Inclusione come principio epistemico dell’università del futuro: prospettive di responsabilità e trasformazione pedagogica.
- Authors: Ferrara, G.; Pedone, F.
- Publication year: 2026
- Type: Abstract in atti di convegno pubblicato in volume
- OA Link: http://hdl.handle.net/10447/697808
Abstract
Il contributo propone una riflessione pedagogico-epistemologica sull’inclusione come principio fondante per la costruzione dell’università del futuro, intesa come ecosistema dell’apprendimento orientato alla promozione della pace, della non violenza e del dialogo. L’ipotesi di fondo è che l’inclusione non rappresenti soltanto una dimensione operativa o organizzativa della didattica, ma costituisca una vera e propria categoria epistemica attraverso cui ripensare il ruolo dell’università come spazio generativo di conoscenza, giustizia e responsabilità sociale. In un tempo segnato da tensioni culturali, crisi dei legami comunitari e nuove forme di esclusione — simboliche, digitali, socio-economiche — l’università è chiamata a interrogarsi sulla propria funzione pubblica e formativa, superando logiche selettive e competitive per promuovere un sapere dialogico, solidale e democratico. Muovendo dal paradigma della pedagogia speciale e dal suo potenziale inclusivo e trasformativo, il paper analizza tre nuclei di senso: la necessità di una revisione epistemologica dell’inclusione, che da dispositivo compensativo diventa principio regolativo dell’agire educativo e scientifico; le ricadute sistemico-educative, che implicano la costruzione di ambienti universitari capaci di valorizzare la diversità come risorsa epistemica e non come anomalia da correggere; le ricadute didattiche e sociali, attraverso la promozione di pratiche di insegnamento e apprendimento partecipate, fondate su corresponsabilità, riflessività e dialogo interculturale. In questa prospettiva, l’università inclusiva assume i tratti di un laboratorio di democrazia educativa, in cui la formazione si configura come processo di costruzione collettiva del sapere, in equilibrio tra rigore disciplinare, apertura interdisciplinare e cura delle relazioni. L’autonomia universitaria viene reinterpretata non come semplice esercizio di autogoverno istituzionale, ma come espressione di responsabilità sociale, orientata alla realizzazione di una cittadinanza critica e globale. L’inclusione diventa così categoria di senso che attraversa i saperi, le pratiche e le strutture dell’università, restituendo all’istituzione accademica la sua vocazione etico-pedagogica e la sua capacità di generare futuro. Il contributo propone infine un modello interpretativo per lo sviluppo di una “epistemologia dell’accoglienza”, intesa come paradigma relazionale e conoscitivo capace di fondare una nuova cultura universitaria: aperta alla complessità, attenta alla persona e alle comunità, capace di costruire ponti tra differenze e di orientare la conoscenza verso la pace e la sostenibilità integrale. In questa prospettiva, la pedagogia speciale offre una lente privilegiata per leggere la trasformazione dell’università come luogo di giustizia epistemica e di pace educativa, in cui l’inclusione diviene principio generativo di innovazione e di umanizzazione del sapere.
