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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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Da una parte oltre 6300 tesserati e 139 società sportive. Dall'altra meno di 100 impianti da gioco. Senza contare i ragazzi in strada che vogliono imitare le gesta di Toni e Corini. Paolo Di Gangi, presidente della Figc: "Quadro allarmante, dove sono le istituzioni?". Lapidario Stefano Santoro, assessore comunale allo Sport: "La Federazione potrebbe fare di più" Cresce
tra i giovani la voglia di calcio, ma le strutture dove praticarlo sono scarse
e inadeguate. A fronte di 6354 tesserati, tra Pulcini, Esordienti, Giovanissimi
e Allievi suddivisi nelle 139 società sportive, Palermo
e provincia hanno a disposizione soltanto 99
campi da gioco omologati tra pubblici e privati, praticamente
uno ogni 64 piccoli atleti. "E'
una situazione paradossale - denuncia Lucio Di Gangi, presidente provinciale
della Figc -, che assume contorni allarmanti
se riferita al solo capoluogo. Per fare un esempio, il centrocittà è totalmente
sprovvisto di impianti di calcio a 11. Rispetto agli anni passati - prosegue
- ci troviamo in circostanze peggiori, assolutamente inadeguate alla crescente
richiesta di fare calcio, uno sport che certamente non sarà il più completo,
ma il più popolare indubbiamente sì. Inoltre - aggiunge - soltanto
il 30 per cento dei campi omologati è in condizioni dignitose".A chi vanno attribuite le responsabilità? Di Gangi punta il dito contro le forze politiche locali: "Non c'è attenzione verso lo sport di base - dice -. Abbiamo una classe di governo molto più attenta all'apparire che all'essere. Da troppo tempo sentiamo promesse che puntualmente non si concretizzano. Non c'è progettualità. E' molto più semplice organizzare la grande manifestazione che porta visibilità anziché concentrarsi sull'attività giovanile, magari scarsamente pubblicizzata, ma con risultati innegabili a lungo termine. La soluzione? Non chiedo dei veri e propri stadi, ma servono almeno altri 30 impianti dove i nostri ragazzi possano svolgere la loro attività nel migliore dei modi". Se da un lato la Provincia sceglie la via del silenzio (inutilmente abbiamo tentato di parlare con l'assessore al ramo Sammartano), pronta la replica di Stefano Santoro, assessore comunale allo Sport: "E' vero, la nostra città è certamente carente da questo punto di vista, ma la realizzazione di un campo di calcio richiede un iter burocratico piuttosto complesso. Troppo spesso però - ribatte Santoro - si chiede l'intervento pubblico per la realizzazione di opere per le quali la stessa Federazione potrebbe impegnarsi. Non mi risulta infatti che la Figc abbia avviato delle pratiche per individuare aree da adibire a campi da gioco e da gestire in prima persona. Ad ogni modo - conclude l'assessore - stiamo tentando di dare una prima risposta a queste esigenze restituendo alla città alcune aree da destinare a campi da gioco come quelle interne al parco della Favorita, alle spalle del Circolo del tennis". Dalla risoluzione dei problemi d'impiantistica alla salvaguardia dei settori giovanili il passo è breve. La questione-vivai, infatti, è entrata prepotentemente anche nell'agenda delle priorità dell'Uefa. Il massimo organo di governo del calcio europeo ha recentemente proposto un regolamento in difesa del patrimonio calcistico giovanile: dalla stagione 2006/07 ogni squadra qualificata per le Coppe europee dovrà inserire nella lista dei 25 giocatori da fornire all'Uefa almeno quattro "giocatori locali": due formati nel club e due nella federazione d'appartenenza. Dal 2007/08 dovranno essere almeno sei (3+3) e dal 2008/09 almeno otto (4+4). Un passo concreto, insomma, per rilanciare i vivai che - secondo Nyon - sono stati trascurati. Nelle prime divisioni dei campionati europei infatti il numero dei "giocatori locali", ovvero quelli che hanno trascorso almeno tre anni in un club o in un paese tra i 15 e i 21 anni d'età, è diminuito del 30 per cento. I tempi stringono. Se la proposta-Uefa dovesse trasformarsi in legge (entro aprile se ne saprà di più), una città come Palermo, ritornata al calcio che conta dopo anni di anonimato nelle serie inferiori, non reggerebbe il confronto con le grandi squadre italiane ed europee. Abbiamo fatto un giro in alcune scuole-calcio palermitane. Mancanza di fondi, di aree adeguatamente attrezzate, scarsa presenza delle istituzioni: queste le principali difficoltà. "Soltanto la passione ci spinge ad andare avanti", dice Antonino Manno, presidente del Calcio Sicilia, una delle più importanti e prestigiose società calcistiche della nostra regione, "perché di soldi da parte degli enti locali non ne riceviamo. Andiamo avanti con le rette annuali dei ragazzi e con le sponsorizzazioni private che riusciamo a ottenere". Gli fa eco Claudio Benanti, massimo dirigente della Vis Palermo: "Non abbiamo una sede fissa per gli allenamenti e la carenza di contributi è dovuta a incredibili lentezze burocratiche: aspettiamo ancora un contributo regionale del 2004 di soli 400 euro. E' davvero dura andare avanti così". Salvatore Cataldo e Fabio Scavuzzo (11 mar 05) |
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