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LUCIANA MACALUSO

L’albero giusto nella città giusta. L’architettura per la forestazione urbana

Abstract

La locuzione "L'albero giusto nella città giusta" reinterpreta quella presente nel Piano di forestazione urbana del PNRR “L’albero giusto al posto giusto”, radicata nell'approccio americano alla selvicoltura d'inizio del secolo scorso, che indica la corretta collocazione degli alberi in base alle specie, al clima, al terreno, rispetto alle loro caratteristiche agronomiche e botaniche. Sostituendo un “posto” generico con la parola “città”, si sposta l’attenzione – diversamente da quanto avvenga nel piano di forestazione europeo e italiano e nelle relative call del PNRR per proporre progetti specifici – verso le questioni contingenti, architettoniche e qualitative della forestazione urbana. L’aggettivo “giusto”, riferito all’albero e alla città stessa, apre riflessioni ulteriori derivanti dal doppio significato di “opportuno” e di “corretto” eticamente: di cui si ha “diritto”. A una città più equa, inclusiva, sicura, resiliente e sostenibile, mira l’Agenda ONU. In quest’ottica, la forestazione urbana diventa occasione per costruire spazi democratici: beni comuni. La foresta per sua natura non è affatto accogliente, accessibile, né tantomeno sicura. Né le città dell'Europa meridionale spesso lo sono, soprattutto in corrispondenza delle aree di studio selezionate (a Palermo e Napoli), fra tessuti urbani recenti ed emergenze geografiche. Inoltre, la realizzazione del piano si è scontrata con numerose difficoltà: raramente in città si trovano ettari disponibili alla forestazione; in Italia i vivai hanno quantità limitate di alberi e difficoltà a fornirli nei tempi previsti dal piano; le aree forestate si presentano all'inizio e per alcuni anni come grandi radure.