aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Università. Alla Camera 281 sì, 196 no e 28 astenuti
Il decreto della Gelmini diventa legge
Nessuna marcia indietro del ministro

Mesi e mesi di proteste di studenti, docenti e genitori non sono servite a fermare la riforma scolastica della responsabile dell'Istruzione, che ha espresso la sua soddisfazione: “Da oggi si cambia, valorizzato il merito, premiati i giovani”. Il Pd: "Rilancio solo di facciata che userà inoltre i fondi Fas invece destinati al Sud". A Montecitorio il no di Partito democratico e Italia dei Valori, non si sono espressi i parlamentari Udc. Intanto, il rettore palermitano, Roberto Lagalla, dice di temere l'implosione degli atenei italiani, già sottofinanziati, se entro la fine dell'anno non sarà rivista l'entità delle risorse aggiuntive destinate al sistema

È stato approvato in via definita alla Camera il decreto legge sull’università del ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini. A Montecitorio 281 i sì, 196 i no e 28 astenuti:  hanno votato contro il Partito democratico e l'Italia dei Valori, non si sono espressi i parlamentari Udc.

La rivoluzione di genitori, studenti e professori appoggiata dai partiti di opposizione non è servita a fermare il provvedimento. Nessuno dei punti è stato messo in discussione e il ministro ha ribadito che le nuove norme garantiranno maggiore trasparenza nei concorsi, l'eliminazione delle corsie privilegiate, più spazio ai giovani e incentivi per gli atenei con bilanci positivi.

Ma il Pd accusa: "Francamente non crediamo possibile un profondo cambiamento e un rilancio degli atenei con la pesante decurtazione dei fondi decisa dal ministro Gelmini e dal governo Berlusconi. Ed è ancora più grave che le poche risorse da destinate alle università vengano attinte dal Fondo delle aree sottoutilizzate (Fas) e quindi sottratte al Sud del Paese, danneggiando le università del Mezzogiorno".

Intanto, il rettore dell'Università di Palermo, Roberto Lagalla, in un'intervista al Giornale di Sicilia, ha dichiarato di accettare il decreto "senza entusiasmo e senza indignazione", ma anche di temere l'implosione dell'università italiana già sottofinanziata "se entro la fine dell'anno non sarà rivista la quantità di risorse aggiuntive destinate al sistema: tutti i rettori abbiamo fatto presente che nel 2010 non avremo i soldi per pagare gli stipendi". Il rettore sottolinea infatti che il provvedimento non prevede finanziamenti aggiuntivi: si tratta di "milioni che passano da una parte all'altra, ma restano sempre nella misura del finanziamento complessivo, 7,5-8 miliardi per tutti gli atenei italiani".   L'applicazione della nuova legge, ha comunque aggiunto Lagalla, porterà l'assunzione di 38 ricercatori con il cofinanziamento del ministero, mentre gli enti preposti potranno aumentare il numero delle borse di studio per gli studenti meritevoli che avranno più somme disponibili per le residenze. Ma ecco in sintesi le nuove norme.

Maestro unico. Nessuna marcia indietro, il maestro unico rimane il modello di base. Si è solamente compreso che non è incompatibile con il tempo pieno.

Borse di studio e posti letto. Tutti gli aventi diritto avranno la borsa di studio. Un incremento di 135 milioni di euro sarà, infatti, destinato ai ragazzi capaci privi di mezzi economici. Oggi 180 mila ragazzi sono idonei a ricevere la borsa di studio e l'esonero dalle tasse universitarie, ma solo 140.000 li ottengono. 65 milioni di euro saranno destinati a progetti per residenze universitarie (1700 posti letto in più).

Le commissioni dei concorsi.
Le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno composte, a differenza di quanto accadeva finora, da quattro professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore disciplinare oggetto del bando e da un solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando. Lo scopo - spiegano al ministero - è quello di evitare di predeterminare l'esito dei concorsi e di incoraggiare un più ampio numero di candidati a partecipare. Per quanto riguarda i ricercatori, in attesa di un riordino organico del sistema di reclutamento, le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da un professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da due professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati avverrà secondo parametri riconosciuti in ambito internazionale.

Assunzioni e blocco concorsi.
Per favorire l'assunzione dei giovani ricercatori, il blocco del turn over (a quota 20% nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50%. Delle possibili assunzioni presso le Università, almeno il 60% dovrà essere riservato ai nuovi ricercatori. I bandi di concorso per posti da ricercatore già banditi sono esclusi dal turn over (2300 ricercatori) e anche gli enti di ricerca sono esclusi dal blocco delle assunzioni entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche. Con questi interventi si potranno assumere 4000 nuovi ricercatori. Ma le università con una spesa per il personale troppo elevata (più del 90% dello stanziamento statale) non potranno fare nuove assunzioni. La norma vuole porre un freno alle gestioni finanziarie non adeguate (soprattutto nel rapporto entrate-uscite). Da oggi, dunque, gli atenei che spendono più del 90% dei finanziamenti statali (Fondo di Finanziamento Ordinario) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo.

Finanziamenti ridistribuiti ai migliori. Più finanziamenti (cioé il 7% del Fondo del Finanziamento Ordinario e del Fondo Straordinario della Finanziaria 2008) saranno distribuiti alle Università migliori: quelle con offerta formativa, con qualità della ricerca scientifica, efficienza delle sedi didattiche migliori. Le università più virtuose saranno individuate - in tempi molto brevi, assicura il ministero - attraverso i parametri di valutazione Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario).
Laura Maggiore (9 gen 09)
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