Associazione culturale onlus finalizzata alla promozione e alla diffusione
della cultura e delle tecniche per la conservazione, la tutela e la valorizzazione
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ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
Presso il TRIBUNALE DI PALERMO

ESPOSTO
A TUTELA DEL BENE CULTURALE VILLA ROMANA DEL CASALE

Introduzione

Premessa

Verifiche

Allegati

Premesso che

- i primi scavi sistematici della Villa Romana del Casale, ubicata nel territorio di Piazza Armerina, si sono svolti a partire dal 1820, e che la più parte dei ruderi e delle pavimentazioni musive sono stati quasi completamente rimessi in luce a far data dalla seconda metà degli anni Trenta del Novecento;

- in linea con le più aggiornate posizioni culturali che suggerivano la conservazione in loco dei resti archeologici, al fine di evitare il trasporto dei mosaici in una sede museale lontana,
si determinava di realizzare un sistema di coperture, per assicurare le condizioni necessarie alla salvaguardia delle decorazioni musive di straordinario interesse storico artistico;

- nel 1942, su progetto del soprintendente Piero Gazzola, veniva realizzato il primo tentativo di copertura tradizionale con elementi lignei e coppi alla siciliana, sorretti da pilastri;

- nel prosieguo, il deterioramento della copertura determinava dissesti, accompagnati da crolli parziali, causati dal degrado delle travi lignee maturato nel corso di un decennio;

- nel 1954, si determina la necessità di realizzare una nuova copertura che potesse proteggere l'intera superficie dei resti archeologici per un totale di circa duemila metri quadrati e, di conseguenza, si bandiva un concorso per la progettazione delle nuove coperture della Villa del Casale a cui partecipano gli studi professionali rappresentati da Pier Luigi Nervi, Aldo Grillo, Roberto Calandra, e Franco Minissi;   

-
nel 1956, è prescelto il progetto dell'architetto Franco Minissi, ispirato dalle tendenze culturali del "restauro critico", e si ratifica l'incarico da parte del Ministero della Pubblica Istruzione;

- l'azione dell'architetto Minissi viene svolta con la consulenza del prof. Cesare Brandi, direttore dell'Istituto Centrale del Restauro, e che il progetto riceve il plauso ed è unanimemente condiviso dalla Scuola Italiana di Restauro, allora rappresentata da Roberto Pane, Gugliemo De Angelis D'Ossat, Agnoldomenico Pica e Renato Bonelli;

-
nel 1957, il primo lotto dei lavori con la direzione dell'architetto Minissi si conclude per la parte relativa alla copertura e completa fruizione del vestibolo d'ingresso, dell'ambulacro del grande portico, la galleria della caccia ed altri ambienti

- l'esecuzione dell'impianto museografico suscita interesse ed entusiasmo tanto che, nel luglio 1958, una determinazione del Consiglio Superiore di Antichità e Belle Arti loda l'ottima esecuzione, e l'importanza culturale della copertura trasparente messa in opera nella Villa del Casale, e dispone una rapida continuazione dell'opera di protezione della parte restante del complesso archeologico; 

- nonostante l'eccezionalità della Villa  come complesso monumentale di estrema rilevanza storico-artistica del periodo tardo imperiale romano, ed il grande numero di visitatori che accorrono per ammirare ed accostarsi a tale testimonianza avente valore di civiltà, si sarebbe costretti a dovere ritenere che tutte le autorità titolari del potere-dovere di tutela e conservazione del bene abbiano omesso di svolgere quelle attività di prevenzione, manutenzione, e restauro su cui si articola la nozione giuridica di conservazione, a favore delle strutture di protezione, ed è altresì noto che gli unici interventi eseguiti (inconsistenti, inadeguati, e pericolosi rispetto all'emergenza del degrado da superare) hanno alterato, e quindi pregiudicato il microclima, con la modificazione, e l'eliminazione delle soluzioni relative alla coibentazione termica; ed inoltre, anche compromesso fortemente la fruizione e la leggibilità dei mosaici in conseguenza alla rimozione degli elementi di diffusione della luce solare, contenuti nel progetto dell'architetto Minissi per l'illuminazione naturale;

- nonostante l'eccezionale valore storico ed artistico dei mosaici della Villa del Casale, che rappresentano una delle testimonianze più preziose della decorazione dell'epoca imperiale romana,
da parte di coloro che hanno la responsabilità della tutela e della valorizzazione, si è omessa un'attività complessiva ed organica di prevenzione del degrado, nonostante le ripetute sollecitazioni e le critiche espresse dal mondo accademico nazionale ed internazionale: l'inerzia più che decennale delle competenti autorità, manifesta nell'assenza di puntuali efficaci ed efficienti provvedimenti di conservazione, potrebbe ritenersi la causa o concausa del drammatico progredire del distacco di un numero considerevole di tessere lapidee, e l'aggressione di erbe infestanti, muschi e licheni;

- nel 1993, a causa dei noti problemi idrogeologici, mai affrontati e tutt'oggi insoluti, si è verificato un alluvione che ha invaso i resti archeologici della Villa, e ricoperto i mosaici con una spessa coltre di fango e che anche in quell'occasione non si è proceduto ad adottare possibili opere a tutela del complesso archeologico;

-
nel 1997, la Villa del Casale è stata inserita dall'UNESCO (Unione Generale delle Nazioni Unite per l'Istruzione, le Scienze e la Cultura) nell'elenco dei monumenti che costituiscono il patrimonio dell'umanità, conclamando il riconoscimento di complesso archeologico di altissimo valore storico-artistico;

- nel corso degli ultimi anni, com'è noto, la Villa Romana del Casale è stata oggetto di una lunga serie di furti di oggetti artistici e di atti intimidatori di vandalismo, che hanno provocato danni considerevoli agli apparati musivi, consistenti nell'imbrattamento con vernici, e nella distruzione di brani di mosaico; 

- per fronteggiare la criminalità, ed al fine di risolvere la grave situazione di degrado fisico ed ambientale della villa del Casale,
la Regione Siciliana, il 4 settembre 2003, nominava una "Unità di Crisi" presieduta dall'ex Generale dei Carabinieri Bruno Conforti;

-
con D. A. n. 57 del 9 luglio 2004, l'Assessore Regionale ai Beni Culturali ed Ambientali, e alla Pubblica Istruzione, Fabio Granata, nominava il dott. Vittorio Sgarbi "coordinatore generale di tutti gli interventi da realizzare per la conservazione, tutela e valorizzazione della villa del Casale", e la nomina si accompagnava all'attribuzione dei poteri in merito all'impegno dei finanziamenti reperiti ammontanti a 25.600.000 euro (€ 18.000.000 dal POR 2000/2006 e € 6.600.000 dal PIT della Provincia di Enna), rendendo il commissario unico responsabile delle iniziative concernenti la sistemazione dell'area circostante, la gestione dei proventi dei biglietti ed il generale funzionamento del sito, con l'alterazione della ripartizione delle funzioni amministrative in materia di beni culturali, con il venir meno del sistema di gestione condivisa del bene culturale, garantito dalla pluralità delle competenze anche tecniche cui è affidata la tutela e la valorizzazione del bene culturale, ed il regime vincolato degli interventi vietati, o ammissibili condizionatamente all'autorizzazione preventiva dell'amministrazione.

-
in tale cornice, l'Unità di Crisi, ormai esautorata, cessava la sua attività, in seguito alle dimissioni del suo presidente Conforti, presentate l'8 settembre 2004;

-
con  legge reg. sic. 28/12/2004 n. 17, Vittorio Sgarbi veniva nominato "alto commissario per la valorizzazione della Villa del Casale di Piazza Armerina", con un compenso stabilito da gravare sulle somme del Comune di Piazza Armerina, provenienti dagli introiti della vendita dei biglietti d'ingresso della villa del Casale;

- nell'espletamento dell'incarico, nel comunicato stampa del 3 novembre 2004, il
commissario Sgarbi caldeggiava la demolizione delle opere di copertura, ormai storicizzate, progettate dall'architetto Minissi, a favore della realizzazione di una ciclopica cupola in ferro e vetro dell'altezza di 45 metri per un diametro di 150 metri progettata dagli architetti Mario Bellini e Lucio Trizzino, suoi professionisti di fiducia;

-
nel periodo novembre-dicembre 2004, una rappresentanza della comunità scientifica (prevalentemente composta da una cinquantina di docenti universitari della disciplina Restauro) ha organizzato una raccolta di firme con lo slogan "Salviamo villa del Casale dalle cupole" al fine di sollecitare le autorità competenti e scongiurare la distruzione della copertura esistente, unanimemente ritenuta di grandissimo valore culturale, e allo stesso tempo per impedire lo scempio ambientale rappresentato dalla introduzione della grande struttura di ferro e vetro;

-
nel prosieguo, un ripensamento del commissario Sgarbi consentiva di abbandonare l'ipotesi della realizzazione della cupola, a favore di una azione conservativa globale del sito archeologico da realizzarsi attraverso un progetto elaborato dal Centro Regionale per il Restauro diretto dall'architetto Guido Meli

-
il commissario Sgarbi, nell'inosservanza delle prescrizioni contenute nella Carta Italiana del Restauro del 1972, nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. lg. 22.01.2004, n. 42), nonché nel coevo D. lg. n. 30 del 2004 contenente la disciplina degli affidamenti di lavori sui beni culturali, allo stato abrogata in quanto ricompressa nel Codice dei contratti pubblici (D. lg. 12/4/2006 n. 163), elabora proprie linee guida del nuovo progetto di restauro della Villa del Casale, a cui si atterrà il gruppo dei progettisti sotto la direzione dell'architetto Meli;

-
una prima, sommaria, presentazione del progetto avviene nel marzo del 2006 presso il Salone del restauro di Ferrara, che non può considerarsi sede istituzionale competente per il coinvolgimento anche informale delle autorità ordinariamente titolari delle funzioni di tutela e di conservazione del bene. Proprio in quella sede, traspaiono le scelte distruttive nei confronti della copertura storica progettata da Minissi, e realizzata nel 1957;

-
l'Associazione Monumento-Documento, dal novembre 2006, attraverso il proprio sito web www.unipa.it/monumentodocumento ha diramato una serie di documenti per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'imminente pericolo che stava correndo la villa del Casale, facendosi promotrice di una raccolta di firme per chiedere alle autorità competenti di intervenire per interrompere l'azione distruttrice che si proponeva il progetto ispirato dal commissario Sgarbi, e che detta raccolta di firme ha fruttato in totale 1700 adesioni in tutto il mondo;

-
la protesta, oltre al gran numero di adesioni, ha avuto come effetto la presentazione di tre interrogazioni parlamentari al Ministro per i Beni e le Attività Culturali da parte degli onorevoli Francesco Piro e Arnold Cassola e del senatore Valerio Zanone;

- il primo elenco di 1000 firmatari è stato inviato al:
  Presidente della Commissione Europea
  Presidente della Repubblica Italiana
  Presidente del Consiglio dei Ministri
  Al Ministro per i Beni e le attività Culturali
  Ministro dell'Università e della Ricerca
  Ministro della Pubblica Istruzione
  Presidente dell'Unesco
  Presidente dell'ICOMOS
  Presidente della Regione Siciliana
  Assessore Regionale ai Beni Culturali, Ambientali e alla Pubblica Istruzione;

-
i lavori sono stati aggiudicati con il criterio del prezzo più basso a seguito dell'espletamento di gara per pubblico incanto da parte dell'UREGA-Sezione di Enna in data 25, 26, 27, 30 ottobre 2006 e 30 novembre 2006, in un primo momento ad una ditta che ha proposto il 38,8 % di ribasso;

-
il 21 febbraio 2007 é avvenuta consegna dei lavori alla ditta che si era aggiudicata il secondo posto in graduatoria con il 35,23 % di ribasso; 

Verifiche >>>

Pubblica
manifestazione
di consenso
o dissenso
sui contenuti
dell'esposto

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