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Fig. 28-31. Il rispetto della memoria allude alla conservazione dello stato attuale del monumento, con le coperture del 1957 e gli avvallamenti dei mosaici (presenti fin dalla loro scoperta) poiché implica il rispetto dei processi storici che hanno condotto alla configurazione attuale del complesso archeologico. E allora perché è stato espresso il desiderio di ottenere (con interventi distruttivi e irreversibili) una perfetta superficie piana all'interno di una architettura di carattere archeologico? Alle campiture di colore verde e celeste che, come si evince dai grafici in alto, interessano gran parte degli ambienti della Villa del Casale, corrispondono le superfici mosaicate per le quali sono previste le categorie d'intervento <<riconfigurazione delle superfici>>, <<rimozione meccanica>> e addirittura <<rimessa in quota>>! Si tratta di operazioni ad altissimo livello di distruttività, oggi bandite dalla cultura del restauro, in grado di snaturare tutte le opere musive ed alterare il delicatissimo equilibrio che le superfici ed il substrato hanno acquisito nel corso dei secoli. Alle campiture gialle e grigie, in basso nelle solite planimetrie, corrispondono la <<rimozione meccanica con riconfigurazione delle lacune>> e lo <<stacco di porzioni musive con bonifica del massetto di sottofondo e ricollocazione>>! Quale persona di cultura potrebbe identificare in questi sbrigativi disegni un progetto d'interventi (stimati al metro quadrato) da compiere sulla Villa romana del Casale di Piazza Armerina?
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