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SUL TEMA DEL RESTAURO, PROTEZIONE E FRUIZIONE DEL SITO ARCHEOLOGICO
DELLA VILLA DEL CASALE DI PIAZZA ARMERINA

di Alessandra Alagna

parte I  |  parte II

Cesare Brandi

Cesare Brandi, Cosa debba intendersi per restauro preventivo, Bollettino ICR, n. 27-28, 1957, pp. 87-92. 

Restauro preventivo come tutela, remozione di pericoli, assicurazione di condizioni favorevoli, atto del riconoscimento dell'opera d'arte nella sua duplice polarità estetico-storica che porta alla sua salvaguardia come immagine e come materia (…) inoltre togliamo per sempre il restauro dall'empirismo dei procedimenti e lo integriamo alla storia, come coscienza critica e scientifica del momento in cui l'intervento di restauro si produce.


Cesare Brandi, Archeologia siciliana, Bollettino ICR, n. 27-28, 1957, pp. 93-100.

(…) Posto dunque che la costruzione dei vani della villa con altrettanti muri e finestre immaginarie, o peggio ancora lucernari, sarebbe non un restauro ma un inqualificabile sconcio, posto che i mosaici devono rimanere nel luogo dove sono stati trovati, si prospetta il problema della copertura.
Due le esigenze supreme per la conservazione dei mosaici pavimentali ovvero che non siano esposti all'umidità di infiltrazione e capillarità, né ai raggi diretti del sole nelle ore più calde e che non vi si cammini sopra pur mantenendone la completa visibilità.
(…) Pertanto si tratta di attuare una copertura che sia quanto meno monumentale possibile, e del rudere stesso lasci in vista, oltre alle colonne, quello che veramente ne resta, oltre ai mosaici, ossia la disposizione planimetrica. La copertura leggera sarà sostenuta e ancorata con sostegni invisibili posti a giusta frequenza i quali avranno come base i resti dei muretti. La copertura che dovrà avere doppio displuvio per le acque e piana al di sotto dovrà venire realizzata in materiale trasparente simile al vetro negli spioventi e in materiale opaco al di sotto. E' tutto. Tecnicamente è possibile; per la conservazione dei mosaici è soluzione ideale, perché evita di sotterrarli in un ambiente chiuso.
Noi non dubitiamo che questa soluzione integralmente moderna e integralmente modesta, diverrà esemplare.

Ranuccio Bianchi Bandinelli

Ranuccio Bianchi Bandinelli (Direttore della Direzione Generale di Antichità e Belle Arti del Ministero della P.I.), AA., BB. AA. e B. C., l'Italia storica e artistica allo sbaraglio, Roma 1957, p. 58.

Ottima dal punto di vista tecnico, anche se deludente da quello pittoresco, è la sistemazione che si sta dando alla villa dei mosaici di Piazza Armerina. Quando, tra un anno, la sistemazione sarà completa, si avrà in quel luogo una delle più sorprendenti meraviglie del passato. Varrà la pena di venirci da lontano. Un complesso di quasi tremila metri quadrati di mosaici in ottima conservazione. (…) Le pareti della villa sono crollate e non ne restano che muretti alti poco più di un metro, tranne in qualche punto, come nelle terme, dove sono abbastanza alti per poterne permettere addirittura un consolidamento ricostruttivo. Il difficilissimo problema della conservazione dei mosaici si sta risolvendo nel modo più brillante che si potesse immaginare. Sottili strutture metalliche sostengono tettoie e pareti di materia plastica trasparente, che daranno al visitatore un'immagine, appena accennata, ma tecnicamente ineccepibile come un'assonometria, di quelle che erano le masse ed i volumi della costruzione antica. E non credo che nessuno vorrà tanto indulgere al facile romanticismo delle rovine, da rimpiangere la libera visione dei muretti fatiscenti. Sui muretti invece saranno collocate passerelle; e così il visitatore potrà godersi in pieno i mosaici, da conveniente altezza, e senza bisogno che essi vengano interrotti con strisce di stuoia o di tappeto. Gli elementi tecnici moderni stanno benissimo con l'antico, anche perché nell'antico il fondamento tecnico e artigiano è sempre vivissimo. Bisogna soltanto badare a che il moderno non sopravanzi sull'antico, non metta questo a proprio servizio …


Franco Minissi 

Franco Minissi, Relazione del Concorso per il progetto delle opere di protezione dei mosaici della Villa romana del Casale in Piazza Armerina, Roma 1957.

Progettare un'opera architettonica per la protezione, conservazione ed esposizione dei pavimenti musivi del suddetto complesso costituisce indubbiamente uno dei problemi più vasti e multiformi che l'architetto possa essere chiamato ad affrontare in questo specifico campo della sua attività. (…) Le soluzioni tecniche di una tale opera debbono concretizzarsi in una composizione che non deve in alcun modo imporre il proprio valore architettonico a scapito di quello monumentale ed archeologico esistente. Opere moderne (…)massima discrezione (…)linguaggio di tono sommesso affinchè il visitatore si concentri sulle opere monumentali e archeologiche esistenti trascurando tutto ciò che, se pur necessario, è soltanto accessorio.
E a proposito del problema museografico:
Si tratta di creare l'ambiente-museo ad un materiale già preventivamente ordinato e disposto.
Si è scartata l'idea di una ricostruzione stilistica del complesso poiché oltre che inattuale, con la sua pretesa architettonica completamente falsa ed arbitraria avrebbe creato pericolose confusioni nel visitatore.
Sulle linee guida del progetto:
- Riformare non ricostruire gli spazi-ambiente relativi ai vari mosaici
- Eliminare il passaggio sui mosaici
- Isolare completamente i mosaici dalle offese atmosferiche senza peraltro togliere ad essi la massima illuminazione
- sovrapporre alle antiche strutture opere e materiali di natura diversa in maniera che denunciassero chiaramente la loro funzione utilitaria e che assicurassero la perfetta integrità delle strutture murarie antiche
Le coperture degli ambienti, in materiale plastico laminato perspex della fabbrica inglese I.C.I. dello spessore di mm 3,2 di colorazione fumo trasparente, sono state realizzate con doppio o semplice spiovente all'esterno e con soffitto piano all'interno, ottenendo così la necessaria camera d'aria d'isolamento termico, l'occultamento delle strutture metalliche superiori e l'annullamento della loro ombra sul pavimento musivo.
Le pareti sono state realizzate in parte con superfici ondulate intere e in parte con superfici lamellari tipo persiana (telaio fisso in legno di abete e parti mobili in perspex curvato in modo da impedire le infiltrazioni di acqua e vento). Queste ultime, unitamente a pareti intere apribili per scorrimento assicureranno l'aerazione degli ambienti nelle stagioni calde.
E ancora sui criteri progettuali:
Nella definizione dei volumi delle varie parti del complesso è stato rigorosamente rispettato ogni elemento architettonico esistente utile a fornire indicazioni sui rapporti originali dell'organismo (…)l'esistenza di colonne intere e di tratti di architrave ha permesso la determinazione esatta delle altezze e suggerito il proporzionamento degli ambienti adiacenti.
La chiusura del peristilio e del ninfeo è stata realizzata con grandi superfici di cristallo onde ottenere la più perfetta trasparenza e per lo stesso motivo la struttura metallica portante è stata posta dietro ciascuna colonna in maniera che la visione risulti libera da qualsiasi sovrastruttura.
Al fascino romantico dei ruderi si sostituisce oggi un complesso di volumi modellati, variamente illuminati e più o meno trasparenti, la cui visione può forse meglio suggerire alla fantasia dell'osservatore un quadro non lontano da ciò che poteva essere il complesso della Villa Imperiale, se pur tradotto in termini del tutto moderni.


Dal Verbale redatto il 25 luglio 1958 dal Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti Sezione I di Archeologia-Paleontologia-Etnografia (Presidente Prof. Amedeo Maturi, Consiglieri Proff. Ranuccio Bianchi Bandinelli, Giacomo Caputo e Domenico Mustilli, Assiste Sopr. Prof. Luigi Bernabò Brea)

Nelle parti coperte, vestibolo d'ingresso, ambulacro del grande portico, sale ai lati del portico e galleria della caccia, il Consiglio ha riscontrato, durante il sopralluogo, che le strutture in ferro, assicurati a parti di murature di restauro senza pregiudizio alcuno per le strutture originarie, rispondono allo scopo prefisso di salvaguardare l'integrità dei mosaici senza impegnarsi in un disegno di ricostruzione e che inoltre le passerelle si rivelano rispondenti allo scopo (…)la Sezione ne riconosce la legittimità e la buona esecuzione.
Dopo l'esame completo e particolareggiato delle varie parti della Villa, nel compiacersi che l'angoscioso problema della protezione dei mosaici di Piazza Armerina si avvii finalmente al suo compimento, la Sezione esprime vivo compiacimento al Sovrintendente Bernabò Brea, al Direttore dei Lavori Dott. Vinicio Gentili, all'Assistente Veneziano e all'architetto Minissi i quali con intelligente e amorosa cura hanno provveduto al recupero e al ricollocamento di ogni minimo elemento utile al restauro ed alla conservazione.

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