Salta al contenuto principale
Passa alla visualizzazione normale.

MAURO SARNO

Valutazione bioagronomica e stabilità produttiva in genotipi di veccia comune (Vicia sativa L.).

  • Autori: Poma, I.; Randazzo, B.; Sarno, M.; Fiore, M.; Miceli, C.; Davì, A.
  • Anno di pubblicazione: 2013
  • Tipologia: Proceedings (TIPOLOGIA NON ATTIVA)
  • Parole Chiave: Vicia sativa, varietà, biodiversità, caratteristiche bioagronomiche e qualitative; Vicia sativa, varieties, biodiversity, bio agronomic, quality
  • OA Link: http://hdl.handle.net/10447/82106

Abstract

La Veccia (Vicia sativa L.) rappresenta per le regioni caldo-aride del bacino del Mediterraneo una specie di notevole interesse sia per la produzione di biomassa utile per l’alimentazione dei ruminanti, sia per la produzione di granella e sia per il posto che occupa all’interno degli avvicendamenti colturali asciutti. In Italia nonostante la produzione di seme certificato è abbastanza diffusa in quasi tutte le regioni del centro-sud, annualmente una quantità significativa di granella per uso zootecnico viene importata da Paesi europei ed extra-europei e poi utilizzata anche come seme non certificato. Per questo motivo si è ritenuto opportuno avviare uno studio del comportamento bio-agronomico e produttivo delle varietà di veccia attualmente disponibili sul mercato nazionale al fine di dare utili indicazioni agli operatori del settore. La prova, adottando adeguato schema sperimentale, è stata condotta nel biennio 2007/08 e 2008/09 presso l’Azienda Sperimentale Sparacia (Cammarata, AG, 400 m s.l.m.) dove sono state messe a confronto 17 varietà di veccia. I risultati ottenuti nel biennio di sperimentazione hanno permesso di registrare una notevole variabilità delle caratteristiche produttive e qualitative delle varietà in prova. In particolare, al primo anno di sperimentazione l’altezza media delle varietà è risultata pari a 73 cm, con estremi compresi tra 54 cm (Caravelle) e 84 cm (Marianna). Mentre al secondo anno la taglia media delle varietà è risultata pari a 133 cm; Marianna è risultata la varietà più bassa ( 119 cm) mentre Pepe la più alta (151 cm). Il peso medio dei 100 semi al primo anno di prova è risultato pari a 5,11 g con estremi compresi tra 7,57 g (Encantada) e 3,50 g (150 DE); quest’ultima varietà anche al secondo anno ha fatto registrare il valore più basso (3,57 g); mentre il valore più elevato e stato fornito dalla Pietranera (6,53 g). La produzione di biomassa ha oscillato da 4,89 t ha-1 (al primo anno), con estremi compresi tra 7,00 e 2,37 t ha- 1, a 3,76 t ha-1 (al secondo anno),con valori compresi fra 2,87 e 4,53 t ha-1. La produzione di granella è risultata pari a 0,85 t ha-1 e 1,05 t ha-1, rispettivamente al primo e secondo anno di sperimentazione. La varietà Catarina (0,61 t ha-1) e la Senda150 DE (0,60 t ha-1) sono risultate le meno produttive mentre, la varietà Marianna è risultata la più produttiva in entrambi gli anni di prova. Il contenuto proteico medio della granella al primo anno di prova è stato pari al 31,6%, con estremi compresi tra 29,1% e 34,0%; al secondo anno, invece, il valore medio è risultato del 26,6%; la varietà Josè ha mostrato il contenuto proteico più elevato nel biennio di prove. La sperimentazione ha permesso non solo di caratterizzare il germoplasma attualmente disponibile di veccia comune, ma anche di verificare la notevole variabilità dei caratteri rilevati. Inoltre, alcuni caratteri hanno mostrato una notevole interazione con l’effetto annata e ciò va studiato anche in relazione al miglioramento dell’adattabilità e della stabilità produttiva della specie negli ambienti caldo-aridi tipici Mediterranei.