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ROSSANA SALERNO

Tradizioni Culturali Folklore e pellegrinaggio

Abstract

Il XIX secolo è stato un periodo di conflitto in Spagna, tra la guerra d’Indipendenza del 1808 e la perdita delle ultime colonie nel 1898, si è rivelato un accumulo di squilibri sociali che ne hanno determinato l’instabilità del paese. Questo secolo è significativo per l’emergere di un’antropologia e di una sociologia spagnola in termini scientifici ed analitici a riguardo del folclore come oggetto di studio per i ricercatori. Caro Baroja definisce il folclore come la scienza o disciplina che si concentra sullo studio del popolo e dei popoli. Il folclore è analizzato come disciplina, intessuto e radicato nella società, si identifica con la tradizione ed è inteso soprattutto nell’opposizione tra Tradizione e Modernità. Ba- roja considera come folclore gli usi e le abitudini popolari, laddove il costume è inteso come design in linea con il processo di modernizzazione. Il costume tradizionale, l’utilizzo e la riappropriazione scenografica nella settima arte, riap- parve in Spagna nella seconda metà del XIX secolo con l’obiettivo di salvare dall’oblio i costumi tipici di un paese e della regione andalusa. Un processo culturale avviene nel tempo attraverso la descrizione di scene della vita quotidiana e delle classi sociali con affermazioni, moralizzanti, umo- ristiche o satiriche. Il folclore rappresenta il punto di partenza per il Realismo e il Naturalismo spa- gnolo, visto come punto di riferimento per l’analisi di ricerca cinematografica. Pedro Antonio de Alarcón y Ariza (Guadix 1833-Madrid 1891) è considerato dagli studiosi della settima arte come uno dei migliori giornalisti del XIX secolo. Eccellente rappresentante della letteratura di viaggio, di certo un abile maestro della narrazione e della scrittura di romanzi. Fernán Caballero, Juan Valera, José María de Pereda e Benito Pérez Galdós sono gli autori realistici del XIX secolo in Spagna. Quest’ultimi autori praticavano, senza na- scondersi, un romanticismo dal punto di vista del nazionalismo, della religione e del patriottismo che difendeva con passione l’amore per le tradizioni, la pietà popolare, le regioni ed i paesaggi. Le qualità di scrittore “cattolico”, definiscono Alarcón come conservatore ed ultramontano e lo pongono tra gli autori preferiti del regime franchista sia per l’accettazione della sua opera e sia dei valori in essa contenuti: religiosità, costumi e tradizione, tutti “imposti” in questo periodo. Il cinema doveva servire come strumento di rigenerazione e riutilizzo dei costumi, così come raccomandato dallo stato franchista di natura moralista e propagandistica. Alarcón divenne uno degli autori del franchismo attraverso i suoi valori tradizionali e conser- vatori. Sei dei suoi romanzi ispirarono i registi spagnoli e stranieri del tempo del dittatore Franco. I sei film analizzati: “Historia de un gran amor” (Julio Bracho. Messico 1942), “El sombrero de tres picos” (Juan Bustillo Oro, Messico 1944), “El clavo” (Rafael Gil. España, 1944), “El escán- dalo” (José Luis Sáenz de Heredia. España 1943), “El capitán veneno” (Luis Marquina. España, 1951), e “La pródiga” (Mario Soficci. Argentina, 1945. Rafael Gil. España, 1946), rappresentano il folklore e gli stili di vita di una particolare regione, la Spagna. Esperienze passate che rimangono e persistono ancora oggi come il “gioco del Tute”, le danze più note come i “Bailes di Rifa”, la cele- brazione e “la processione del bambino al ballo”, che si riferisce al Bambinello di Praga, le danze in maschera riguardano anche un breve riferimento ai Cascamorras. 7 Tutte queste tradizioni si rivelano in un contesto politico e sociale che rispecchia il regime e trasmette un messaggio che rivendica l’indottrinamento nel rispetto dei costumi e delle usanze sem- pre garantite dalla morale della religione cattolica. L