aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Dibattito su Cosa nostra, giornalismo ed editoria
Mafia, Grasso al convegno allo Steri:
"C'è un'emergenza dell'informazione"

Per garantire un'informazione efficace è necessario rispettare la deontologia professionale, recuperare il giornalismo d'inchiesta ed evitare eccessivi dettagli folkloristici, come invece hanno fatto molti organi di stampa trattando la cattura di Provenzano. Anche i saggi sulla mafia scritti dai cronisti possono portare nuova conoscenza, se elaborati con correttezza metodologica e non improntati solo alla "suggestività". E' quanto è emerso dall'incontro organizzato dall'Ordine dei giornalisti e dalla Scuola di giornalismo "Mario Francese" dell'Università di Palermo

Il rapporto tra mafia e giornalismo, quanto e come i media parlano di Cosa Nostra, perché la deontologia professionale può aiutare a migliorare la visione che la società ha del fenomeno. Questi punti focali del convegno-dibattito "La mafia come fenomeno editoriale e la deontologia dell'informazione" che si è svolto venerdì scorso allo Steri di Palermo.

I relatori che hanno partecipato all'incontro, organizzato dalla facoltà di Scienze della formazione dell'ateneo palermitano e dalla scuola di giornalismo 'Mario Francese', sono stati d'accordo su un punto fondamentale: di fenomeno mafioso, sui giornali e in tv, si parla in modo "troppo legato all'attualità, alle ondate emotive", come ha osservato il presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro. "E il rischio dell'eccessiva esposizione mediatica, o al contrario dell'eccessiva attenzione ai dettagli più folkloristici - ha ribadito la studiosa Alessandra Dino - rischia soltanto di mitizzare i mafiosi". Il modo peggiore per combatterli, anche secondo il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: "La mafia conosce l'importanza dei mass media e i metodi per manipolarli, in modo da legittimare o delegittimare certi personaggi. Sfrutta il punto debole del giornalismo odierno, quello di voler spettacolarizzare ogni fenomeno. Oramai, fa notizia soltanto la cattura di un superlatitante come Bernardo Provenzano, o il fatto di mafia che scopre i legami con la politica. Ma l'informazione costruita esclusivamente sull'emergenza provoca piuttosto un' 'emergenza dell'informazione' ".

Certo, scrivere di mafia in modo appassionante è sempre un vantaggio, innanzitutto economico, perché 'vende' di più. "Ma non bisogna prendere in considerazione soltanto il filone letterario-narrativo su Cosa Nostra, quello più romanzesco - mette in guardia Antonio La Spina, presidente del coordinamento delle lauree in Scienze della comunicazione e direttore della scuola di giornalismo 'Mario Francese' - esistono anche gli studi storici, economici, sociologici sul fenomeno e, infine, il settore che in questi ultimi anni sta conoscendo un boom: la saggistica scritta dagli stessi giornalisti. In questo caso, il giornalista diventa anche studioso". E non deve dimenticare - avverte La Spina - la correttezza metodologica che garantisce rigore e obiettività di giudizio, altrimenti si rischia di pubblicare libri "suggestivi" solo per vendere, senza portare nuova conoscenza sull'argomento.

Insomma, un canone che sembra quasi imporre lo scandaglio tipico dell'inchiesta e che "la Scuola di giornalismo dell'Università di Palermo - ha sottolineato La Spina - tiene a insegnare ai suoi allievi". Un codice etico da tenere bene a mente, quindi, "soprattutto quando - ha osservato lo storico Salvatore Lupo - sono gli stessi giornalisti che forniscono ai mafiosi gli argomenti per rendersi più credibili" perchè esaltano gli aspetti romanzeschi delle loro vicende biografiche, quelli che fanno più notizia.


"Invece è il giornalismo d'inchiesta a dare dignità all'informazione - ha concluso Pietro Grasso - In alcuni casi ha persino aiutato gli investigatori a svolgere le indagini".
Vittoria Dragotta (19 giu 06)
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