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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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"Mi ha insegnato rispetto e moralità" Attilio Bolzoni sulle pagine di Repubblica ha intervistato la primogenita del boss di Corleone. La lunga confessione della donna che ha vissuto con il padre durante la latitanza e le parole di umanità nei confronti dei fratelli, entrambi in carcere, hanno scatenato diverse polemiche. Indignati alcuni magistrati e le associazioni di vittime della mafia. Secondo il pm di Palermo Maurizio De Lucia, “è il tentativo di ridimensionare il ruolo dei suoi congiunti” La primogenita di Totò “u curtu” era salita agli onori della cronaca due anni dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, quando il giudice Ilda Boccassini le aveva chiesto di dissociarsi dal padre assassino, dalla mafia e di smettere le visite al carcere. E già a quei tempi Maria Concetta Riina “non vedeva, non sapeva” che il padre, il capo dei capi, non era quello dipinto dai giornali e dai processi, bensì un uomo di una “tenerezza struggente”, come scriveva indignato Giorgio Bocca in un articolo del 1995 su Repubblica. E sempre sul quotidiano di Ezio Mauro, nei giorni scorsi, è apparsa un’intervista di Attilio Bolzoni alla figlia di Riina, pubblicata anche sul sito web del giornale, che ha suscitato sgomento tra i lettori online e la reazione di alcuni magistrati e dei familiari delle vittime della mafia, a cominciare da Rita Borsellino e Maria Falcone. Dopo che l’articolo è stato pubblicato su Repubblica.it, i commenti dei navigatori hanno riempito nove pagine: parole piene di sdegno che suonano come un rimprovero nei confronti della stampa. Molti si chiedono come mai, proprio nel giorno della manifestazione a sostegno dei magistrati antimafia che si è svolta a Roma in piazza Farnese, si sia potuto dare voce alla figlia di uno dei più efferati nemici dello Stato. Maria Concetta, che oggi che ha trentaquattro anni e vive a Corleone con il marito Toni Ciavarello e i suoi tre figli Gian Salvo, Maria Lucia e Gabriele, ha parlato di “quando erano tutti fantasmi, tutti latitanti”. La Riina ha ricordato la sua vita in fuga: "Per me era una cosa che era al di fuori da quello che vedevo io o che sentivo in tv. Era una cosa lontana da quello che vivevo nella mia famiglia. Sembrerà strano... mio padre viene presentato come un sanguinario, crudele, quasi un animale, uno che addirittura avrebbe fatto uccidere anche i bambini. Ma a me, come figlia, tutto questo non risulta. So io quello che mi ha trasmesso. Educazione. Moralità. Rispetto. E quando parlo di rispetto non parlo in quel senso, in senso omertoso. La persona che io sono ora, è quella che mio padre e mia madre hanno lasciato". Dure e diverse le reazioni a queste parole, che a molti sono suonate come uno schiaffo alle famiglie delle vittime di mafia. Per Sonia Alfano, presidente dell’Associazione nazionale vittime della mafia “se davvero, come ha detto, ha ricevuto dal padre valori come l’educazione e il rispetto, dovrebbe avere il buon gusto di stare zitta e di riflettere sul dolore che suo padre ha causato all’Italia”. Ma Maria Concetta Riina si è spinta oltre: "I miei fratelli devono scontare quello che devono e io non voglio giudicare i processi o sentenze. Dico solo che ho sofferenza, soprattutto per Gianni che è un ragazzo, ha vissuto troppo poco la sua adolescenza. E dico anche che, secondo me, si potrebbe evitare con lui un certo accanimento”. Secondo Maurizio De Lucia, sostituto procuratore della Dda di Palermo, quello della figlia di Riina “è il tentativo di ridimensionare il ruolo del padre e soprattutto dei fratelli”. Qualche anno fa, quando era ancora giovanissima, Maria Concetta era stata eletta rappresentante d’istituto nel suo liceo di Corleone, ma l’anno dopo era stata defenestrata dai compagni per il suo scomodo cognome. In quell’occasione, Rita Borsellino l’aveva difesa: “Ci fu un polverone. Accadde dopo l’arresto del padre. Mi sembrò eccessivo quell’accanimento contro quella che ai tempi era una ragazzina. Oggi dice le stesse cose ma è una donna. Non la difendo più e non commisero né lei, né il padre, né i fratelli detenuti. Sono indignata perché non prende alcuna distanza dal padre e ne mette in dubbio colpe già riconosciute dalla giustizia”. Dopo le parole della signora Ciaravello, le voci di dissenso sono arrivate da tutta Italia. “A quanti hanno seguito da vicino le nostre vicissitudini chiediamo un briciolo d’indignazione davanti a quella doppia morale che la figlia di Riina ha voluto farci ingoiare attraverso le pagine di un quotidiano", ha detto Giovanna Maggiani Chelli, portavoce dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage dei Georgofili, in una lettera aperta rivolta alla stampa. Unica voce fuori dal coro quella del pm palermitano Antonio Ingroia: “Il solo fatto di concedere l’intervista e ragionare apertamente, seppur con modalità proprie, sulla mafia è un’apertura. Può essere un primo passo”. Junio Tumbarello (30 gennaio 2009) |
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