aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Le aree protette interessano il 20 % del territorio
La Sicilia nuota in un mare di verde
La superficie complessiva ammonta a oltre 279 mila ettari. Ai quattro parchi e alle 90 riserve vanno aggiunte le cinque aree marine istituite dal Ministero dell’Ambiente. In arrivo un ulteriore ampliamento


Non solo spiagge, mare e sole. La Sicilia punta anche su oasi, parchi e riserve naturali. La Regione ha ampliato le aree verdi nei territori delle varie province. La nuova mappa, firmata dall’assessore al Territorio Francesco Cascio, rivede anche i confini delle zone denominate Sic (ovvero i siti di interesse comunitario che tutelano particolari habitat naturali) e Zps (le aree a protezione accentuata per la salvaguardia di particolari specie ornitologiche). I risultati parlano ora di un 19,55 % per quanto riguarda il territorio regionale protetto, “un valore che supera abbondantemente la media nazionale dell’11%”, secondo l’assessorato. Il provvedimento è stato preso in seguito alla richiesta dell’Unione europea di riclassificare le zone protette in linea con le proprie direttive.


Attualmente il sistema delle aree naturali poste sotto tutela è costituito da quattro parchi (Parco dell’Etna, delle Madonie, dei Nebrodi e dell’Alcantara) e 90 riserve naturali, di cui 76 già istituite grazie al Piano regionale del 1991. La superficie complessiva ammonta a oltre 279 mila ettari, una cifra di tutto rispetto se si considera anche che le riserve siciliane si distinguono per la ricchezza e la diversità del patrimonio naturale e per la pluralità dei soggetti coinvolti. Inoltre, in attuazione delle direttive comunitarie 79/409 e 92/43 sono stati proposti per la Sicilia 218 Sic, di cui 47 già dichiarati Zps per l’avifauna. Complessivamente le zone naturali protette interessano una superficie pari al 20 % circa del territorio regionale. Il quadro va completato tenendo conto che il Ministero dell’Ambiente ha istituito cinque aree marine protette (Capo Gallo-Isola delle Femmine, Ustica, Isole Egadi, dei Ciclopi e Pelagie) e ne ha previste altre sette.
I parchi hanno un’area molto vasta (il Parco dei Nebrodi supera gli 85 mila ettari) e sono gestiti da enti di diritto pubblico, costituiti ad hoc per l’amministrazione della superficie. Al contrario le riserve si estendono per poche centinaia, a volte poche decine di ettari e sono affidate a soggetti già esistenti come Università, Comuni, Province e associazioni ambientaliste. Un’altra sostanziale differenza riguarda le politiche sviluppate nei due tipi di area: nei parchi, oltre a promuovere la conservazione delle specie naturali, ci si deve occupare anche della regolamentazione, incentivazione e sostegno delle attività tradizionali come la pastorizia, l’agricoltura, la cura dei boschi. Le riserve sono ambienti nei quali le attività umane possono anche essere presenti in maniera significativa, ma generalmente, considerata la minore superficie, prevale l’aspetto della conservazione. I Sic e le Zps non hanno un ente di gestione e rispondono alla volontà dell’Unione europea di individuare dei territori ideali per tutelare particolari specie. In essi, al contrario che nei parchi e nelle riserve, non ci sono attività vietate per legge e le varie iniziative devono essere sottoposte a una valutazione di incidenza, che consideri l’impatto ambientale delle diverse attività. Gli Stati e le Regioni sono, inoltre, obbligate dall’Unione europea a determinare le forme di tutela più opportune.


Oggi il problema più urgente da risolvere sembra essere quello dei finanziamenti, necessari anche per valorizzare il turismo sostenibile in Sicilia. Secodo quanto riporta "Milano Finanza", con i fondi del Por 2005/2006 è stato finanziato un progetto che prevede di istituire una serie di percorsi alternativi nel territorio agrigentino. L'iniziativa è stata realizzata dalla cooperativa "Agrigento evergreen", in collaborazione con l'Agenzia provinciale per l'energia e l'ambiente (Apea) e con l'associazione progetto giovani. Inizialmente ci si è dedicati alla formazione di venti guide naturilistiche, mentre in un secondo momento le imprese hanno ricevuto le consulenze amministrative e fiscali per avviare l'attività imprenditoriale. L'obiettivo è quello di dare un'immagine diversa della città della Valle dei templi, identificando alcuni percorsi alternativi. Dall'archeologia alle cave fino ai fondali marini, alle risalite del fiume Platani in canoa, senza tralasciare il trekking e il sole delle spiagge: sono 13 i percorsi individuati al momento, ma destinati ad aumentare ed essere presentati nel portale www.agrigentonatura.it.
Le associazioni ambientaliste
però reclamano un maggiore sostegno da parte delle istituzioni, mentre la Regione fa notare come per lo scorso anno ci sia stato un incremento dei fondi destinati alle riserve.
Tuttavia, come rivela Il Sole-24 Ore, non è ancora partito il Progetto integrato regionale "Rete ecologica", previsto all'interno di Agenda 2000. Superata la fase preliminare, adesso il documento programmatico attende il parere positivo dell'Autorità di coordinamento, che dovrà essere convocata nei prossimi giorni. In questo modo, riserve e parchi potranno usufruire di oltre 220 milioni, tratti dai fondi previsti da 22 misure che costituiscono il Por. Nel documento definitivo si terrà conto della proposte avanzate dagli enti parco e dagli enti gestori delle aree protette, relativi alle infrastrutture e alla conservazione dei territori.

Francesco Paolo Leonardo ( 11 aprile 2005)
Chiara Di Pasquale

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