Header image  
 
 
 
 
   

FONDAZIONE ALBERTO MONROY


Alberto Monroy

Alberto Monroy si è spento a Woods Hole nel Massachusetts il 24 Agosto 1986 all'età di 73 anni.

Monroy ci lascia importanti eredità scientifiche ed umane.

La prima è il valore del suo lavoro riconosciuto da una lunga serie di attestazioni internazionali.

Ricevette nel 1967 la laurea honoris causa dall'Università di Chicago. Fu nel 1963 Presidente del Comitato per la biologia dell'Euratom. Fu Presidente della International Society of Developmental Biologists dal 1969 al 1974.

Fu membro del Council e del Fund Committee dell'EMBO. Chief Managing Editor di Cell Differentiation fino al 1983. Foreign honorary member dell'American Academy of Arts and Sciences, ricevette nel 1975 il premio A. Brachet per l'Embriologia della Royal Academy of Sciences del Belgio.

Troppo lungo sarebbe enumerare i tanti altri riconoscimenti italiani ed esteri.

Vorrei però ricordare l'ultimo, un riconoscimento andato finora solo a 3 persone al mondo: era stato nominato Emeritus del Marine Biological Laboratory di Woods Hole, USA., di quella concentrazione annuale, cioè, di scienziati presso la quale Monroy aveva insegnato e lavorato per tutte le estati di circa trenta anni.

Nel ventesimo anniversario della sua scomparsa il Dipartimento di Biologia Cellulare e dello Sviluppo a lui intestato, ha organizzato un Congresso Internazionale in suo nome,  al quale hanno partecipato oltre ai suoi allievi e agli allievi degli allievi, scienziati dagli Stati Uniti, dal Giappone e da altre parti d’Italia

Monroy, nato come anatomico, intuisce fin da studente l'importanza delle problematiche della biologia dello sviluppo, studiando i grandi temi della embriologia con Otto Mangold e capisce tra i primi che la chiave principale di questi problemi è da ricercarsi nella chimica.

Si trasferisce infatti nel 1944 da Palermo a Napoli col suo spirito di insaziabile curiosità e iniziativa.

Lascia un posto di aiuto ed una cattedra già quasi sicura e su di un precario aereo militare si reca alla Stazione Zoologica di Napoli per prendere contatti con le scuole svedesi di embriologia chimica e con gli americani.

E’ lì che ha la seconda fondamentale intuizione, che dovrà dare come frutto poi un contributo importantissimo al rilancio della ricerca biologica nel Mezzogiorno d'Italia.

Insieme a Buzzati è infatti tra i pochissimi a capire che l'Italia è rimasta isolata dal mondo anglosassone nel periodo bellico e prebellico, proprio mentre in questo si facevano le più importanti scoperte sul DNA e si gettavano le basi per quella che sarebbe stata poi la biologia molecolare.

Capisce allora che per colmare un gravissimo divario scientifico bisogna fare due cose: andare  immediatamente ad imparare direttamente negli USA, cosa che fa già nel 1949 recandosi per un anno alla Rockefeller University presso Alfred Mirsky, e spianare la strada per l'invio all'estero di tanti giovani che costituiscano un nucleo importante di nuovi biologi, che a loro volta poi assicurino ad altri ancora il trasferimento delle nuove competenze.

Se esistono oggi delle fiorenti scuole di biologia moderna nel Mezzogiorno lo si deve al lavoro iniziale di uomini come Monroy, Buzzati Traverso, Califano, e ripeto, pochissimi altri.

L'impresa riesce a Monroy facilmente, intanto per le conoscenze che aveva acquisito alla Stazione Zoologica di Napoli, ma, soprattutto, per quelle innate doti di simpatia, per quella straordinaria curiosità per tutti i problemi scientifici, non solo i propri, per la genuinità dell'interesse scientifico, mille miglia lontano da gelosie, meschinità o sterili accademie.

Fu lui a darmi fondamentali suggerimenti nel 1961 per quel lavoro sulla riaggregazione di cellule embrionali, che rimane il più importante della mia vita.

Ebbene lui non volle aggiungere il suo nome alla pubblicazione « perché - disse - se no si dirà che il lavoro l'ho fatto io che sono più noto ».

Ricordiamoci che a quell'epoca non c'era direttore di Istituto che non pretendesse il proprio nome su tutti i lavori dell'Istituto stesso; pratica che non infrequentemente continua anche oggi.

Le sue intuizioni lo portano ad essere pioniere.

Scopre insieme ad A. Tyler nel 1955 che la fecondazione dell'uovo di riccio di mare ha tra le prime conseguenze un movimento ionico con aumento di permeabilità al potassio, usando fin da allora microelettrodi che penetrano in una sola cellula.

E’ il primo allo stesso tempo di Hultin nel '56 a scoprire che lo stato dormiente dell'uovo vergine è dovuto ad un basso livello di sintesi proteica, che la fecondazione o la attivazione partenogenetica risvegliano.

È di nuovo il primo insieme ad A. Tyler nel 1962 a dimostrare che questo basso livello è dovuto al basso livello di poliribosomi.

Anche questa è un'attestazione della sua attenzione alle novità internazionali e tempestività di azione: si era nel 1962 quando si scoprì che quando gli organuli intracellulari chiamati ribosomi stanno sintetizzando proteine, si legano in numero cospicuo alle molecole di messaggio provenienti da DNA e formano delle strutture chiamate poliribosomi.

Ecco che l'anno stesso Monroy dimostra che è la mancanza di poliribosomi a tenere bassa la sintesi proteica nell'uovo vergine, e nel 1966 propone che una proteina inibitrice blocchi nell'uovo vergine i ribosomi impedendo la loro aggregazione in poliribosomi. Ne fornisce una prova sperimentale, riconfermata poi da studi tuttora vivi in tanti laboratori nel mondo.

Monroy fu anche scrittore chiaro e fecondo.

Nel 1965 pubblica per Holt Rinheart e Winston «Chemistry and physiology of fertilization », tradotto poi in numerose lingue, tra le quali Russo e Giapponese.  Nel 1967 e nel 1985 pubblica per Academic Press insieme a C. Metz due libri intitolati «Fertilization»; ma quello che forse rivela di più la sua vasta cultura di biologo è la serie «Current Topics in Developmental Biology» della quale è Editore dal 1966 insieme a A. Moscona, per Academic Press.

Di rara onestà accademica ricoprì la Cattedra di Anatomia Comparata all'Università di Palermo dal '52 al '69.

Fu Preside della Facoltà di Scienze MM.FF.NN. di Palermo dove riuscì ad attirare grandi nomi del mondo accademico italiano; bastino due esempi: il matematico Lucio Lombardo Radice ed il fisico Mariano Santangelo.

Spinto dal suo insaziabile spirito di nuove iniziative scientifiche si spostò di nuovo a Napoli per fondare il Laboratorio di Embriologia Molecolare del CNR e per dirigere poi quella Stazione Zoologica, che tanta parte aveva avuto nella sua formazione, e alla quale dà ora tanta spinta organizzativa e di rilancio scientifico.

Il suo impegno sociale fu pure notevole.

Lui, aristocratico e discendente di Cortez, ebbe profondamente a cuore la causa degli strati sociali più deboli, militando attivamente come indipendente di sinistra nel Consiglio Comunale di Napoli e svolgendovi un'opera unanimamente lodata.

Aveva una grande pena per quegli scienziati che in tarda età sciupavano il ricordo di una vita di importanti scoperte con un'attività mediocre continuata negli anni della decadenza.

Si era, allora, all'età di 50 anni, indirizzata una lettera da leggersi a 70 anni, nella quale si diceva: «Alberto, ricordati che ormai è pressoché tempo che ti ritiri dalla scena scientifica ».

Il cielo lo ha esaudito risparmiandogli le umiliazioni del decadimento.

Se ne è andato mentre ancora girava attivissimo per i Congressi internazionali, dividendo la bibliografia tra la sua ancora ferrea memoria ed un computerino portatile che si era comprato; mentre ancora lavorava al bancone del laboratorio facendo domande ingenue ed acutissime, con la semplicità dei grandi al suo vecchio amico uovo di riccio di mare.

Anche per averci lasciato una così bella immagine di te, non intaccata da alcun segno di decadenza, io tuo allievo, anche a nome di quanti ti hanno conosciuto e apprezzato, ti dico ancora:

grazie Alberto

 

 

                                                                                                         Giovanni Giudice