Salta al contenuto principale
Passa alla visualizzazione normale.

PATRIZIA SARDINA

Trasgressioni femminili tra chiostro e secolo nella Sicilia medievale

Abstract

Nei penitenziali, che contengono le domande rivolte dai preti ai fedeli durante la confessione, la vita delle donne è scandagliata nei minimi particolari, per vagliare i peccati di vanità, le trasgressioni sessuali delle mogli all’interno della coppia, il mancato adempimento dell’obbligo coniugale, le pratiche contraccettive e abortive, i tradimenti mentali e reali, l’autoerotismo e i rapporti saffici. Sul piano legislativo, dal XII al XV nel Regno di Sicilia sovrani normanni, svevi, angioini e aragonesi, terre e città demaniali emanarono provvedimenti contro il lusso e l’adulterio, continuando a colpire le trasgressioni femminili senza soluzione di continuità. Le fonti documentarie testimoniano che nei conventi di Palermo e Catania scandali e storie d’amore coinvolsero interi capitoli monastici e singole suore. Il controllo asfissiante degli uomini, fossero essi laici o ecclesiastici, e la durezza delle leggi non riuscirono a spegnere la voglia di libertà delle donne che si espresse anche attraverso la violazione delle regole imposte alla loro vita privata.