aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Regolari in crescita al ritmo del 30 per cento annuo

Sicilia, le due facce dell'immigrazione
Un rapporto stilato da 'Medici senza frontiere' denuncia le condizioni disumane dei nuovi braccianti
Si parte per raggranellare il necessario a sostenere le famiglie rimaste nei paesi d'origine, ma in molti decidono di non tornare indietro, mettono su famiglia e provano a integrarsi. Dall'Africa il 70 per cento di nuovi cittadini è fatto di uomini, raddoppiano le partenze dall'Est. A Enna quasi l'80 per cento di assunzioni a tempo indeterminato. A Palermo oltre 2000 si mettono in proprio

Cresce sempre di più il numero degli immigrati in Italia. Vengono alla ricerca di un lavoro, nella timida speranza di rifarsi una vita, ma fuggono anche dalle guerre civili e si rifugiano nel posto più vicino, raggiunto sulle carrette del mare, vengono anche quelli che credono nel miraggio del primo mondo, fatto di benessere e consumismo. Tutti, chi più chi meno arrivano in Italia, e spesso fanno tappa in Sicilia. Crocevia di popoli e di culture, trampolino di lancio per molti di loro.
Sono 649 mila i permessi di soggiorno rilasciati nel 1992. Adesso, a distanza di poco più di dieci anni, hanno superato il milione e mezzo. Di questi, la maggior parte è rilasciata per motivi di lavoro: i lavoratori, dipendenti assunti, hanno superato quota 427 mila. A tanto ammontano i permessi rilasciati tra il 1992 e il 2003, mentre appare in crescita anche il fenomeno del lavoro autonomo, con un più di 80 mila permessi (fonte: 'Flussi migratori e mismatch nel mercato del lavoro", studio della Luiss, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli).
Accanto ai permessi regolari c'è l'universo indistinto degli immigrati clandestini. Racimolano le briciole di un sogno di benessere:per 20 euro al giorno sono disposti a fare di tutto. A vivere in condizioni disumane, a dormire per strada, a percorrere quindici chilometri per un bicchiere d'acqua. Preoccupante la radiografica che Medici senza frontiere ha tracciato attraverso l'Indagine sulle condizioni di vita e di salute dei lavoratori stranieri impiegati nell'agricoltura italiana. Un esercito di uomini che, nei centri di Cassibile e Alcamo, vive in condizioni inaccettabilI per un Paese civile.

Ombre che offuscano le luci che iniziano ad accendersi nel difficile processo di integrazione. Aumentano le presenze femminili, i bambini e i ricongiungimenti familiari diventano sempre più preponderanti. Si parte per migliorare, per raggranellare qualche soldo in più che servirà a sostenere la condizione svantaggiata delle famiglie rimaste nel paese d'origine. Ma si parte anche per restare, per fare famiglia altrove. L'immigrazione cambia volto anche per questo.
E in aiuto di chi affronta l'esperienza della migrazione crescono le informazioni disponibili in rete. Su Internet on line consigli, regolamentazioni comunitarie e normative.

In Sicilia, secondo i dati contenuti nel "Dossier statistico 2004, Caritas-Migrantes", gli immigrati regolarmente soggiornanti al 31 dicembre 2003 sono 65.194, con un incremento del 31,5 per cento rispetto al 2002. Rispetto all'aumento del valore medio nazionale (45,1 per cento) la Sicilia mantiene l'ottavo posto tra le regioni italiane, dietro la Campania e davanti le Marche. Al dato complessivo, bisogna comunque aggiungere i minori con un totale di 14.165.
Palermo, con 4.176 nuovi soggiornanti, rappresenta il 26,7 per cento dell'incremento sul totale regionale e con i suoi 16.460 immigrati regolari è la prima provincia siciliana per numero di presenze. E' seguita da Ragusa, con 3.284 nuovi permessi e Catania, che perde il primato regionale con un calo del 2,7 per cento. Prevalgono gli immigrati di sesso maschile anche se si riduce sempre di più lo scarto: 54,1 per cento sul totale con punte del 75,2 per cento per i cittadini provenienti dall'Africa. In calo i coniugati che passano dal 59 al 56 per cento mentre i celibi/nubili aumentano di 7 punti percentuali.

Provenienza geografica. La ripartizione continentale conferma la superiorità numerica delle comunità africane con 26.705 unità, ma diminuisce dell'1,4 per cento la presenza regionale. L'Europa passa al secondo posto superando la provenienza asiatica, con un aumento del 4,1 per cento e un totale di presenze pari a 16.430 unità. Raddoppiano le presenze i Paesi dell'est, passando da 6.6674 a 12.826 soggiornanti. I Paesi che hanno contribuito a questa svolta sono l'Albania (+1.841), la Polonia (+1.581), la Romania (+1.191) e l'Ucraina (+949).
I tunisini sono in prevalenza nelle province di Ragusa (29,9 per cento), Trapani (24,6 per cento) e Palermo (14,3 per cento), raggiungendo il 78,8 per cento del totale regionale e il 18,3 per cento sul totale nazionale. I cingalesi sono concentrati per il 95,1 per cento nelle grandi aree urbane di Palermo (38,6 per cento), Messina (31,4 per cento) e Catania (25,1 per cento), rappresentando il 17,2 per cento del totale nazionale. I marocchini, rispetto al 2002, aumentano in valore assoluto (+1.880) e mantengono invariata la stessa percentuale sul totale regionale (10,5 per cento): Palermo, con 1.508 presenze, Messina con 1.506 rappresentano insieme il 44 per cento del totale regionale. Gli albanesi, passando dal sesto al quarto posto nella graduatoria dell'Isola, soggiornano in maggioranza nelle province di Ragusa (34,1 per cento), Messina, (22,5 per cento) e Catania (18,1 per cento).


Motivi del soggiorno. I permessi per lavoro autonomo, rispetto al 2002, sono aumentati di 295 unità, attestandosi sulle 3.733 presenze: il 5,7 per cento del totale regionale, dato in linea con quello nazionale (5,5 per cento). Una crescita lenta dovuta alle difficoltà che gli immigrati trovano nell'affrontare normative e pratiche amministrative, per loro particolarmente difficoltose e a volte, all'impossibilità di accedere al credito e a iniziative formative e di assistenza professionale. La quota più alta di questi permessi spetta alla provincia di Palermo: si tratta di 1.072 presenze, pari al 28,7 per cento dei permessi per lavoro autonomo rilasciati in Sicilia. I motivi di famiglia sono, a loro volta, cresciuti di 868 unità rispetto al 2002, passando a 18.620, con una crescita del 4,9 per cento su base annua ed attestandosi al 28,6 per cento di tutti i permessi rilasciati. Alla provincia di Catania spetta la quota più alta con 5.931 presenze, quasi il 40 per cento dei permessi registrati in tutta la provincia. Le due motivazioni, insieme, giustificano nell'Isola il rilascio del 91,4 per cento di tutti i permessi di soggiorno, 1 punto percentuale in più rispetto alla media nazionale (90,4 per cento), segno che un numero sempre maggiore di immigrati manifesta l'intenzione di restare in Sicilia o, quantomeno, si dà da fare per creare delle condizioni che garantiscano una maggiore stabilità.

Mercato occupazionale. Delle 17.886 assunzioni di lavoratori extracomunitari registranti nella regione, 9.337, pari al 52,2 per cento del totale, risultano per contratti a tempo indeterminato e 8.459 (il 47,8 per cento) a tempo determinato. Dall'analisi provinciale Enna è al primo posto sull'utilizzo dei contratti a tempo indeterminato con il 78 per cento del totale, mentre quelli a tempo determinato prevalgono sul totale a Ragusa (62,7 per cento), e a Trapani (61,1 per cento), dove è alto l'inserimento nel settore agricolo, caratterizzato in buona parte dalla stagionalità dell'occupazione. Il lavoro degli stranieri, rispetto agli italiani, si caratterizza per un fortissimo turn over, ovvero per la presenza di un numero assai consistente di spostamenti tra una azienda e un'altra, magari anche della stessa località.
L'ambito principale di inserimento è l'agricoltura, con il 46,6 per cento, un valore più alto rispetto alla media nazionale. La provincia più coinvolta è Ragusa, con l'81 per cento di tutte le assunzioni provinciali e il 24,6 per cento di quelle regionali: questa vocazione all'agricoltura si concentra nel settore orto-floro-vivaistico alimentato dal dinamismo del mercato dei fiori di Vittoria e dalla presenza di 4.744 ettari di colture ortofrutticole protette nel Ragusano. Trapani è la seconda provincia per assunzioni nel settore agricolo con il 68,4 per cento sul totale.
Segue l'impiego nel settore alberghiero e della ristorazione, con il 9,6 per cento i tutte le assunzioni dell'isola e infine quello delle costruzioni, con il 9,4 per cento sul totale.
Se consideriamo il lavoro autonomo, la Sicilia sembra confermare la vocazione all'autoimprenditorialità dei cittadini immigrati. Dai dati relativi al 2003, i titolari d'impresa nati all'estero nella regione ammontano a 11.291, con un incremento, rispetto al 2002 pari all'8,8 per cento. Essi rappresentano il 3,5 per cento del totale dei titolari d'impresa dell'Isola, un valore comunque inferiore alla media nazionale che è del 5,1 per cento. Palermo risulta al primo posto con 2.292 titolari d'impresa, pari al 20,3 per cento del totale, seguita da Catania, 2.103 con il 28,6 per cento del totale, Agrigento, 1.673 con il 14,8 per cento e infine Messina, con 1.640 con il 14,5 per cento.
Adriana Falsone (19 mag 2005)
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