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LAURA RESTUCCIA

La mia terra è impareggiabile. Il paesaggio della memoria ne Las novelas de Agata di Antonio Dal Masetto

Abstract

Una delle possibili chiavi di lettura per comprendere il valore del paesaggio come riferimento identitario è quella del ruolo che interpreta la memoria di un luogo che è ‘appartenuto’ all’individuo che lo abbandonato, rafforzando, nel ricordo, il legame con esso. Questo processo di rielaborazione memoriale del paesaggio è spesso al centro delle creazioni narrative delle cosiddette scritture della migrazione. Se da un lato, al tempo della nostra grande emigrazione, molti Italiani sembravano essersi ben inseriti all’interno della società del paese di accoglienza, dall’altro alcuni percepivano la nuova realtà in un modo ben diverso che si scontrava con le difficoltà dell’integrazione, con una esasperata difesa dell’italianità e con il considerarsi sempre come semplici ‘ospiti’ all’interno della nuova comunità. Una difficoltà all’integrazione che affiora spesso con particolare enfasi dai testi narrativi degli scrittori emigrati come accade, fra gli altri ne Las novelas de Agata di Antonio dal Masetto. Nel viaggio di ritorno rappresentato in quest’opera, il paesaggio è la chiave funzionale della ricerca di un io perduto, del riconoscimento di un presente costruito dal passato; della costruzione del significato degli spazi ‘vuoti’ sospesi dalla memoria, della silenziosa rivincita di chi, esaudendo il desiderio non realizzato dalla madre del ritorno in patria, vive e rivive un duplice risentimento: da una parte quello, costruito non solo in modo personale ma anche su un’eredità, fondato sul fallimento del prezzo pagato per quell’altrove in cui si era creduto di poter trovare serenità e benessere e, dall’altra, quello rivolto nei confronti di quella patria che li aveva espulsi, che si è trasformata, ora, in un debitore simbolico.