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EMMA VITALE

La ecclesia carinensis. Un esempio di diocesi rurale a Villagrazia di Carini (Palermo).

Abstract

Ad Ovest di Palermo, una vasta area che si estende dalla costa per oltre quattro chilometri verso l’interno nel territorio del comune di Carini, dall’ellenismo fino alla tarda antichità ha conosciuto una serie di dinamiche insediative assai articolate. Gli esiti delle ricognizioni e i risultati di campagne di scavo condotte in anni recenti in tutta la zona e, in particolare, nella contrada San Nicola, documentano la riorganizzazione dell’insediamento rurale con la presenza di fattorie e ville rustiche, la probabile attestazione di un vicus e almeno di una villa padronale, in stretta relazione col percorso della costiera Via Valeria e con la viabilità secondaria interna che collegava Panormo e la Conca d’Oro con l’alta Valle del Belice e Lilibeo. L’Itinerarium Antonini (91,4), nel pieno IV secolo, documenta infatti l’esistenza sulla Via Valeria della statio di Hyccara con un approdo sulla costa, che é stato identificato presso l’attuale Baglio di Carini, all’altezza di Villagrazia, da dove avevano origine le due varianti parziali dell’arteria, l’una interna (da Lilibeo a Carini) e l’altra per maritima loca (da Carini a Trapani). A questi dati si aggiungono le numerose testimonianze di età altoimperiale della località Cupolone, mentre nella contrada San Nicola di Carini viene ormai concordemente identificato il nucleo tardo romano, bizantino e medievale dell’insediamento. Da qui proviene l’interessante mosaico policromo di IV secolo relativo ad un grande ambiente absidato, dalla funzione ancora oggi piuttosto controversa a causa della mancanza di dati di scavo: identificato da alcuni con il pavimento di una basilica paleocristiana, è ritenuto invece da altri parte della pavimentazione di una sontuosa dimora signorile della Hyccara tardoromana precedente la fondazione normanna di Qarinis col castello sull’altura a Sud di cui parla il geografo arabo Idrisi. In questo contesto si colloca l’importante cimitero comunitario paleocristiano scoperto nel 1899 ad opera di A. Salinas a NE della contrada S. Nicola. Il cimitero si sviluppava a Nord e a Sud della strada statale 113, ed era stato tagliato in due parti distinte da una cava di pietra di età moderna. L’importanza storica della scoperta fu ben chiara al Salinas per la monumentalità delle gallerie e per il gran numero di sepolture che accoglieva, prova inconfutabile della presenza di una comunità cristiana forte e numerosa, che doveva essere distribuita nei vari tipi di insediamento che caratterizzarono tra l’età costantiniana ed il VI-VIII secolo il territorio della piana di Carini. Infatti ad una ecclesia carinensis fanno riferimento due epistole di papa Gregorio Magno: 1) quella del settembre 595 con la quale il pontefice affidava al vescovo di Reggio Calabria la gestione della diocesi di Carini, in stato di decadenza dopo la morte del titolare; 2) quella del 602, che menziona il vescovo carinese Barbaro incaricato di soprintendere all’elezione del nuovo presule di Palermo. PIù tardi, un vescovo di Carini di nome Giovanni è presente al sinodo Lateranense del 649 ed un Konstantios episkopos Karines è attestato dal testo greco del Concilio di Nicea del 787. Infine, un falso privilegio di papa Zaccaria del 21 gennaio 749 conferma all’abate di Montecassino Petronace i possedimenti del monastero in Sicilia, uno dei quali ricade nel territorio di Iuccara, indicato tra Partitico e Palermo, corrispondenti alle tappe della via Valeria secondo l’Itinerarium Antonini (90,6-93,1). Pertanto, da un lato le fonti scritte ed itinerarie, dall’altro i dati archeologici sono concordi nel disegnare un paesaggio fittamente popolato in età romana e tardoantica, caratterizzato da un sistema insediativo integrato (fattoria, villa, vicus, statio) distribuito lungo un tracciato viario costiero e interno. La presenza in questa vasta area di una popolazione cristianizzata tra la fine del IV e i