aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Palermo. Incontro tra i Magnifici degli atenei meridionali
I rettori delle università del sud:
"Fondi per competere col nord"


Da Palermo parte un cartello di Università del Sud che chiede pari condizioni per competere con le Università del Centro-Nord e dice no all’ipotesi che i tagli della riforma Gelmini finiscano per penalizzare gli atenei dei territori economicamente e socialmente deboli. I rettori delle Università di Palermo, Roberto Lagalla; della Kore di Enna, Salvo Andò; di Messina, Francesco Tomasello; della Seconda Università di Napoli, Francesco Rossi; della Mediterranea di Reggio Calabria, Massimo Giovannini, si sono uniti per far sentire la loro voce fuori da logiche di assistenzialismo e hanno chiesto parametri di valutazione certi per evitare disparità tra atenei. E Giovanni Minoli, direttore di Rai Educational e moderatore dell’incontro organizzato all’interno de “Le giornate dell’economia del Mezzogiorno”, ha lanciato la realizzazione di un viaggio all’interno delle Università meridionali per raccontarne le eccellenze nell’ambito del programma “La storia siamo noi”.
La protesta anti-riforma è arrivata anche all’interno della Sala Gialla di Palazzo dei Normanni, con un’irruzione di un gruppo di studenti che hanno issato uno striscione con la scritta “Fuori le aziende dalle Università”.
“Con quest’incontro – ha detto Lagalla – abbiamo voluto sottolineare che la Sicilia e il Meridione intendono concorrere allo sviluppo del territorio e alla qualità della formazione a patto che non ci siano pregiudizi e accordi volti ad escludere. Bisogna salvaguardare il presidio democratico e culturale che le Università del Sud rappresentano, ma questo non deve essere un alibi perché bisogna competere su processi virtuosi”. Il rettore Andò ha lanciato un appello al capo dello Stato come garante della coesione nazionale “contro le discriminazioni delle Università meridionali”, e una proposta ai colleghi degli atenei del sud perché si faccia sistema, per evitare doppioni di offerte formative a poca distanza l'una dall'altra.
La sponda del Mediterraneo è stata individuata come bacino di riferimento preferenziale per le università siciliane, mentre attualmente la presenza di studenti stranieri nell’Isola è risibile “e tutti coloro che dal continente africano cercano un contatto con l’Europa saltano la Sicilia e vanno al Centro-Nord”.
I rettori hanno sottolineato il ruolo sociale e culturale delle università del sud. Francesco Rossi (che ha proposto di “abolire i concorsi per accedere ai ruoli della docenza”), ha detto che nel territorio in cui la Seconda università di Napoli opera, il Casertano, e quel Casal di Principe oggi alla ribalta della cronache, “il 60 per cento degli studenti è figlio di genitori neanche diplomati e l’ateneo ha cercato di migliorare il livello di cultura e di preparazione del territorio. Se c’è una fuga di cervelli, vuol dire che da qualche parte sono stati preparati”. Secondo Giovannini, “la fuga dei cervelli è una sconfitta, perché chi va a lavorare al nord e all’estero non fa che aumentare il divario competitivo tra il sud e altri territori più ricchi”.
Dai rettori del sud non è mancata la volontà di fare autocritica. Secondo Tomasello, “l’autonomia disgiunta dalla responsabilità non ha senso, e non possiamo dire che non abbiamo commesso degli errori, a partire dal numero dei corsi”. Secondo Lagalla, “abbiamo seguito un modello di formazione universitaria più modellato a misura di docenti e non docenti che di studenti, anche se spesso in maniera inconsapevole o giustificabile. La verità è che l’Università era attrezzata per la cultura tradizionale e poco attrezzata ai nuovi saperi quali turismo, generazione di energia, valorizzazione dei beni culturali e ambientali, approcci ai problemi della illegalità e della marginalità. Bisogna rendere attrattivo il sistema accademico italiano e quello del sud Italia”.
red (7 nov 2008)
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