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MARINA CALOGERA CASTIGLIONE

Spigolature onomastiche nel teatro sansecondiano degli anni Venti, tra non nomi ed espressionismo cromatico

Abstract

La produzione teatrale e narrativa di Pier Maria Rosso di San Secondo si distende per circa un quarantennio tra gli anni ‘10 e gli anni ‘50 del XX secolo. Anni di transizione e di ridefinizione dei ruoli e degli spazi individuali e sociali: i rapporti secolari tra i generi, tra le classi, tra le Nazioni, si stravolgono e approdano attraverso percorsi complessi e conflittuali verso nuovi equilibri mai scevri da lacerazioni. La coscienza di molti autori, basculante e nevrotica, trova nel teatro la dimensione naturale in cui mettere in scena questo sentimento di colpa e dolore, di frantumazione della soggettività e di perdita di punti di riferimento. Cresciuto nel più importante centro zolfifero della Sicilia interna, Caltanissetta, Rosso di San Secondo sente la ristrettezza e il soffocamento familiare e culturale e intraprende i suoi studi a Roma , nel 1906, con una lettera di raccomandazione del padre a Luigi Pirandello. Un anno dopo si trova in Olanda e nel 1911 escono le sue Sintesi drammatiche. Da quel momento ha inizio una carriera letteraria che trova la sua affermazione nel 1916 con la pubblicazione del primo romanzo, La fuga, prefato dallo stesso Pirandello, e la composizione di Marionette che Passione! Già in questo primo lavoro emergono scelte onomastiche particolari, indirizzate alla descrizione di un’umanità anonima, generica e generalizzabile, fallita sin dal suo potersi definire altrimenti se non attraverso gli elementi esteriori dell’abbigliamento o dati lavorativi e anagrafici : i protagonisti sono tre maschere tristi che si ritrovano in una sala telegrafica in una piovosa domenica milanese, ossia La Signora dalla volpe azzurra, Il Signore in grigio, Il Signore a lutto. Non dissimili sono le scelte che riguardano la produzione teatrale “fantastica” in cui, ad un certo punto, si rifugia l’autore: dal mondo piccolo borghese a quello del sogno e del mito, però, non vi è acquietamento né recupero di certezze. Ne La bella addormentata (1919) si agitano personaggi privi di nome e spesso privi di anima: Il Nero della zolfara, Un grasso di velluto, La zitella angosciata, ecc.