Filippo Accascina è qui ritratto durante la cerimonia

di conferimento della medaglia “E. Paternò” della

Società Chimica Italiana: “un solenne riconoscimento

per il contributo dato dallo sviluppo della scienza e

della tecnologia chimica italiana”;

 

Riccione, giugno 1996.

 

 

 

FILIPPO ACCASCINA (1919-2001)

LO STUDIOSO E L'UOMO

 

Nei primi anni 1950 ho conosciuto a Roma Filippo Accascina, marito di una mia collega nel Laboratorio di Chimica dell'Istituto Superiore di Sanità. Ufficiale del Genio Aeronautico, professore incaricato di Elettrochimica ed assistente nell'Istituto di Chimica Fisica dell'università, egli aveva lavorato in una delle più prestigiose scuole degli Stati Uniti, quella fondata da Charles A. Kraus (1875-1967) alla Brown University, in Providence (Rhode Island), realizzando una cella per misurare con elevata precisione la conducibilità elettrolitica delle soluzioni concentrate. Come seguito di quest'esperienza nel 1959 pubblicò, insieme a Raymond M. Fuoss, il volume La conducibilità elettrolitica, di cui affettuosamente mi donò una copia.

In quel periodo erano frequenti occasioni di incontro le conferenze tenute nell'università o nell'Istituto di Sanità, e in una di tali occasioni appresi che, vincitore di concorso, dal 1961 era stato chiamato a ricoprire la cattedra di Chimica Fisica, appena istituita dalla Facoltà di Scienze dell'università di Palermo. Oltre l'insegnamento, i suoi primi impegni furono di reperire e sistemare i locali del nuovo istituto, di ottenere i mezzi finanziari per le attrezzature didattiche e per le apparecchiature destinate alle sue ricerche sulla conducibilità delle soluzioni non acquose, e di trovare collaboratori per introdurre a Palermo altri settori della Chimica Fisica. Tra questi privilegiò lo studio del meccanismo di reazioni veloci; l'applicazione della meccanica quantistica ai problemi della struttura molecolare; l'indagine sulle proprietà di membrane destinate ad usi industriali.

In questa fase i nostri rapporti divennero assai più stretti: nell'ottobre del 1962 mi chiese di avviare a Palermo l'insegnamento della Chimica Teorica, un settore disciplinare che egli riteneva utile per realizzare ciò che aveva in mente. Accettai il suo invito, lieto per l'occasione che mi offriva, e giunsi a Palermo nei primi giorni del dicembre 1962. Le sue idee innovative avevano il consenso dei Colleghi Alessandro Cimino, straordinario di Chimica Generale, e Sigismondo Cusmano, ordinario di Chimica Organica, e del Preside della Facoltà, Alberto Monroy, ma incontravano anche varie resistenze: alcuni dei docenti incaricati trovavano più comodo mantenere le regole precedenti; molti studenti osteggiavano la nuova impostazione didattica che, modificando il contenuto abituale degli insegnamenti di matematica e di fisica, aveva reso più impegnativi alcuni corsi. Ci volle qualche anno, e soprattutto pazienza e perseveranza (due grandi doti di Filippo Accascina!), prima che il cambiamento fosse accettato dalla grande maggioranza dei docenti.

Il graduale inserimento nella vita dell'Istituto di Chimica Fisica fu per me di grande rilevanza, poiché in quel periodo l'Istituto Superiore di Sanità (dopo il collocamento a riposo del suo fondatore e direttore Domenico Marotta) attraversava una grave crisi. Così nel giugno 1964, per portare avanti lo studio sperimentale di un meccanismo di reazione, che continuavo a svolgere a Roma insieme ad una giovane borsista, avevo appoggiato presso l'Istituto di Chimica Fisica di Palermo l'acquisto dei prodotti marcati che potevo pagare con i fondi ottenuti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Nel primo Convegno Nazionale di Chimica Fisica, tenuto a Trieste dal 7 al 9 novembre 1966, i giovani ricercatori della scuola che Accascina aveva avviato a Palermo, furono presenti con due temi rilevanti: le coppie di ioni nelle interazioni solvente-soluto; la cinetica delle reazioni veloci con il metodo del T jump. Dopo questo convegno ebbi occasione di conoscere un altro aspetto del suo impegno nell'attività associativa in ambito professionale. Egli infatti avviò una intensa trama di rapporti che ebbe come risultato la designazione di un Comitato promotore incaricato di elaborare una bozza di statuto fondativo della Associazione Italiana di Chimica Fisica, la AICF. Il convegno triestino è stato poi considerato il I Congresso, poiché quello tenuto a Perugia, dal 9 all'11 novembre 1967, fu denominato il Il Congresso Nazionale della ATCF. In tale occasione cessò l'attività del Comitato promotore e fu eletto presidente Alfonso M. Liquori (che statutariamente tenne la carica fino al 1969). Accascina, membro del Consiglio Direttivo, si fece carico dell'onere di organizzare a Palermo il III Congresso della AICF, previsto nel periodo che precedeva l'inizio dell'anno accademico, tra ottobre e novembre del 1968.

Frattanto, nell'estate del 1967, il Consiglio della Facoltà di Scienze aveva bandito, su proposta dei chimici, il concorso per la cattedra di Chimica Teorica. Fui tra i vincitori e dal febbraio 1968 mi trasferii definitivamente nella Facoltà di Palermo, bene accolto dai Colleghi che già conoscevo: Renato Barbieri di Chimica Generale e Franco Piozzi di Chimica Organica. Tra i nuovi docenti della Facoltà era anche Giuseppe La Grutta, chiamato alla cattedra di Fisiologia, ed insieme, appena nominati, ci trovammo ad essere i soli interlocutori accettati da una parte cospicua dei professori incaricati, che contestava molte delle scelte fatte in passato dal Consiglio di Facoltà. Anche se questa situazione era un aspetto di ciò che avveniva sul piano nazionale (la richiesta di un cambiamento dello stato giuridico degli incaricati), le loro assemblee, con occupazione permanente delle aule, dove manifestavano anche gli studenti (che ritenevano di insultarci chiamandoci baroni), avevano come risultato il blocco degli istituti. Questa condizione, che si protrasse per oltre un mese, paralizzò non solo l'attività didattica ma, nel nostro caso particolare, rese anche più difficile il lavoro organizzativo del III congresso dell'AICF.

Nella primavera del 1968 un gruppo di professori di diverse sedi prese l'iniziativa di costituire l'Associazione Nazionale dei Docenti Universitari (ANDU). L'idea era di costituirne una rappresentanza efficace a livello politico, al fine di eliminare quelle che (almeno a noi) apparivano essere alcune tra le cause delle difficoltà evidenziate dalla contestazione studentesca. Ci recammo insieme a Firenze per partecipare al convegno e aderire all'iniziativa. Ritenevamo, per esempio, che il nostro stato giuridico di dipendenti statali limitasse la liberta delle Facoltà di scegliere direttamente i propri docenti e di fissarne il trattamento economico. Modificare tale condizione ci sembrava favorevole alla competizione tra le medesime Facoltà di sedi diverse, fatto che ci appariva come uno dei meriti delle università inglesi e nord-americane, delle quali avevamo diretta conoscenza. Quando io presi la parola per un intervento che avevamo concordato, la nostra tesi venne respinta non soltanto dalla presidenza della riunione, ma anche dalle proteste di un folto gruppo di colleghi presenti. Lasciammo il convegno delusi.

Il III Convegno nazionale della AICF si svolse dal 31 ottobre al 2 novembre 1968 nel Centro Congressi di Villa Igiea, con 151 partecipanti. Tra gli oratori l'ospite straniero fu Alexander Katchalsky del Weitzman Institute di Israele, mentre ospiti italiani furono Gabriello Illuminati, Giovanni Giacometti e Vittorio Somenzi. Oltre alle sessioni delle comunicazioni, si tennero ben 11 Tavole Rotonde sulle tematiche in cui era stata articolata la nostra area disciplinare. Accascina fu il coordinatore della tavola rotonda che discusse «La struttura delle soluzioni elettrolitiche». Un'ampia nota sul congresso, scritta da Mauro De Mauro, fu pubblicata sul quotidiano l'Ora del 2/3 novembre.

L'assemblea dei soci approvò all'unanimità la bozza di statuto (già proposta dal comitato promotore) ed una mozione sulla politica del Consiglio Nazionale delle Ricerche: veniva richiesta la pubblicità dei pareri espressi sui diversi progetti; erano criticati sia l'auto-finanziamento, spesso praticato dai membri del Comitato di Consulenza del CNR, sia la coincidenza tra professore universitario e direttore di un centro di ricerca del CNR. L'impegno sulle attività AICF stabilì che i congressi fossero di regola annuali ed integrati dalla organizzazione di Scuole Estive con l'obbiettivo di contribuire alla formazione di giovani ricercatori delle nostre università nei settori più innovativi della Chimica Fisica. La prima Scuola fu tenuta presso il "Centro Ettore Majorana" di Erice e si svolse dal 15 al 30 giugno 1969 sotto la direzione di Sergio Carrà.

Nelle votazioni per il rinnovo delle cariche sociali Enzo Ferroni fu eletto presidente e si impegnò ad organizzare il IV congresso. Su proposta di Accascina, il Consiglio Direttivo della AICF deliberò di svolgere un'indagine sull'insegnamento della Chimica Fisica nelle università italiane, affidata a Marco Maestro. Il risultato fu esposto nel congresso che si tenne nel Palazzo dei Congressi di Firenze dal 18 al 20 dicembre 1969, ed ha certamente contribuito a migliorare la nostra didattica universitaria. Accascina il 19 dicembre fu moderatore della Tavola Rotonda sulle «Interazioni nei liquidi», mentre con i suoi giovani collaboratori Alessandro D'Aprano e Roberto Triolo aveva presentato il lavoro svolto sulle interazioni soluto-solvente nei sistemi acquosi e non acquosi. L'assemblea sociale approvò la proposta di Carrà di tenere a Milano il congresso successivo. In quella sede si sarebbero discussi anche l'organizzazione ed il tema della seconda Scuola Estiva da tenere ad Erice.

Il V congresso si tenne a Milano dal 16 al 18 dicembre 1970 e seguì la stessa linea dei due precedenti. Di nuovo Accascina coordinò la Tavola Rotonda sulle interazioni nei liquidi, connessa al simposio su «Struttura e proprietà chimico-fisiche dell'acqua». L'assemblea sociale riprese la discussione sulla politica del CNR, tema delle mozioni approvate a Palermo, approvò ed elesse il nuovo Consiglio Direttivo, del quale fecero parte, oltre ad Accascina, Alfonso Liquori, Sergio Carrà, Giacomo Costa, Franco Ricca e io stesso. Questo Consiglio decise che anche la seconda Scuola estiva si sarebbe tenuta ad Erice, dal 12 al 25 settembre 1971, tema la «Termodinamica statistica» e scelse Siena come sede del VI congresso.

In questo congresso, nell'assemblea sociale del 17 dicembre 1971, emerse una divergenza che si era già manifestata nelle discussioni di quelli precedenti: mentre tutti ritenevano opportuno costituire I'AICF attraverso un atto notarile e definirne formalmente uno statuto in cui fosse stabilito che i soci dovessero avere un elevato livello di qualificazione professionale, per la elezione del presidente vennero presentate due mozioni contrapposte, ciascuna con le dieci firme richieste. Una, primo firmatario Accascina, proponeva Paolo Favero, e sosteneva che l'attività sociale continuasse secondo le linee già seguite; la seconda, primo firmatario Enzo Tiezzi (alla quale io avevo aderito), preferiva che i congressi si svolgessero su temi alternati e vincolava l’ammissione dei nuovi soci al parere di una commissione che esaminasse i titoli dei candidati.

Quest'ultima fu la lista vincente, ed io mi trovai ad essere presidente della AICF. Come sede del congresso successivo venne scelta Modena, dove Paolo Mirone dirigeva una scuola di chimica quantistica (nata da quella bolognese di Giovan Battista Bonino).

Nel settembre 1972 Accascina propose che si facesse un censimento di tutti i testi di didattica chimica in lingua italiana, e che di essi si facesse una esposizione a Modena durante il congresso, previsto per il 18-20 dicembre 1972. Questo fu possibile grazie all'impegno con cui Accascina riuscì a coinvolgere gli editori. Il tema dei rapporti tra l'industria e la ricerca universitaria, con attenzione alla condizione della Sicilia ed allo sviluppo dell'industria chimica, aveva in quel periodo una grande attualità, ed ad esso Accascina era profondamente interessato. Il Consiglio Direttivo (Enzo Ferroni, Vittorio Crescenzi, Mario Bucci, Giuseppe Zerbi) decise di attuare la delibera dell'assemblea sociale di Siena, e la AICF fu formalmente costituita il 6 aprile 1973 presso il Notaio Carlo Nannarone di Roma (repertorio N. 23.055, a firma di Marco Maestro, Ugo Mazzucato, Leonello Paoloni). La tesi che aveva prevalso nel congresso di Siena portò a focalizzare l’impegno della AICF sulle applicazioni chimiche della meccanica quantistica, e la Scuola estiva su questo tema si tenne a Cortona, nel Palazzone della Società Italiana di Fisica, dal 12 al 29 settembre 1973, con un notevole risparmio rispetto alla spesa che aveva comportato la scelta della sede di Erice. Il 3 ottobre 1973 ebbe inizio il nostro VIII congresso, organizzato da Mario Rolla a Salice Terme.

Accascina, che era rimasto piuttosto lontano dai temi trattati in queste occasioni, fu invece direttamente coinvolto nella scelta degli oratori da invitare e nel reperimento dei fondi per il Convegno su «Rapporti tra ricerca e struttura produttiva nella chimica in Italia», che tenemmo a Palermo nei giorni 10 e 11 dicembre 1973. L'Istituto fu totalmente impegnato nell'attività organizzativa, mentre i rapporti personali di Accascina ebbero un ruolo nell'assicurarci il contributo della Camera di Commercio di Palermo: questa ospitò il convegno nella sua sede e, fatto ben più importante, si fece carico della stampa della monografia che pubblicò le relazioni e gli interventi. Questo era il periodo in cui si discuteva del «Piano chimico» su base nazionale, nel quale per la Sicilia veniva prospettato un impianto per la produzione annua di 200 mila tonnellate di etilene. Il Consiglio Direttivo della AICF esaminò il progetto, in collaborazione con i soci delle università di Pisa e di Padova, e l'insieme dei documenti e delle relazioni venne raccolto in un volume di circa 300 pagine, intitolato Docurnentazione e bibliografia sui problemi della produzione e della ricerca chimica in Italia, pubblicato a cura della AICF. Queste vicende furono anche quelle conclusive della presenza di Accascina a Palermo, che dal novembre 1974 venne chiamato sulla cattedra di Elettrochimica dell'università di Roma.

Un'altra attività nella quale egli ha profuso congiuntamente le sue doti di studioso e di organizzatore, avviata a Palermo e continuata dopo il trasferimento a Roma, è quella legata alla realizzazione della Enciclopedia internazionale di chimica (Edizioni PEM). La definizione delle voci, la scelta dei collaboratori ai quali affidare la stesura, la rilettura dei testi, la verifica dei riferimenti interni, e poi la loro preparazione editoriale, lo hanno impegnato durante la prima meta degli anni 1970, protraendosi anche dopo il suo trasferimento all'università di Roma. Con questa opera egli ha messo a disposizione dei giovani studiosi e degli studenti uno strumento agevole da consultare, che per alcuni temi costituisce ancora oggi l'unico testo disponibile in lingua italiana.

La parte conclusiva di questo mio ricordo deve ovviamente toccare alcuni aspetti più personali. Il nostro rapporto era molto stretto già negli anni iniziali, quando io vivevo da pendolare tra Roma e Palermo. Cominciavo una esperienza nuova, nella quale il consiglio e la capacità organizzativa di Accascina mi sono stati di grande aiuto. Ma soprattutto, lavorando insieme, venne a stabilirsi tra noi un legame più che fraterno: conobbi le sue doti umane, la sua gioia di vivere, e con lui ho potuto apprezzare tanti aspetti belli e gradevoli della vita palermitana, e rimanere affettivamente legato a questa città.

La mia nomina a Palermo aveva coinciso con gli anni della contestazione 1968-1970, e quindi ci trovammo a condividere gli stessi problemi anche sul piano personale. Eravamo preoccupati per i nostri figli, quasi coetanei, coinvolti a Roma nelle contestazioni politiche, e che giornali qualificavano come appartenenti ai «gruppi extra-parlamentari». Le dimostrazioni cui essi prendevano parte erano di regola accompagnate da interventi della polizia (i plotoni della Celere). Gli scontri del 7 dicembre 1970 furono certamente tra i più gravi, e rileggere oggi i nomi di ragazzi che conoscevamo (amici di scuola dei nostri figli) nella cronaca, per esempio de II Messaggero, mi riporta alla mente i discorsi che facevamo e le pene che soffrivamo in quei giorni. A Palermo negli stessi mesi, durante i lunghi periodi di occupazione degli istituti, eravamo contestati dagli studenti e dai docenti incaricati anche più duramente di quanto era già avvenuto nella fase iniziale del mio trasferimento. La sua reazione fu molto moderata, e contribuì molto a moderare anche la mia, che sarebbe stata assai più dura come era allora possibile, e tutto questo rese ancora più solido il nostro rapporto.

Grazie, caro Pippo, per la tua generosa umanità!

Leonello Paoloni