
COMUNICATO
STAMPA
La settimana che va dal 22 al 28 Novembre è quella che la Società Italiana per l’Ipertensione Arteriosa, la Croce Rossa Italiana e la Lega Italiana contro l’ Ipertensione dedicheranno alla lotta contro questa particolare condizione morbosa, che soltanto in Italia si stima colpisca oltre 12 milioni di persone, con una prevalenza del 37% della popolazione generale, dal 21,3 al 25,7% nella popolazione attiva, dell’ 80% circa tra gli ultrasessantacinquenni e, dato recentissimo, del 5% nei giovani al di sotto dei 30 anni.
In passato era la pressione diastolica, la minima, ad essere considerata il miglior parametro per valutare la gravità dell’ipertensione. Studi epidemiologici, condotti negli ultimi dieci anni, hanno invece individuato che se ciò rimane valido per i giovani adulti con età inferiore ai 55 anni, per le persone di mezza età e gli anziani è la pressione sistolica (la massima) il maggior indicatore del rischio cardiovascolare. I pazienti che presentano incremento della differenza fra pressione massima e pressione minima (la cosiddetta pressione differenziale o pulsatoria) sviluppano infatti, nel lungo termine, un tasso più alto di mortalità cardiovascolare rispetto a quelli in cui la pressione differenziale non varia nel tempo.
Un’analisi pubblicata meno di un anno fa, basata sulla National Health and Nutrition Examination Survey, e finalizzata ad esaminare il comportamento dell’ipertensione sistolica e diastolica (distribuzione percentuale di 3 sottotipi: ipertensione sistolica isolata, ipertensione sisto-diastolica, ipertensione diastolica isolata) in rapporto con l’età (<50 anni e ≥50 anni), ha evidenziato inoltre che la forma sistolica isolata è il sottotipo più frequente di ipertensione non controllata in persone anziane. Infatti, se noi andiamo a valutare perché a livello internazionale circa il 70% degli ipertesi non raggiunge gli obiettivi pressori, nonostante il trattamento, nella maggior parte dei casi scopriamo che il motivo è l’impossibilità di ridurre in maniera adeguata la pressione massima, poiché il suo aumento spesso è dovuto ad un indurimento della parete delle grandi arterie e dell’aorta che è molto difficile far regredire.
Le conseguenze dell’ ipertensione arteriosa possono essere molto gravi, soprattutto a carico dei cosiddetti organi bersaglio, il cuore, i vasi arteriosi, il rene: infatti, una volta che le alterazioni morfo-funzionali, spesso clinicamente silenti, si sono stabilite, aumenta esponenzialmente il rischio di andare incontro ad eventi cardiovascolari maggiori fatali e non fatali, come lo stroke cerebrale, l’infarto e l’insufficienza renale. Il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari si raddoppia per ogni incremento di 20 mmHg per la pressione sistolica e di 10 mmHg per la pressione diastolica, a partire da valori di 115/75 mmHg (figura 1). Particolarmente stretta risulta essere l’associazione dell’ipertensione con l’ictus cerebrale, essendo stata documentata una maggiore mortalità per tale temibile complicanza in quei paesi un cui è più elevata la prevalenza della malattia ipertensiva (figura 2).
In Italia la prevalenza dell’ictus è lievemente più elevata al Sud (7,3 %), rispetto al centro (5,7%) ed al Nord (6,3%), mentre non sono state rilevate differenze sostanziali tra aree urbane (6,6%) ed aree rurali (6,5%) (figura 3)
Si stima che nel nostro Paese si ricoverino ogni anno circa 90.000 cittadini per infarto miocardio acuto e circa 216.000 cittadini per ictus cerebrale o TIA, con un costo complessivo, soltanto per la degenza ospedaliera, di oltre 800 milioni di euro/anno. Inoltre, si verificano ogni anno 183.000 casi di scompenso cardiaco, dei quali una larga percentuale è attribuibile all’ipertensione arteriosa. D’altra parte indagini epidemiologiche internazionali del tutto recenti (Lancet 2003) hanno dimostrato come l’ipertensione arteriosa possa essere riconosciuta come il fattore di rischio che ha contribuito in maniera determinante all’evento nel 49% dei casi di infarto del miocardio e nel 62% dei casi di stroke cerebrale (figura 4).
Inoltre, un corretto approccio al trattamento del paziente iperteso non può prescindere dalla valutazione integrata di tutti i fattori di rischio modificabili e non modificabili frequentemente associati all’ipertensione arteriosa. Una recente indagine condotta in Italia ha evidenziato come l’ipertensione arteriosa si accompagni ad altri fattori di rischio in oltre l’86% dei casi (vedi figura 5)
E’ pertanto necessario formulare una tempestiva e corretta diagnosi di ipertensione arteriosa che non solo ci permetta di curare il paziente, ma anche di valutarne il rischio cardiovascolare globale attraverso l’evidenza precoce, per esempio, di ipertrofia ventricolare sinistra, di un incipiente danno vascolare soprattutto nelle arterie carotidi e/o di danno renale, attraverso la comparsa di microalbuminuria ed incrementi anche lievi della creatininemia.
Trattasi di una valutazione fondamentale, perché un trattamento adeguato può anche far regredire il danno d’organo iniziale, oltre naturalmente a ridurre il pericolo d’infarto, di scompenso cardiaco, di ictus e di insufficienza renale (a tal riguardo è sufficiente una semplice valutazione sulle urine per scoprire la presenza di microalbuminuria, segnale inequivocabile di danno renale incipiente e marker di aumentato rischio di eventi cardiovascolari).
Purtroppo dati recentissimi (Hypertension 2004) dimostrano come nel nostro Paese, per soggetti di età compresa tra 35 e 64 anni, soltanto il 51,8% degli ipertesi sa di esserlo, soltanto il 32% è trattato ed appena il 28% degli ipertesi trattati raggiunge il target terapeutico di valori pressori inferiori a 140/90 mmHg,
La settimana contro l’ipertensione ha i seguenti obiettivi:
1) sensibilizzare e informare la popolazione in primo luogo su quali sono i valori di riferimento della pressione arteriosa in base alle ultime linee guida europee (valori pressori inferiori a 120/80 mmHg sono considerati la pressione ottimale, tra 121 e 139 mmHg per la sistolica e tra 80 e 89 mmHg per la diastolica vengono posti i soggetti con pressione normale o normale-alta, mentre con valori superiori a 140/90 mmHg si definisce la presenza di ipertensione arteriosa)
2) informare la popolazione su quali sono i rischi che l’ipertensione non controllata comporta e quali sono i metodi più corretti per la riduzione del rischio.
Presidi con la Croce Rossa, nelle città di Palermo, Catania, Messina, Trapani e Caltanissetta.
Attivazione e coinvolgimento di tutte le Aziende Ospedaliere, I Policlinici Ospedaliere e le AUSL della Sicilia da parte dell’Assessorato Regionale per la Sanità e dell’Osservatorio Epidemiologico della Prevenzione.
Partecipazione di tutti gli studi dei Medici aderenti a FIMMG e SNAMI
Coinvolgimento attivo dell’Ordine dei Farmacisti e di tutte le Farmacie di Palermo e Provincia.
Incontro con i Farmacisti della Città e della Provincia di Palermo presso la sede dell’Ordine dei Medici di Palermo, martedì 23 novembre alle ore 20.
Incontro con le Federazioni delle Società Sportive, organizzato dall’Assessorato allo Sport del Comune di Palermo e dalla Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana, presso la Sala Gialla di Palazzo dei Normanni, giovedì 25 novembre alle ore 11.
Conferenza sull’Ipertensione Arteriosa, patrocinata dal Banco di Sicilia, a Palermo presso palazzo Branciforte, giovedì 25 novembre alle ore 17.30.
Conferenza organizzata dalla Confederazione ANAP-Confartigianato a Palermo, presso la sede della Confederazione Regionale in via Vincenzo Di Marco, venerdì 26 novembre alle ore 10.30.
Dal Luglio scorso, dal Lunedì al Venerdì, dalle 13 alle 17, è attivo anche un Numero Verde (800.555323) dove gli utenti possono avere informazioni sull’ipertensione, su Centri più vicini a casa loro e sulle principali norme di prevenzione.
GLI ESAMI CONSIGLIATI AL PAZIENTE IPERTESO
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Test
di routine |
Test raccomandati |
| Glicemia1 |
Ecocardiogramma |
| Colesterolemia totale1 | Ecografia carotidi (e arterie femorali) |
| Colesterolemia-HDL | Proteina C-reattiva |
| Trigliceridemia | Dosaggio microalbuminuria |
| Uricemia | Dosaggio proteinuria |
| Creatininemia1 | Fondo oculare2
(se ipertensione severa) |
| Potassiemia1 | |
| Emocromo1 | |
| Esame urine (con sedimento) 1 | 1 se i valori sono normali: controllo annuale |
| Elettrocardiogramma2 |
2
se i valori sono normali: controllo triennale |
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Esami più approfonditi |
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Nell’ipertensione
“complicata” |
Nell’ipertensione secondaria |
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Test di funzionalità:
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Figura 1

Figura 2

Figura 3

Figura 4

Figura 5
