aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Alla scoperta del passato attraverso i documenti
Archivi di Stato, storia d'Italia dimenticata
Molto è stato fatto per rendere fruibile al pubblico e agli studiosi lo sterminato patrimonio di atti e testimonianze scritte. Molto c'è ancora da fare per rendere attraente la carta forse ingiallita, forse sbriciolata ma ricca di cultura dei documenti che hanno scandito oltre mille anni del nostro passato. Viaggio nel mondo degli archivi italiani alla scoperta di una realtà fatta di scaffali ben organizzati, accanto ad altri che necessitano ancora di una sistemazione. Diversi i documenti inestimabili, noti soltanto al pubblico di nicchia e agli storici

Più di un milione di pergamene (oltre a quelle mischiate ad altra documentazione) e circa otto milioni di buste, filze, mazzi, fasci, volumi e registri; oltre 1.200.000 metri lineari di scaffalature occupate dai documenti dello Stato; oltre 8000 archivi comunali, sottoposti alla vigilanza delle Soprintendenze archivistiche regionali; circa 50.000 enti pubblici non territoriali che hanno operato e operano in Italia dall'unificazione, e che sono sottoposti al controllo e alla tutela delle Soprintendenze, con tutto il patrimonio documentario che hanno prodotto nel corso dei secoli.

Sono le cifre del patrimonio archivistico e documentario attualmente conservato in Italia. Ma è soltanto la punta di un iceberg, visto che milioni di carte, antiche e recenti, giacciono ancora impolverate negli scantinati di palazzi e biblioteche, nei solai e nei magazzini, nelle moderne case di privati e in antiche chiese di campagna, nelle città e nei paesi dell'entroterra nazionale. Per non parlare degli archivi ecclesiastici, la cui importanza di testimonianza storica è preziosa proprio perchè fanno le veci dell'anagrafe: nel caso siciliano, ad esempio, "basti pensare che l'organizzazione dell'anagrafe nei municipi risale per la Sicilia al 1820, mentre le parrocchie registravano nascite, matrimoni e morti già fin dal 1500", scrive Giuseppina Giordano in un volume della Scuola di Archivistica dell'Archivio di Palermo. E i rischi per i documenti conservati, prosegue la sovrintendente archivistica per la Sicilia, sono tanti. La carta fragile può essere distrutta da muffe, agenti chimici, topi...oltre che da incendi e ladri che sanno bene dove cercare.

L'organizzazione degli archivi di stato è regolata dalla "legge archivistica" (d.p.r. 30 settembre 1963, n.1409), in parte modificate dal d.p.r. 3 dicembre 1975, n.805 e recentemente dal Codice per i beni culturali e il paesaggio, D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42.
Secondo la legge, l'Amministrazione italiana degli Archivi di Stato si scinde in due branche con compiti distinti. L'Archivio Centrale dello Stato e i 103 Archivi decentrati sul territorio nazionale, con sede nei capoluoghi regionali, devono conservare gli archivi degli Stati italiani pre-unitari risalenti fino all'Alto Medioevo, i documenti degli organi giudiziari ed amministrativi dello Stato che non sono più di uso corrente, tutti gli altri archivi e singoli documenti che lo Stato abbia in proprietà o in deposito per disposizione di legge o altro titolo, gli archivi notarili anteriori agli ultimi 100 anni e gli archivi di quegli enti ecclesiastici e corporazioni religiose i cui beni sono stati confiscati dallo Stato. Possono ricevere in deposito archivi degli enti pubblici (regioni, province, comuni, enti pubblici non territoriali) e archivi privati (di famiglie, di persone, di impresa, di istituzioni), che possono essere acquisiti dallo Stato anche per acquisto, per donazione, per lascito.
Esistono poi 35 sezioni di Archivio di Stato, con sede in città non capoluogo di provincia, che conservano i fondi documentari di particolare pregio esistenti sul territorio di pertinenza e che dipendono dall'Archivio di Stato competente per la provincia.

Ogni anno, per la realizzazione degli interventi e delle spese ordinarie e straordinarie da effettuare da parte degli organi centrali e periferici dell'amministrazione archivistica, viene approvato un piano annuale dal Ministero per i beni e le attività culturali.

Molte le voci di storici, etnologi, ricercatori, semplici cittadini che si sono persi nei meandri dei corridoi dei palazzi che ospitano gli archivi di Palermo, senza riuscire, a volte, a cavare un ragno dal buco; rare, ma pur sempre presenti, anche le esperienze di coloro che, nel corso delle loro ricerche, si sono imbattuti in personale competente, gentile e disponibile, capace di orientare nel modo giusto il loro percorso. "Tra il top dell'Archivio comunale, in cui ho trovato la massima competenza e cortesia, e l'inesistente Archivio storico regionale, di cui noi tutti studiosi di storia vagheggiamo l'esistenza come l'araba fenice - dichiara l'etnologo Gaetano Basile, responsabile della rivista "Il Pitrè" - esiste un ampio range di enti e istituzioni, pubbliche e private, in cui si nascondono veri e propri tesori sconosciuti al grande pubblico".

> Gli archivi a Palermo

> Un documento con 900 anni di storia

> Intervista a Claudio Torrisi, direttore dell'Archivio di Stato

> Intervista ad Antonio Giuffrida, docente di Storia Moderna

> Intervista a Gaetano Basile, etnologo

> Il futuro gli archivi


Vittoria Dragotta (27 set 05)

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