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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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Da latitanti a "rifugiati" o "riparati" Cesare Battisti, ex br riparato in Sudamerica dopo la parentesi parigina, è solo l'ultimo caso in ordine di tempo di connazionali scappati dal Belpaese e colpevoli di reati politici negli anni di piombo. A permettere la loro permanenza all'estero sono la "dottrina Mitterand" e il principio giuridico che non consente l'estradizione di condannati in contumacia C’è chi ha scelto le calde spiagge assolate del Sud America, chi invece le atmosfere nordiche, nebbiose e bohemien della capitale francese. E chi, ancora, da nostalgico franchista, ha optato per la vicina Spagna. Sono i protagonisti degli anni di piombo, di chi tra gli anni 70 e gli anni 80 ha fatto della lotta armata rivoluzionaria o reazionaria la propria ragione divita. Una schiera di ex terroristi, sia rossi che neri, che vive ormai da decenni nella latitanza, complice la cosidetta politica della “dottrina Mitterand”, grazie alla quale non vengono consegnati al loro paese di origine i ricercati o condannati per reati di natura politica e poi, il principio giuridico in base al quale vengono dichiarate nulle le condanne inflitte a imputati contumaci. Principio quest’ultimo a cui si è appellato l’ultimo caso di latitanti rossi, quel Cesare Battisti fondatore assieme a Germano Fontana di Prima Linea-Proletari armati per il comunismo, che dopo essere andato in Francia si è rifugiato in Brasile nonappena ha sentito il tintinnio delle manette d’oltralpe. Ed è proprio il caso Battisti e la querelle che ne è derivata tra il governo di Brasilia e il nostro per la decisione di concedere l’estradizione che si torna a parlare di terrorismo e latitanza. Perché la lista di chi ha lasciato il nostro paese per sfuggire così alla giustizia è lunga. Nonostante siano trascorsi ormai decenni per delitti commessi tra il 1969 e il 2003 e che hanno fatto 170 morti. E di latitanti gli archivi di polizia e le banche dati del ministero di Grazia e giustizia ne indicano settantasei, tra uomini e donne, inseguiti da condanne definitive e mai eseguite. Eppure si tratta di personaggi di cui in un caso su due si conosce davvero tutto: a partire dal nome, l’indirizzo, il numero di telefono e perfino la professione. Un “segreto di pulcinella” il loro, che ha trasformato nel tempo la loro condizione di fuggiaschi in quella di rifugiati o riparati, una differenza lessicale ma soprattutto di sostanza che rivela quanto ci sia di politico nella valutazione di questi casi. E spesso anche l’individuazione dei latinati e la loro cattuta non è sinonimo di certezza della pena. Un esempio: tra il 2002 e oggi dei nove latitanti individuati e presi all’estero dall’Ucigos della polizia di Stato e dai carabinieri del Ros, tre sono tornati in libertà perché gli è stata negata l’estradizione. Così il caso di Leonardo Bertulazzi (ex br della colonna genovese “28 marzo”) su tutti: condannato a 27 anni per attentato e sequestro di persona dell’armatore Pietro Costa, fermato alla frontiera tra Argentina e Salvador il 3 novembre del 2002 e una latitanza alle spalle di 22 anni, resta in cella a Buenos Aires solo pochi giorni. Giusto il tempo perché venisse dichiarato “non estradabile perché condannato in contumacia”. Elisabetta Cannone (13 feb 2009) |
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