziando l'offerta a seconda del target: bambini e bambine,
pre-adolescenti e adolescenti. Un'offerta che sia sempre piu' in
linea con le indicazioni contenute nella Convenzione di New York, che
vedono i mezzi di comunicazione non come realta' da cui difendersi,
ma come strumenti che possono svolgere un ruolo cruciale nello
sviluppo delle nuove generazioni.
Un piano d'azione Europeo Il Governo italiano infine si impegna a
proporre all'Unione una strategia europea a favore dei diritti
dell'infanzia e dell'adolescenza. In primo luogo avviando una
modifica del trattato istitutivo, volta a riconoscere anche
formalmente il tema delle nuove generazioni e dei loro diritti, e
iniziando a mettere in cantiere un vero e proprio piano d'azione
europeo per l'infanzia e l'adolescenza.
Sono molti infatti i problemi che possono trovare una soluzione
adeguata solo attraverso un Governo europeo: la tratta di minorenni,
gli stranieri non accompagnati, le politiche di sviluppo e di
sostegno per i Paesi dell'Est, le strategie di contrasto delle nuove
criminalita' informatiche, i problemi legati al consumo di alcool e
di nuove droghe, l'affiorare del fenomeno del nomadismo di minorenni.
Ma non ci sono solo questi gravi problemi a legittimare un piano
d'azione: c'e' la profonda necessita' che si attivino politiche
comuni rivolte alle nuove generazioni, nuove politiche di welfare ed
azioni concrete con l'obiettivo di far crescere una cittadinanza
europea reale e non solo virtuale, attraverso il protagonismo e la
partecipazione dei piu' giovani tra gli europei.
Il pubblico tutore dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza Pur
nella consapevolezza dell'oggettiva difficolta', in questo scorcio di
legislatura, di realizzare nuovi interventi normativi, il Governo
intende onorare un impegno europeo con l'istituzione della figura del
pubblico tutore dei bambini e delle bambine. In coerenza con un
disegno politico federalista, si individueranno in capo a questa
figura compiti attualmente esercitati dallo Stato, all'interno di una
collocazione territoriale piu' vicina alle persone.
I compiti principali saranno quelli dell'ascolto dei problemi delle
persone in formazione, della difesa dei loro interessi, della
promozione delle azioni positive per l'infanzia e l'adolescenza, del
potenziamento della tutela dei relativi diritti. E' una innovazione
istituzionale che vuole anche inaugurare una fase nuova e piu'
incisiva di azione per il rispetto e la valorizzazione dei diritti
sanciti dalla Convenzione di New York. Sara' di fondamentale
importanza a questo riguardo la collaborazione e l'impegno delle
regioni.
L'ascolto dei cittadini piu' piccoli Sono necessarie ed urgenti
delle norme di adeguamento del nostro ordinamento affinche' siano
concretamente realizzabili le disposizioni di principio contenute
nella Convenzione europea sull'ascolto dei minori, ratificata dal
nostro Paese lo scorso anno.
Il Governo si impegna a presentare al Parlamento il testo di un
disegno di legge che consentira' l'ascolto dei minori non solo nei
procedimenti giudiziari ma anche in quelli amministrativi.