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IL MARE E LA CITTÀ. 1° seminario internazionale di progettazione architettonica

 
       



II Mare e la Città
Progetti di architettura per lo Stagnone di Marsala
1 ° Laboratorio d'Autunno 1998
Marsala, 25 settembre - 4 ottobre 1998

Direzione del Seminario
Adriana Sarro, Marcello Panzarella
Coordinamento
Lorenzo Sagona
Logistica
Leonarda S. Chirco
Staff
Mauro Accardi, Davide Licari, Nicola Pirrone, Diego Provenzani, Antonio Rallo, Silvia Saccaro
Tutors
Luciana Caricato, Leonarda S. Chirco,
Claudia Colonna Romano, Davide Licari, Gero Marzullo, Saverio Palumbo, Nicola Pirrone, Emanuele Palazzotto, Lorenzo Sagona, Giovanni Sarta, Giovanni F. Tuzzolino

Foto
Nunzio Battaglia
Santo Eduardo Di Miceli

Promotori
Città di Marsala: Assessorato all'Urbanistica, Assessorato alla Cultura.
Comitato: "II Progetto di Architettura per la Città del Mediterraneo".

Patrocinio
Università di Palermo: Facoltà di Architettura e Dipartimento di Storia e Progetto nell'Architettura.
Ordine degli Architetti di Trapani.

CONTRIBUTI SCIENTIFICI
Lezioni

Nunzio Battaglia, Milano
Sebastiano Calvo, Palermo
Roberto Collovà, Palermo
Vito Corte, Palermo
Gaetano Cuccia, Palermo
Francesco Escalona, Napoli
Maria Luisa Famà, Trapani
Giuseppe Guerrera, Palermo
Bibi Leone, Palermo
Nicola Giuliano Leone, Palermo Vincenzo Melluso, Reggio Calabria Bruno Messina, Palazzolo Acreide
Elias Torres Tur, Barcellona Pierantonio Val, Venezia
Guillermo Vazquez Consuegra, Siviglia

Contributi critici
Vito Cappiello, Napoli
Pasquale Culotta, Palermo
Alberto Ferlenga, Venezia


MOSTRE
25 settembre, h. 19,30 Complesso S. Pietro, Trapani e dintorni, progetti per la città del Mediterraneo.
29 settembre, h. 19,30 Complesso S. Pietro, Punteggiature marine.
1° ottobre, h. 19,30 Cinema Impero,
25 progetti per l'architettura nuova di Geraci Siculo.

vai a "Il mare e la città" 2° e 3° seminario internazionale di progettazione architettonica
vedi la pagina su Adriana Sarro
vedi la pagina su Marcello Panzarella


 

Scopo del Seminario, in una prospettiva di ricerca pluriennale, è lo studio del sistema insediativo nel territorio che fa capo alla città di Marsala. Entro tale cornice il 1° Laboratorio d'Autunno, "Il Mare e la Città", si è proposto di sviluppare un'attenzione particolare alle relazioni tra la città e l'area lagunare dello "Stagnone" e delle sue isole.
Il quadro generale dello studio ha compreso le aspettative di sviluppo legate alle attività del tempo libero, alla ricerca scientifica ed all'incremento del turismo naturalistico e culturale, a partire dai tratti che se ne sono delineati con l'istituzione della "Riserva naturale orientata delle Isole dello Stagnone" (1984).
Si tratta di un'area che, attraverso i millenni, s'è costituita come ecosistema in equilibrio assai delicato tra i fenomeni naturali e le attività dell'uomo.
Vi sono presenti, con grande evidenza, i resti delle grandi civiltà del passato, specialmente quelli degli insediamenti fenici, con la città di Mozia nell'isola di S. Pantaleo, ed altre tracce nel territorio circostante. Vi si registrano, per gli aspetti naturalistici, endemismi e rarità nella flora e nella fauna, specie quelle marine. Il paesaggio è inoltre fortemente disegnato dalle antiche saline, con i loro bacini,
canali, mulini a vento, ed i bianchi cumuli del sale estratto. Quasi tutto, però, è preda di degrado ed abbandono.
Nell'immediato interno, subito dietro la linea di costa, si stendono le colture vinicole ed una fitta armatura di strade di penetrazione e di borghi. In questo contesto, in cui la città di Marsala è come il nucleo più compatto d'una densa e complessa nebulosa insediativa, la linea di costa costituisce una struttura assai fragile, che oggi mostra più sintomi di un degrado incipiente. A fronte di ciò, e in vista degli scopi già tratteggiati, l'obiettivo del Laboratorio è stato quello di pervenire ad un sistema d'indicazioni progettuali per aree di studio puntuali, individuate in nodi nevralgici, e legate dal filo conduttore della linea di costa della laguna e da un sistema di circolazione che si è giudicato di dovere ripensare, almeno in parte.
Un'ipotesi avanzata per la circolazione lagunare, che rimane però da precisare, è stata quella del ricorso ad imbarcazioni a cuscino d'aria. D'altra parte, per la circolazione automobilistica, è risultato necessario ripensare il carico che, almeno nelle punte estive, lungo la strada litoranea è già oggi eccessivo.

I LABORATORI DEL PROGETTO
Marcello Panzarella
II seminario-laboratorio sviluppato a Marsala ha mirato a centrare l'attenzione sul progetto d'architettura quale strumento di conoscenza ed intervento indispensabile per controllare le modificazioni della città contemporanea.
Da alcuni anni la rapidità e la complessità di tali processi hanno prodotto una difficoltà inedita nell'uso e nell'attuazione dei più tradizionali strumenti di piano. Ciò, sommandosi alla mancanza tutta italiana di una cultura di programma forte e radicata, ha messo a dura prova anche i mezzi più flessibili di governo del territorio, quali i piani urbanistici esecutivi, particolareggiati, o di zona.
Ma, anche di là dalle difficoltà peculiari della pratica di piano nella nostra situazione nazionale, occorre dire che diviene sempre più evidente la distanza tra i tradizionali elementi d'indirizzo e la loro capacità di fornire le risposte più appropriate ai bisogni che emergono dalla dinamica sociale ed economica.
Diventa sempre più chiaro, per esempio, che nel passaggio dal momento d'indirizzo a quello esecutivo degli interventi programmati, mancano un tempo, ed anche una quantità d'elaborazione e di riflessione intermedia, attraverso i quali sviluppare tra più parti la pratica della discussione e del confronto delle ipotesi in campo, a garanzia della convenienza ed appropriatezza dei risultati, e anche quale occasione, se occorre, per aggiustare il tiro e per eventualmente modificare e migliorare gli indirizzi nel corso della loro attuazione.
A fronte di tali difficoltà, da alcuni anni - e per più parti - si è provato ad utilizzare in modo nuovo alcuni strumenti tradizionali del lavoro accademico, ed a trasformarli in una vera e propria attrezzatura scientifica per la sperimentazione di un approccio nuovo e di un trattamento originale del problema che qui si prospetta. Si è trattato, in generale, di trasformare le cosiddette summer sessions in occasioni in cui l'argomento della discussione o dello studio ha trovato un legame più stretto con le problematiche connesse con i bisogni del territorio in cui l'università ha sede, o di quello in cui essa è ospite per l'occasione. In questi casi le tornate di workshop sono condotte in un tempo necessariamente limitato, con l'impegno progettuale di gruppi di laureandi o di giovani neolaureati, guidati da tutori e da responsabili scientifici di più lunga esperienza. Ne risultano veri e propri laboratori d'architettura, che affrontano un argomento di progetto d'interesse pubblico, già individuato di concerto tra le amministrazioni proponenti, gli eventuali enti privati interessati, e i responsabili scientifici del laboratorio di progettazione.
Naturalmente il tema affrontato ed i problemi coinvolti riguardano situazioni d'interesse generale, capaci di rendere partecipe anche un'intera comunità, chi abita e chi amministra, e l'obiettivo principale dell'indagine a quello di corrispondere positivamente alla loro necessità di conoscere la città e il territorio attraverso uno sguardo ed un pensiero differenti, diversi da quelli legati alle procedure della gestione, e dunque più attinenti al dominio della ricerca e dotati del respiro della più libera speculazione intellettuale.
L'utilità delle operazioni messe in atto in questo genere di occasioni risiede principalmente nella possibilità che esse offrono di produrre una discussione serrata, e dunque un esito progettuale passato al vaglio di più punti di vista. Ciò realizza un fatto positivo per diversi aspetti: il principale risiede appunto nella sua natura dialettica, che ne costituisce l'essenza gia a partire dall'individuazione iniziale dei problemi da affrontare. La precisazione di questi viene di solito effettuata attraverso una serie di discussioni preliminari e d'approssimazioni successive, condotte tra i responsabili scientifici, le amministrazioni pubbliche, ed i loro organi tecnici. II metodo della discussione, sviluppata tra i medesimi soggetti promotori, i progettisti, ed un pubblico di varia formazione, si conferma nel seguito come la modalità principale di controllo ed indirizzo della vera e propria elaborazione progettuale di laboratorio, e costituisce naturalmente anche il modo principale per la valutazione dei risultati progettuali prodotti, allo scopo di determinarne la collocazione all'interno del sistema di utilità e di risorse intellettuali disponibili per l'amministrazione della cosa pubblica.
II modo serrato del dibattito, e l'obbligo di produrre con celerità delle risposte progettuali configurate in modo appropriato e rappresentabili in termini d'architettura, costituiscono d'altra parte un'opportunità di esercizio o di promozione delle competenze disciplinari specifiche, che è molto ambita specie da parte dei giovani prossimi alla laurea o di quelli che l'hanno appena conseguita.
Un altro modo per l'affinamento della sonda progettuale dell'architettura nel campo degli interventi di più vasto interesse pubblico è stato messo a punto con la pratica del simposio di progettazione. Anche in questo caso lo studio e l'elaborazione progettuale che ci si attende da un simposio hanno i caratteri di una ricerca il cui fine non è necessariamente l'immediata operabilità; il fine di un simposio di progettazione è piuttosto quello di costituirsi come strumento utile per aiutare a riflettere sui bisogni e i problemi della città e del territorio, e di stabilire un riferimento autorevole riguardo ai modi ed alla qualità della modificazione che sarà necessaria.
Ciò naturalmente non significa astrazione, bensì necessaria distanza critica, con tutti quei requisiti di metodo, concretezza e capacità di riconoscimento delle condizioni del reale, che sono utili ed indispensabili per chi, amministratore o tecnico, dovrà ricondurre il pensiero ad opera.
In effetti, per il modo in cui li si è tratteggiati, tra workshop e simposio di progettazione sussiste una larga coincidenza di obiettivi, e le differenze riguardano piuttosto le condizioni di elaborazione, stanziali le prime, e dotate di una notevole celerità di produzione, cadenzate le seconde, e sviluppate in più occasioni d'incontro, durante le quali vengono messe a punto, col medesimo criterio della discussione ampia e puntuale, le ipotesi di lavoro elaborate per proprio conto da alcuni progettisti invitati. In entrambi i casi la scelta dei temi progettuali sarà stata condotta tra amministrazione e responsabili scientifici avendo cura di inquadrarli entro un filo conduttore generale, vale a dire la questione principale da affrontare, la quale trova tutta una serie di possibili declinazioni in diversi siti di progetto, quelli per la cui soluzione viene affidata la responsabilità d'indagine ai gruppi di progettisti individuati.
Workshop e simposio di progettazione sono anche accomunati dalla pratica di un'istruttoria preliminare e collettiva dei temi e dei problemi di progetto proposti, con la presenza, in alcuni casi, di una certa quantità di invitati. Questi, in genere, sono rappresentativi di più punti di vista della società civile, e vengono scelti con criteri che a loro volta sono frutto di una discussione specificamente condotta tra i promotori, alla luce dei temi che dovranno essere trattati.
La natura più didattica del laboratorio stanziale ovviamente limita questo tipo di rapporto esterno, che invece nel simposio trova più ampia occasione di svilupparsi, soprattutto tramite le figure degli osservatori istituzionali, cui è data facoltà d'intervenire brevemente nella tornata conclusiva, o negli altri casi in cui ciò è ritenuto utile.
Workshop e simposio di progettazione parimenti si sviluppano attraverso sessioni critiche, che vengono condotte con l'intervento di critici in visita, cui si affiancano i responsabili scientifici, e, in veste di committenti, gli amministratori promotori.
Workshop e simposio di progettazione trovano in ogni caso occasione d'illuminare i temi ed i problemi che sono oggetto d'elaborazione, con i contributi scientifici di relatori in visita, i quali - attraverso la testimonianza di processi progettuali sviluppati e di soluzioni specifiche realizzate - illustrano casi di studio paragonabili, oppure trattano alcune questioni attinenti, utilizzando dei punti di vista più accentuatamente concettuali o anche interdisciplinari.
Naturalmente la diversa natura delle occasioni, più didattico il workshop, più rivolto all'approfondimento della ricerca il simposio, comporta una certa differenza di calibro tra intervento critico e contribuzione scientifica. Ciò che in ogni caso costituisce la positiva sostanza che li accomuna riguarda senza alcun dubbio la possibilità che vi si è data di mettere a punto delle procedure, diciamo del protocolli di passaggi successivi ed ordinati, che s'intrecciano col processo del progetto, e lo riconducono alla sua prima radice, che è quella dell'utilità per rapporto ai programmi di una committenza, con la necessità di più verifiche dialettiche del processo in corso, a cominciare da chi ne ha espresso il programma, ed a partire dalla formulazione del programma stesso.
L'interesse scientifico, la domanda sottesa, riguardano proprio l'osservazione del rinnovato esercizio della responsabilità di committenza, la comprensione delle condizioni da garantire per il suo esercizio e sviluppo, il riconoscimento e la valutazione degli esiti per rapporto alle loro premesse.

IL MARE E LA CITTÀ
Adriana Sarro
Per iniziativa del Comune di Marsala dal 25 settembre al 4 ottobre 1998 s'è svolto in quella città un Seminario Internazionale di Progettazione Architettonica, denominato "II Mare e la Città, con l'obiettivo d'indagare le relazioni tra la città e l'area lagunare dello Stagnone e delle sue isole. L'iniziativa è stata patrocinata dal "Dipartimento di Storia e Progetto nell'Architettura", dalla Presidenza della Facoltà di Architettura dell'Università di Palermo, e dall'Ordine degli Architetti di Trapani.
II seminario, che si è svolto nella straordinaria cornice architettonica del restaurato complesso monumentale dell'ex-convento di S. Pietro, ha visto impegnati per la prima volta a Marsala giovani studiosi e cultori, dottori di ricerca e dottorandi, studenti e docenti, in un'elaborazione culturale e progettuale.
Il progetto d'architettura, strumento privilegiato per una conoscenza specifica della città e del territorio, è stato al centro di tutte le elaborazioni ed attività del seminario, applicandosi - in questo caso - all'interno della tematica generale "II Progetto di Architettura per la città del Mediterraneo", in continuità con altre recenti occasioni, nel corso delle quali il medesimo gruppo di studiosi aveva già rivolto particolare attenzione agli ambiti territoriali costieri della Sicilia Occidentale, dove città come Marsala, Trapani, Mazara del Vallo, hanno storicamente realizzato, e ancora oggi consentono, uno straordinario rapporto col mare.
Le città di costa, nella nostra area regionale, sono tra le più soggette a trasformazioni rapide e agli esiti del degrado ambientale, all'interno di un territorio in cui si stratificano molteplici testimonianze storiche, dalle vestigia fenicio-puniche, a quelle greche, fino ai tessuti urbani di matrice islamica, ed ai segni normanni e poi barocchi, nel contesto di un paesaggio naturalistico ancora straordinario. Marsala, città-territorio, per certi versi diffusa ante-litteram, è una delle città più rappresentative della compresenza di architettura, archeologia, paesaggio. Le architetture sull'acqua vi si manifestano oggi con segni problematici, in cui la semplicità si mescola con la banalità, la caoticità con la complessità, la modernità con l'arcaicità. Motivazione del seminario è stata quella di corrispondere alle intenzioni dell'Amministrazione comunale, desiderosa d'indagare le potenzialità del luoghi e riconoscere le tendenze del fenomeni in atto, per intrecciarle con le necessità emergenti della città e della popolazione insediata.
Nel corso del seminario sono state sviluppate delle riflessioni progettuali su dieci siti, dislocati lungo la costa dello Stagnone, dalla Torre S. Teodoro, posta quasi all'estremo limite del territorio comunale, fino all'ex Mattatoio, oggi all'interno della città, applicando il progetto alla previsione di funzioni legate alle attività del tempo libero e della ricerca scientifica, all'interno di una tendenza ben riconoscibile verso l'incremento del turismo naturalistico e culturale.
Gran parte dell'area, dal 1984, a destinata a "Riserva naturale orientata", e contiene al suo interno un sistema ambientale notevole, con la presenza di manufatti già destinati alla residenza ed alla produzione, di origini e forme diverse, come i resti dell'insediamento fenicio-punico di Mothya, nell'isola di S. Pantaleo, o le saline, in parte attive fino ai nostri giorni.
II seminario, prendendo spunto da questo contesto e dai suoi problemi, ha teso a dimostrare, con una puntuale varietà di atteggiamenti e soluzioni, come la qualità dell'ambiente possa passare attraverso un equilibrio in qualche modo indipendente da una normazione esterna, ma non necessariamente in conflitto con questa, guidato piuttosto dalle logiche specifiche dell'architettura, capaci di riconoscere i propri limiti a partire dai ragionamenti sulla forma del luogo, sulla sua storia, sulle destinazioni appropriate, condotti in seguito ad una discussione critica delle necessità emergenti e del programma delle cose da farsi.
Su questi luoghi hanno lavorato dieci gruppi di progettazione, composti da studenti e giovani architetti, coordinati da altrettanti tutors. La scelta del luoghi e i temi di progetto sono stati il frutto di più sopralluoghi e d'incontri ripetuti con gli amministratori.
I luoghi sono emblematici di vari aspetti ricorrenti lungo la costa, come la bellezza, il degrado, la marginalità, ma significativi per le loro suggestioni rispetto alla continua presenza dell'acqua. Collegato alle attività di laboratorio, si è svolto un ciclo di conferenze, che hanno visto protagonisti docenti italiani e stranieri, i quasi hanno presentato una vasta casistica dell'attualità del progetto architettonico, con prevalenza dei temi sul rapporto tra l'architettura e l'acqua.
Hanno contribuito al Seminario anche altri relatori, attivi in campi disciplinari diversi, come l'ecologia, l'archeologia, la fotografia.
Al seminario si sono affiancate anche alcune mostre, dove si sono esposti gli esiti di progettazioni condotte per elaborazioni di tesi di laurea oppure in occasione di stage progettuali o di simposi di architettura condotti di recente in Sicilia.
Durante le attività di laboratorio i progettisti hanno usufruito dei contributi critici dei docenti e dei conferenzieri in visita, che hanno dato un contributo notevole ed indispensabile.
Dal seminario sono scaturite soluzioni progettuali certamente capaci di cogliere la qualità e le problematiche dei luoghi, e di indicare strategie d'intervento ed orientamento per l'assetto futuro della linea di costa, secondo il prevalente indirizzo della fruizione naturalistica e culturale. Sia che si ridisegni un margine attraverso uno spazio pubblico, sia che lo si faccia attraverso il recupero di manufatti esistenti o con nuovi interventi puntuali, si tratta sempre di progetti che non prescindono dal luogo, e che, nell'appropriarsene, si misurano col suo "genio", la cui conoscenza riteniamo condizione necessaria per qualunque processo progettuale.
I gruppi di progettazione, nell'affrontare le problematiche del luoghi, hanno messo in evidenza il rapporto fra la città e il territorio, e le naturali relazioni fra costruito e paesaggio, tra città e mare, con forti attenzioni alla loro storia. I risultati sono stati mostrati nella giornata conclusiva, nei locali del complesso monumentale S. Pietro, in presenza dei componenti del jury.
Dopo l'interesse espresso dal sindaco e dagli assessori nei confronti del raccordo così attivato tra ricerca scientifica e territorio, è venuto l'atteso contributo critico del componenti del jury. I progetti prodotti in laboratorio, insieme con le osservazioni dei critici intervenuti durante lo svolgimento del Seminario ed alla sua conclusione, costituiscono materiale per una riflessione sul progetto, e soprattutto attorno ai concetti di "semplicità", "misura", "ordine", certamente sottolineati e richiesti dalla configurazione del sistema fisico e naturale della città di Marsala. Infine si conferma la necessità di una maggiore presenza del progetto, occasione e strumento di conoscenza e dialogo per architetti, amministratori e cittadini, in vista di risposte concrete ma significative a domande precise, che occorrerà imparare a porre e ad articolare in modo sempre più diffuso ed efficace.

 
       
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