Unjust enrichment e restitution nel quadro delle fonti obbligatorie inglesi
- Authors: Serio
- Publication year: 2020
- Type: Articolo in rivista
- OA Link: http://hdl.handle.net/10447/549336
Abstract
Il lavoro, muovendo dall’intento di trovare il filo conduttore del «law of obligations» inglese ed in particolare delle sue fonti, si occupa dell’evoluzione storica della terza fonte, che si affianca a tort e contract. Essa è stata variamente denominata nel tempo: per un lungo periodo si è utilizzata l’espressione mutuata dalle fonti romane «quasi contract». Solo nel terzo decennio inoltrato del ventesimo secolo, e per merito della dottrina statunitense e dell’omonimo Restatement, si iniziò a parlare di «restitution». Il termine, riferito genericamente alle retrocessioni di ricchezze trasferite in presenza di «unjust factors», iniziò a divenire familiare, anche in giurisprudenza, grazie alla favorevole accoglienza che vi riservò nei primi anni 1950 un giovane studioso che sarebbe divenuto in seguito un altissimo giudice, col nome di Lord Goff of Chieveley, e coautore, sin dal 1966 con Gareth Jones, del più famoso manuale della materia: The law of restitution, dal 2016 edito come The law of unjust enrichment. Vennero eleborandosi nel tempo modelli decisori che approntavano soluzioni in ragione delle peculiarità dei disparati casi che presentavano ragioni induttive di restituzioni, i cosiddetti «unjust factors». Ma è negli ultimi anni del secolo scorso che una nuova visione della materia irrompe sulla scena con la locuzione «law of unjust enrichment» grazie alla profonda opera di ripensamento originale posta in essere da un grande giurista prematuramente scomparso, Peter Birks. Questi ha riorganizzato la materia, in senso tassonomico, attorno ad un principio generale di chiara derivazione continentale, quello della «absence of basis» dell’arricchimento come fondamento della pretesa restitutoria. La penetrazione del pensiero di Birks nel tessuto giurisprudenziale e dottrinario inglese, la relativa resistenza alle critiche, l’omaggio tributatogli dal più prestigioso dei suoi allievi, dal primo giugno 2020 Giudice della Supreme Court, Andrew Burrows costituiscono la parte finale della ricerca.
