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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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contro la riforma Tremonti-Gelmini Studenti universitari, delle superiori, docenti e precari della scuola. Ancora tutti insieme per dire no ai tagli previsti dalle leggi 133 e 137 e dal nuovo decreto 180. La manifestazione si è svolta in contemporanea con quella della capitale, dove era presente una delegazione del capoluogo siciliano partita con treni e autobus A fare da apripista al corteo degli universitari c'era uno striscione con su scritto "Il sapere libero dalla repressione. Genova non si dimentica", per ricordare la sentenza con cui ieri la prima sezione del Tribunale del capoluogo ligure ha assolto i vertici della polizia accusati per il blitz alla scuola Diaz durante il G8 del 2001. Gli slogan e le parole d’ordine sono state le stesse che da un mese vengono scanditi durante le manifestazioni: no alle leggi (ex decreti 133 e 137) firmati dai ministri dell’Economia Tremonti e dell’Istruzione Gemini, perché "si traducono essenzialmente in tagli che penalizzano la ricerca e i dottorandi - spiegano gli organizzatori - e che faranno diventare le università delle fondazioni, privatizzando quindi l’istruzione". Ma a essere bersaglio delle proteste degli studenti c’è un nuovo progetto di riforma contenuto nel decreto 180, varato dal Consiglio dei ministri dopo le mobilitazioni contro le due leggi già approvate dal Parlamento. “Di fatto quello che promette questo nuovo provvedimento non è altro che l’applicazione di quanto prevedono le leggi 133 e 137 - spiega Fabrizio Fasulo, studente di Lettere – Se infatti da una parte non tocca i tagli previsti per il 2010 e non interviene nel merito delle fondazioni, introduce criteri di merito per le università che sono virtuose. E dato che non ci sono finanziamenti da parte del governo, è automatico che le università si trasformino in fondazioni per reperire fondi”. Secondo gli organizzatori della manifestazione, che anche questa volta non hanno voluto esporre alcuna bandiera e riferimento ad area politica, l’evolversi della protesta dipenderà da quanto farà il governo. “Anche secondo noi la scuola e l’università hanno bisogno di essere riformate - continua Fasulo - ma non è certamente con i tagli che si può risolvere una situazione di sfascio che va avanti da diversi anni, anche con i governi di sinistra. Le nostre proposte riguardano diversi aspetti, a partire dai criteri di trasparenza che devono esistere nel reclutamento dei docenti, all’aumento dei finanziamenti, alla diminuzione del precariato”. Stesse parole d’ordine anche per gli studenti delle scuole superiori, preoccupati per la diminuzione dei fondi destinati agli istituti scolastici e anche per ciò che avverrà nelle università, loro prossimo luogo di studio. Il corteo ha sfilato senza problemi e senza che ci fossero momenti di tensione, né con le forze dell’ordine, che si sono sempre raccordate con chi si trovava alla testa del corteo, né con altri gruppi di studenti universitari di destra, contrari alle proteste. Unico episodio che ha infiammato gli animi è stato il momento del concentramento del corteo in viale delle Scienze, quando un furgone della Tnt trasporti ha tentato di attraversare comunque il gruppo di studenti che si stavano radunando. Tra spintoni e parole grosse volate fra gli autisti e alcuni studenti, sono intervenuti agenti in borghese che erano lì presenti. Gli agenti hanno preso le generalità dei due dipendenti della società di trasporti e verificato il carico trasportato, mentre gli studenti hanno continuato a organizzare la protesta. Intorno alle 13 i due cortei, a cui hanno partecipato secondo gli organizzatori in circa cinquemila, sono confluiti a piazza Bologni, dove si è svolto il comizio del segretario nazionale della funzione pubblica della Cgil, Carlo Podda: "C'è un reale tentativo da parte del governo di privatizzare l'istruzione, e quindi il sapere - ha detto il sindacalista - Questo pregiudica il futuro dei giovani, in un momento in cui il tasso di mobilità sociale è prossimo allo zero. E se va bene, i figli fanno lo stesso lavoro dei genitori, ma con contratti peggiori. Ecco perché diciamo di no a questa riforma". Elisabetta Cannone (14 nov 08) |
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