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MATTEO MESCHIARI

Antispazi. Wilderness Apocalisse Utopia

Abstract

Neanderthal, revenant, ragazzi selvaggi. Un libro brutto, pieno di brutte storie, di brutte facce. Un anti-Facebook non per raccontare il web-spazzatura ma per seguire le vie carsiche dell’immaginario contemporaneo. Perché circondarci di “mostri” ci ha fatto perdere di vista il grande disegno, e perché una teoria del complotto condita con un po’ di filosofia non può più bastare. Nel complotto è sempre questione di un “loro”, mentre qui i produttori d’immagini e di trappole visuali siamo noi, da utenti ad agenti di collaborazione, da cercatori di spazi liberi ad artigiani conniventi di antispazi. Che cos’è un antispazio? E se l’invenzione dell’Altro fosse anzitutto l’invenzione di un Altrove, di un paesaggio virtuale dove fuggire, dove rinchiudere i cattivi o eliminarli? E se le immagini anomale che produciamo fossero un autoritratto in negativo per farci un lifting individuale e sociale? E gli animali, che cosa c’entrano? dove sono finiti? Con questo libro si chiude la “trilogia dello spazio” iniziata con "Spazi Uniti d’America" e "Uccidere spazi". Un breviario minimo di resistenza iconica per decostruire le affabulazioni di massa e la retorica buonista di certa controcultura alla moda.