aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Il presidente provinciale è stato sentito dai magistrati
Ordine dei medici, Amato: "Siamo estranei alla vicenda Lo Piccolo"

E' durato oltre mezz’ora il colloquio dall’aggiunto Alfredo Morvillo e dei sostituti Gaetano Paci, Domenico Gozzo e Francesco Del Bene con il presidente provinciale dell'Ordine dei Medici, Amato, riguardo al pizzino ritrovato nella borsa di Lo Piccolo, in cui si parlava di 10 mila euro dati dall’Ordine alla famiglia del boss. A disposizione degli inquirenti tutta la documentazione compresi i libri contabili

Toti Amato, presidente provinciale dell’Ordine dei medici per più di mezz’ora è stato sentito dall’aggiunto Alfredo Morvillo e dai sostituti Gaetano Paci, Domenico Gozzo e Francesco Del Bene, riguardo al pizzino ritrovato nella borsa di Lo Piccolo - arrestato lo scorso 5 novembre – in cui si parlava di 10 mila euro dati dall’Ordine alla famiglia del boss.
“La richiesta di essere sentito – ha detto Amato, uscendo dalla stanza dei magistrati – è partita da me, per ribadire l’estraneità dell’Ordine alla vicenda. Per questo ho messo a disposizione degli inquirenti tutta la documentazione compresi i libri contabili”. Amato ha avuto l’incarico di gestire in prima persona i lavori di restauro di villa Magnesi, sede dell’Ordine, dalla gara di appalto fino all’assegnazione. Dopodichè una commissione si è occupata di gestire i lavori. La gara è stata assegnata al consorzio Aedars scarl, con sede a Roma, formata da settantadue imprese per l’importo di un milione e 160mila euro. I lavori sono iniziati a giugno 2006 e si concluderanno a fine anno. Capo cantiere è l’architetto palermitano Salvo Lonardo. “Una dichiarazione che tengo a ribadire – ha continuato Amato – è che il pizzo non si paga, ma va denunciato. Ho dato mandato all’avvocato Torti di querelare coloro che associano Ordine dei medici e mafia”.
Ma secondo alcune indiscrezioni, i pm avrebbero chiesto ad Amato anche alcuni chiarimenti sul contenuto di una intercettazione ambientale tra Salvatore Lo Piccolo e Francesco Manzella, boss di Passo di Rigano. I due, quel 14 febbraio 1996, parlavano delle trattative per l'acquisto di Villa Magnisi da parte dell'Ordine dei medici, ma su cui aveva puntato gli occhi anche il "Barone. Lo Piccolo, da quanto emerso dalle intercettazioni, si sarebbe voluto inserire nelle trattative spiegando di voler utilizzare Amato per convincere il venditore ad abbassare il prezzo. "Toti Amato dice di avere a questo come padre, al Mannino. (...) Va bene, adesso mi informo, vedo se questo Mannino conosce a questo Toti Amato". È la voce di Manzella che pronuncia queste frasi, captate dagli investigatori. Alla fine è proprio il boss arrestato lo scorso cinque novembre a stabilire il prezzo secondo lui più giusto. "Invece di tre miliardi - dice Lo Piccolo - ce la faccio dare due miliardi e quattro, perciò ci guadagna sempre".

Laura Nicastro - Andrea Cottone (16 novembre 2007)
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