Fortunatus - cap. 3



Dott. Serena Pantè

Progetto di Ricerca:
Innovazioni tematiche e linguistiche nei Volksbücher rinascimentali e in particolare nel Fortunatus (1509)



Il ruolo del Volksbuch nella storia letteraria tedesca è incontestabile. Questo genere letterario, i cui testi si collocano in un arco temporale di circa duecento anni, dalla fine del XIV agli ultimi anni del XVI secolo, assicura una continuità tra Medioevo, Rinascimento ed età moderna. I secoli che vedono il fiorire del genere sono secoli di mutamenti, scoperte, trasformazioni in seno alla società, prima tra tutte il passaggio definitivo da un potere affidato alle corti e alla nobiltà ad uno accentrato nelle mani dei ceti medi e del patriziato urbano, ed è indubbio che «[...] ogni cambiamento che coinvolge la società fin dalle sue basi si ripercuote subito nell’arte, dando vita a nuovi temi e nuove forme [...]»(1). Inoltre i Volksbücher sono caratterizzati da quell’unione di intrattenimento e finalità didattica che contraddistingue tutta la poetica del Rinascimento e nelle loro pagine prendono vita le più famose figure tradizionali del mondo tedesco (si pensi al personaggio di Faust).
All’epoca delle prime ricostruzioni storiografiche in ambito letterario, il Volksbuch non ebbe immediatamente il riconoscimento che meritava. Venne concepito per anni come un sottoprodotto letterario, la sua era considerata una prosa troppo asciutta, completamente priva del fascino dell’epica in versi, da cui tuttavia derivava, secondo l’opinione che il passaggio dai versi alla prosa fosse sintomo di decadenza e di tramonto dei valori artistici.
Nel corso dell’Ottocento poche voci isolate si levarono a favore di questo genere, come quelle dei fratelli Grimm o di Ludwig Tieck, che tuttavia attribuivano al Volksbuch una natura "popolare" che esso non aveva. Queste riflessioni erano solo il preludio ad una completa rivalutazione del genere che avvenne già agli inizi del Novecento.
Studi critici più attendibili sul Volksbuch iniziano però solo intorno agli anni ’60 del secolo scorso (in Italia spicca senza dubbio l’approfondito saggio di Francesco Del Bono), ma le edizioni continuano a essere discontinue, se si fa eccezione per singole opere incluse nella collana economica della Reclam, fra le quali si segnalano la Historia von D. Johann Fausten, a cura di Füssel e Kreutzer, e il Fortunatus, in un’edizione fedele all’editio princeps, a cura di Hans-Gert Roloff. Solo in anni recentissimi, grazie a Jan-Dirk Müller, abbiamo edizioni critiche corredate da un consistente apparato bibliografico e soprattutto da preziose note esplicative (Klassiker Verlag).
Il fenomeno letterario dei Volksbücher continua a essere un ambito di ricerca affatto esaurito, soprattutto considerando la disomogeneità delle conclusioni cui è pervenuta la critica nel corso degli anni.
Innanzitutto la collocazione temporale dei testi nell’ambito della letteratura tedesca ha creato evidenti disaccordi, nel tentativo di datarne l’inizio e la fine, e ha sollevato numerosi interrogativi poiché lo studio di un genere letterario di lunga durata come i Volksbücher deve tenere conto delle metamorfosi di gusto, deve domandarsi quanta continuità possa realmente esserci tra le prime opere e quelle più tardive. Inoltre i testi necessitano di un approfondito studio filologico, spesso trascurato, considerato che questi venivano di frequente manipolati, rimaneggiati dagli stampatori, dando vita a numerose edizioni dissimili tra loro, da cui è difficile risalire all’originale a causa della mancanza di un’adeguata tradizione manoscritta. Infine è opportuno chiedersi come le fonti e i documenti originari siano stati selezionati e utilizzati dagli autori dei Volksbücher per dar vita agli elementi costitutivi della nuova narrativa.
Ho scelto di focalizzare l’attenzione sul Fortunatus, la cui editio princeps risale al 1509, poiché il testo è fra i più diffusi del suo tempo ed è sicuramente il più rappresentativo della cultura urbana nella sua fase ascendente.
Numerosi studi critici hanno fino ad oggi mostrato come il Fortunatus inquadri magistralmente la storia di una singola famiglia all’interno di una comunità, evidenziando problematiche come l’integrazione sociale o la gestione del denaro e offrendoci un quadro piuttosto dettagliato della società tedesca tra il XV e il XVI secolo. I personaggi e le vicende attorno a cui ruota la trama di quello che molti considerano il primo romanzo originale in prosa sono indubbiamente caratteristici della cultura del tempo e gli studiosi sembrano infatti piuttosto concordi nell’attribuire un indiscusso valore ad alcune tematiche cardine del testo, come il conflitto tra Fortunatus e il figlio Andolosia, protagonista della seconda metà del romanzo, l’importanza del retaggio familiare ai fini dell’integrazione, il contesto sociale che fa da sfondo al romanzo, rappresentando una preziosa testimonianza della vita del ceto mercantile nel XVI secolo. Inoltre la stesura del Fortunatus coincide con l’epoca dei grandi viaggi, dei pellegrinaggi, delle rivoluzionarie scoperte geografiche e questo Volksbuch coniuga le due componenti più rilevanti di tale aspetto, ovvero il forte desiderio di esplorare il mondo e la spiritualità propria del pellegrino. Non è assente nel testo anche un significativo intento moraleggiante nella onnipresente, e quasi ossessiva, dicotomia Ricchezza-Saggezza, che rispecchia innegabilmente l’eterna contrapposizione tra virtù spirituali e corporee, una delle tematiche più frequenti nella letteratura di tutti i tempi. Tuttavia quegli stessi studi critici hanno dato interpretazioni discordanti riguardo la maggior parte di questi temi e tale divergenza di opinioni risalta ancor di più per ciò che concerne la ricostruzione della genesi del romanzo, l’individuazione delle fonti utilizzate dall’autore e la datazione del testo.
L’opportunità di un nuovo studio viene suggerita dall’esigenza di approfondire maggiormente alcuni aspetti rimasti ancora in ombra, così come da una palese carenza riscontrata nei testi critici, ovvero la mancanza di un’analisi particolareggiata e completa della struttura sintattica e linguistica del testo che contribuirebbe notevolmente alla comprensione del romanzo, confermando o smentendo le interpretazioni date nel corso degli anni, e permetterebbe di stabilire il grado di omogeneità del testo con le opere ad esso contemporanee. Il Frühneuhochdeutsch, varietà linguistica che contraddistingue il periodo tra la metà del XIV e gli inizi del XVII secolo, tra il tedesco medievale (Mittelhochdeutsch) e il tedesco moderno (Neuhochdeutsch), è caratterizzato ancora da uno scarso uso dei segni di interpunzione, da incongruenze grafiche e grammaticali, dall’impiego dell’iniziale minuscola nei sostantivi, oltre che da numerosi neologismi. Recenti studi sul Frühneuhochdeutsch hanno permesso di ricostruirne la grammatica e di analizzarne le complesse strutture morfologiche e sintattiche, sviluppando una metodica di approccio ai testi che consentirebbe un approfondimento filologico del Fortunatus, tentato finora solo agli inizi del secolo scorso.
L’obiettivo di un nuovo studio sarebbe inoltre quello di mettere a confronto il testo originale del 1509 con l’unica versione italiana del Fortunatus, risalente al 1676 ad opera del correttore di bozze di una stamperia di Napoli, accostamento mai tentato a causa della mancanza di nuove edizioni della traduzione italiana dopo il 1681 e della difficoltà di reperirne copie cartacee. Uno studio parallelo dei due testi sarebbe invece auspicabile poiché ciò consentirebbe di valutare quanto fedele sia la traduzione italiana rispetto all’originale tedesco e metterebbe in luce dettagli importanti come le difformità nel delineare i personaggi principali, la censura di scene o frasi ritenute licenziose, l’eccesso di interventi moralistici e retorici e la profonda influenza delle numerose traduzioni francesi prodotte nei due secoli che separano la data della stesura dell’originale da quella del Fortunatus italiano.
Per il mio studio conto inoltre di avvalermi della collaborazione di specialisti dell’opera, primo tra tutti il prof. Jan-Dirk Müller dell’Università di Monaco, curatore dell’edizione critica citata in bibliografia, che ha dichiarato la propria disponibilità a seguire il lavoro.

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1) "[...] jede Veränderung, die im Unterbau der Gesellschaft vor sich geht, sich in der Kunst sogleich in neuen Themen und Formen niederschlagen müsse [...]" (trad. mia). E. Köhler, Über die Möglichkeiten historisch-soziologischer Interpretation, in E. Köhler, Esprit und arkadische Freiheit, Frankfurt/M., 1966, p. 12.