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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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Le storie di due vigili a confronto La strada è il loro pane quotidiano e gli incontri con il cittadino non sempre sono facili. Al rancore per una multa ricevuta, si accompagna però "il grazie" di quanti in difficoltà hanno trovato nel vigile, non solo un’istituzione ma, un sostegno amichevole. Ateneonline ha raccolto le loro testimonianze Occhi chiari, sorriso aperto, Vincenzo (nome di fantasia) è un agente della polizia municipale di Palermo da circa dieci anni. Quarantenne, sposato, due bambini. Nel 1988 viene bandito un concorso per vigili, vi partecipa senza convinzione anche perché ha già trovato un lavoro presso il ministero delle Finanze ma non in Sicilia e non nella sua Palermo. Con sorpresa supera tutte le prove, nonostante alcune manifeste illegalità e tentativi di corruzione e dopo dieci anni viene assunto. Lascia tutto e con la famiglia torna nella sua città. Quale è stato il tuo primo incarico? “Servizio di viabilità a piedi per ben 10 anni, di cui tanti trascorsi alla rotonda di via Leonardo da Vinci. La giornata per me cominciava alle 7.00 quando uscivo da casa ma la sveglia suonava già un’ora prima. Alle 7.30 ero già sul posto di lavoro e per due ore data l’alta densità del traffico in entrata a Palermo, non potevamo muoverci. Eravamo ben in quattro a reggere questo snodo critico per il traffico, troppo pochi. Dopo le 9.30 a turno facevamo uno spuntino e qualcuno andava al comando per le pratiche amministrative, per le relazioni su incidenti per consegnare le multe. Gli altri restavamo in postazione per i controlli ordinari, soste, indicazioni stradali. Alle 12.00, tutti nuovamente in postazione per smistare il traffico d’uscita dalla città, senza tregua fino alle 14.30, quando abbiamo il cambio turno. Nel pomeriggio fasce critiche sono le ore che vanno dalle 15.00 fino alle 17.00 e dalle 18.30 alle 20.30 e a gestire il traffico siamo sempre in numero non sufficiente”. E ora ? “Da dicembre 2005 il mio lavoro è diverso, in seguito ad un incidente e ad una forma allergica acuta causata dallo smog, sono agente del nucleo TSO, mi occupo cioè di trattamenti sanitari obbligatori. I turni sono di 8 ore, ma a volte sfiorano anche le 12 ore. Ricoverare in modo coatto un malato di mente, di Aids, tossicodipendenti, persone pericolose per sé e per gli altri non è un lavoro semplice. I momenti più tristi sono quelli in cui bisogna ricorrere alle minacce, alla forza con seri rischi per la nostra incolumità fisica. I casi ci vengono segnalati dal pronto soccorso o dai familiari che si arrendono di fronte all’irragionevolezza dei soggetti. Ma il più delle volte i malati collaborano e poi sono sempre gli stessi, spesso sono già sotto terapia e si rifiutano di continuarla, con loro nasce persino un rapporto amichevole. Sento però di non avere una preparazione adeguata a questo servizio, mi ricordo una volta quando ricoverammo un uomo che aveva per letto una sdraio. Nella sua casa solo un tavolo e una sedia, non c’era elettricità e viveva al buio. Sul pavimento liquami e sporcizia indescrivibile, non riesco a dimenticarlo davanti a me non avevo più una persona, si è arreso senza difficoltà, ma nei suoi occhi c’era la gratitudine per averlo tratto fuori dal baratro”. Nicoletta (anche questo nome di fantasia) lavora da poco tempo nella polizia municipale. Trentenne, è stata assunta per scorrimento di graduatoria, perché controllando i titoli dei concorrenti la commissione si accorta che in tanti non avevano le carte in regola per partecipare al concorso. Ha provato il concorso di vigile perché "pur di trovare un lavoro certo ho fatto di tutto. Sono stata nelle Marche, ho lavorato in un’azienda privata, tutto in regola, ma non c’era la certezza, gli orari erano duri, ero lontana da casa”. E' possibile fare un bilancio dopo un anno da vigile? "Mi occupo di viabilità agli incroci e di prevenzione e soste irregolari. Il vantaggio di lavorare nel pubblico è la maggiore garanzia dei diritti per me, ma anche per mio figlio, ora dopo il mio lavoro posso trascorrere con lui mezza giornata, due anni sono troppo pochi per lasciarlo solo. Non riesco però a rassegnarmi alla disorganizzazione del comando: i miei turni sono settimanali, ma le postazioni vengono modificate e comunicate il giorno prima per il giorno dopo e poiché il mio servizio è a piedi sono costretta a qualche salto mortale. La causa? Gli assenteismi senza controllo. Anche il clima all’interno e tra noi non è semplice. Spesso siamo divisi e a volte ho l’impressione che si vuole favorire e mantenere la divisione interna per evitare di richiedere uniti i nostri diritti. Ad esempio il pagamento di indennità di pubblica sicurezza è in arretrato di quasi due anni e poi pur rispettando i progetti di produttività interna come eliminare le doppie file e le revisioni veicolari, riceviamo le briciole del budget destinato al raggiungimento degli obiettivi”. La più grossa difficoltà? “Il rapporto con il cittadino palermitano che mi vede già in partenza un nemico, perché gli sottraggo dei soldi. Non c’è rispetto per la figura istituzionale, manca il senso del diritto ma è molto forte quello del favore. Del resto se la città non offre quei servizi primari come un efficiente trasporto pubblico e i parcheggi, ci si rivolge ad altro, ad esempio, ai parcheggiatori abusivi che sono una casta di potere e riescono a far multare quei cittadini che non li hanno pagati. L’esperienza più brutta l’ho avuta un mese fa, quando ho multato una macchina parcheggiata sulle strisce pedonali. Il proprietario mi si è avvicinato minacciandomi e dicendo che le ruote della mia macchina non sarebbero rimaste intatte a lungo. Ad una mia collega hanno tagliato tutte e quattro le gomme e cosi da qualche settimana esco di casa travestita. Poi mi appoggio ad un negozio vicino alla mia postazione di lavoro e lì mi cambio per essere sicura di non essere seguita. Da qualche giorno ho deciso di muovermi in autobus per evitare danneggiamenti seri. Mi sembra che la città stia vivendo un momento buio, sono tornata e quasi non riconosco la mia Palermo. Io voglio cambiarla lavorando al meglio, ma voglio che mi sia data la possibilità di svolgere bene questo servizio che per me è il biglietto da visita di un’amministrazione verso i cittadini”. >> Torna all'articolo principale Maddalena Maltese (16 marzo 2007) |
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