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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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ma bisogna essere corretti e precisi' Ricordano i tanti colleghi uccisi dalla mafia, tra aneddoti e trucchi del mestiere, il giornalista di nera Leone Zingales, presidente regionale dell'Unione cronisti, ha parlato ad Ateneonline di alcune regole fondamentali che ogni cronista di nera deve tenere sempre a mente. "Serietà, professionalità, rispetto dei colleghi e degli inquirenti. E non spegnete mai il telefonino. Il mio è sempre acceso" "Cronista di nera si nasce, non si diventa. È un mestiere da svolgere con passione sempre rinnovata e con la coscienza che la cronaca nera è la spina dorsale di un giornale, quella che permette lo scoop". La lezione più sincera che Leone Zingales poteva tenere agli studenti di Ateneonline è contenuta in queste parole. Trucchi del mestiere, aneddoti, regole professionali da tenere sempre presenti. Di questo ha parlato lo storico cronista, autore di 27 libri di attenta analisi tecnica e giornalistica del fenomeno mafioso, presidente regionale dell'Unione cronisti e collaboratore per la conaca nera alla Sicilia di Palermo e all'agenzia Agi. "Prima regola, purtroppo ormai poco diffusa tra i cronisti più giovani: andare di persona sul luogo del delitto, del disastro, della tragedia. Soltanto in questo modo si possono scoprire gli aspetti rimasti in secondo piano, me che potenzialmente fanno più notizia del fatto in sé. Una regola fondamentale da rispettare, però, è non invadere mai la scena del crimine. Si rischia di contaminare le prove e compromettere l e indagini. Altra mossa fondamentale, rintracciare l'identità della vittima (il mio istinto mi suggerisce sempre di informarmi su chi è l'ucciso) chiedendo le informazioni a fonti ufficiali come il dirigente o un funzionario della sezione omicidi. Mai andare a tentoni e fidarsi delle voci e delle supposizioni, anche se fatte da ufficiali presenti sulla scena del crimine. Terzo, mai definire una persona 'pregiudicato' se la Corte di Cassazione non ha prima reso definitiva la condanna in primo grado" per evitare pesanti risarcimenti danni. Ricordano i colleghi uccisi dalla mafia o in circostanze ancora da appurare, come Mario Francese, Peppino Impastato, Mauro De Mauro, Giuseppe Alfano, Mauro Rostagno, Giovanni Spampinato, Cosimo Cristina, raccontando aneddoti della sua carriera professionale tra il tragico e l'avventuroso, Zingales batte molto sulla memoria storica del cronista ("soltanto l'esperienza permette di tessere quei collegamenti con cui approfondire i retroscena di una vicenda") e sull'importanza di poter contare sul sostegno dei colleghi in redazione. Zingales ha inoltre esposto il suo criterio di classificazione degli omicidi: "Il delitto di mafia, in cui non conviene al cronista fare domande ai familiari della vittima. Il rischio è di 'bruciarsi' per sempre. Poi, il delitto passionale, molto di moda sui quotidiani, in cui è utile al giornalista intervistare parenti e familiari per i dettagli della vicenda; infine, le liti familiari. In questo caso, il giornalista che troppo incautamente prende la parola con le famiglie coinvolte, potrebbe anche correre rischi fisici". Vittoria Dragotta (4 lug 06) |
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