aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Forse a breve un nuovo polo televisivo, Tvsat
Tecnologia obsoleta e dispendiosa
Primi problemi per il digitale terrestre

Supporti tecnologici limitati e costi elevati. Sono queste le principali difficoltà che il digitale terrestra sta incontrando nel suo cammino verso la diffusione capillare nelle case italianee. Il Dtt ha bisogno di molti trasmettitori, più potenti e più capaci dei vecchi tralicci della Rai per i quali è necessaria una grande quantità di energia e riesce a fornire un numero alto, ma pur sempre contenuto, di frequenze

 Doveva essere una rivoluzione. Invece per l’adozione del digitale terrestre si delinea uno scenario non facile, a partire dallo switch off di ottobre in Sardegna dove, qualche mese dopo il passaggio coatto al Dtt, permangono seri problemi di ricezione. I fattori che non fanno ben sperare sono diversi e vanno dall’orografia del territorio italiano alla natura stessa di questa tecnologia. Innanzitutto c'è molta confusione sui decoder (quelli comprati a minor prezzo non danno garanzie di affidabilità, alcuni non hanno gli standard europei e non riescono a captare le frequenze Vhf, su cui trasmette la Rai), la sintonizzazione dei canali non è impresa facile, molte antenne vanno sostituite o ripuntate e comunque liberate dei vecchi filtri. Ciò nonostante, nei centri urbani i risultati cominciano a dare i loro frutti e dove prima si vedevano 20 o 25 canali adesso se ne possono vedere 80, con una migliore qualità dell'immagine.

La tecnologia, dall'analogico al digitale. Ma i problemi di fondo sono due in particolare. La tecnologia del Dtt ha bisogno di molti trasmettitori, più potenti e più capaci dei vecchi tralicci della Rai. È vero che anche altri Paesi europei hanno avuto problemi nel passaggio dall'analogico al digitale, ma nessun Paese europeo ha la struttura orografica dell'Italia. Per mantenere attivi i trasmettitori ci vuole un enorme impiego di energia (in un paese dove questa viene comprata a caro prezzo), mentre il segnale via satellite ne ha bisogno in misura minore. Il secondo grande problema è che il Dtt è una tecnologia limitata, perché riesce a fornire un numero alto, ma pur sempre contenuto, di frequenze.

Alta definizione.
Se poi si ragiona sul futuro della tv le cose si complicano non poco. La tendenza in tutto il mondo, a partire dagli Usa, è quella di offrire anche programmi in alta definizione. Ma se si cercasse di portare l'Hd sul digitale i canali si ridurrebbero drasticamente, perché l'alta definizione occupa molto spazio. E l’Italia non è un paese cablato come gli Stati Uniti, o lo è solo parzialmente.

Costi. Infine, impiantare il Dtt terrestre costa. Bisogna comprare nuove frequenze, alimentare i trasmettitori, programmare nuovi decoder interattivi, cose che la Rai a oggi, probabilmente non può permettersi. Al contrario di Mediaset, che è molto più avanti, a parte il piccolo miracolo di Rai4. D’altra parte, però, il pacchetto Dtt del biscione ha tre ottimi canali (Mya, Joy e Steel), ma fatica a dare loro la visibilità che meritano, per questo diventa sempre più probabile che si realizzi Tivù Sat (48% Mediaset, 48% Rai, 4% La7). A complicare ulteriormente le cose per i promotori del digitale terrestre, arriva anche Eutelsat, che ha già pronto un satellite con nuovi trasponder, non bisognerà nemmeno spostare la parabola di Sky.
Cristiana Rizzo (13 feb 2009)
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