Premio "Alessandro Cestelli"
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




Per Ale

Il suo sorriso sapeva essere dolce,
malinconico e beffardo.
Il suo sguardo intenso, svagato o fulminante.
La sua mente, lei, sapeva viaggiare gli universi:
dai faraoni ai clavicembali,
dai fossili ai romanzi,
dalle cellule in provetta
all'arte saracena e alla giustizia,
come portata in corsa da inarrestabili puledri.
La sua ironia sapeva usare il fioretto più sottile
o esplodere in genio boccaccesco.
La sua lingua sapeva parlare
alle magliette a strisce dei bambini
e alle fatiche degli anziani,
perché sommava le innocenze di ciascuno.
La sua fantasia sapeva partire
per memorie struggenti
e per speranze da nessuno immaginabili.
L'orgoglio suo civile sapeva
fargli amare Palermo come un figlio
e fargliela frustare con l'ira del profeta.
Il suo cuore sapeva la delicatezza e la fierezza,
l'amore che non si spegne
e la cortesia dell'attimo che passa.
Perciò seppe amare i suoi cari e gli amici e i cittadini giusti
come se non conoscesse limiti o confini.
Qualcosa anche lui non seppe fare:
Non seppe mai essere banale né mediocre,
e nemmeno vile o disonesto o servo.
Perciò chi lo conobbe tenga questo a mente:
di aver ricevuto dalla vita
un privilegio grande come il mare.

A friend of his

 

L'ELFO ALE

La notte quando tutti gli uomini mortali dormono, stanchi per una giornata di lavoro, il mondo si popola di strane creature; a volte noi umani le abbiamo conosciute, anche fugacemente, e non possiamo dimenticarle. Esse hanno tutte una particolarità: scompaiono alla luce del sole. Solo di notte, dunque, noi abbiamo occhi per vederle. Chi è fortunato le vede davvero, chi lo è meno, a volte, le vede solo in sogno. Nessuno di noi, però, può fare a meno di loro. Loro sono tanti, più di noi mortali. E come noi mortali possono essere buoni o cattivi, fantasmi, streghe, angeli, demoni… Tra loro ci sono tuttavia creature assai strane, le più strane di tutte, che sicuramente non fanno parte del popolo dei viventi ma che non appartengono, del tutto, nemmeno a quello della notte. Essi sono gli Elfi. Si, è sicuro, essi non sono mortali come noi, ma non sono né fantasmi, né streghe né demoni, e può capitarvi di vederli per davvero. Essi sono dei bambini che vivono ormai solo per tenerci compagnia come gli angeli custodi. Ma sono molto più birichini degli angeli, perché vanno e vengono secondo il loro estro mutevole, senza dare spiegazione a nessuno. Sono creature bizzarre, capricciose e incostanti. Ma noi non possiamo farne a meno. Da loro riceviamo il dono più prezioso: la favola. Loro lo sanno bene ed è per questo che sorridono sempre maliziosamente quando si mettono accanto a noi al momento del sonno. Quello è il loro momento. Cominciano a raccontare di mondi fatati, di principesse meravigliose, di pasti succulenti e la loro parola consolatrice ci trasporta in un atmosfera magica, dove tutto è possibile, dove non vi è strada tracciata, dove non vi è preoccupazione e il cuore si rinnova. Tra loro vi è un grande Elfo: l'Elfo Ale. Lui è un Elfo ancora più strano degli altri, non perché sia magro e biondo e con due occhi azzurri luminosi di gioia (molti Elfi gli somigliano fisicamente), ma perché è il più bizzarro, il più imprevedibile di tutti; insomma è l'Elfo più bambino che sia mai esistito. La sua specialità sono le favole sulle tavole imbandite di cibi raffinati e appetitosi che lui ha assaggiato, viaggiando per tutti i paesi del mondo, insieme a compagni strani e malassortiti come ladri, gatti parlanti, dee sumere e asini che volano. Quando lui vi si corica vicino, la notte, mentre gli occhi vi si chiudono già per il sonno, vi affascina con i suoi mirabolanti racconti, ma state in guardia perchè può darsi che alla fine della favola, se non siete stati molti attenti, l'Elfo Ale vi appiccichi un nomignolo pungente che corrisponde al vostro maggior difetto e di cui non vi libererete mai più perché lui lo suggerirà a tutti quelli che vi conoscono. L'Elfo Ale è uno dei più importanti Elfi e lo è diventato perché amava moltissimo la Vita e se ne era dovuto separare troppo presto, senza avere avuto il tempo di crescere neanche un po'. Ma non fa mai pesare la sua importanza agli altri Elfi, sia perché nel loro mondo le gerarchie sono sconosciute, sia perché tutti i suoi compagni gli riconoscono che è il migliore nel fare addormentare i mortali. Le sue favole sono di quelle che fanno allontanare subito le paure, che le dissolvono in un istante. Poiché l'Elfo Ale è velocissimo a trasportarvi in altri mondi, uno più fatato dell'altro, e nel viaggio con lui, che inizia, istantaneo e inatteso, le paure diventano subito silenziose, cedono disarmate davanti a quei Castelli Grandiosi, a quei Prati Meravigliosi a quelle Fate di Luminosa Bellezza con cui l'Elfo Ale vi circonda la mente e il cuore. Così, anche se non ci credete, quando un giorno lui verrà e vorrà raccontarvi una delle sue favole con la caparbietà che gli è propria, lasciatelo fare. Non lo scacciate pensando che sia solo una creatura fantastica, si offenderebbe a morte e potrebbe non venire a cercarvi per due o tre secoli. È molto permaloso. Se, invece, lo accoglierete senza manifestare stupore per la sua natura così bizzarra, egli vi regalerà i racconti più belli, le storie più struggenti e, strizzando di gioia i suoi fantastici occhi azzurri , vi accompagnerà nel regno del Sonno, parlandovi senza posa di Mari Infiniti, di Animali Fantastici, di Tesori luccicanti in mezzo a cui non sentirete più alcuna paura e vi lascerete andare tra le sue braccia, tra le braccia di quel fanciullo che anche voi siete e che, quando cala l'oscurità, ha il potere sublime di scacciare dalla mente il pensiero della morte.