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VINCENZO PALMERI

Confronto tra differenti metodologie di valutazione della qualità fisica del suolo in un’area a pascolo e bosco della Sicilia

  • Autori: Bagarello, V; Baiamonte, G; Cullotta, S; Gugliuzza, G; Iovino, M; La Mela Veca, DS; Maetzke, F; Palmeri, V; Sferlazza, S
  • Anno di pubblicazione: 2016
  • Tipologia: Proceedings (TIPOLOGIA NON ATTIVA)
  • OA Link: http://hdl.handle.net/10447/235376

Abstract

Il concetto di qualità fisica del suolo (SPQ, Soil Physical Quality) viene ormai largamente utilizzato, soprattutto in ambito agricolo. Un suolo agricolo di buona qualità fisica possiede caratteristiche strutturali favorevoli sia all’ancoraggio della coltura sia allo sviluppo dell’apparato radicale della pianta nonché un’adeguata ripartizione tra pori di diverse dimensioni, in modo da favorire simultaneamente l’areazione e la ritenzione idrica nel mezzo poroso. Per la valutazione della SPQ sono determinanti le misure di ritenzione idrica del suolo, che possono essere analizzate con diverse metodologie. Alcune indagini recenti segnalano tuttavia che la scelta della metodologia di analisi delle misure può influenzare il giudizio finale sulla SPQ. E’ necessario approfondire la suddetta problematica nell’intento di irrobustire, in prospettiva, la valutazione della SPQ. Il concetto di SPQ inizia a essere applicato sempre più frequentemente anche in aree non agricole e, in particolare, in aree forestali e a pascolo, assumendo che gli indicatori e i loro valori ottimali usati in ambito agricolo siano trasferibili a queste forme di copertura del suolo. La fondatezza di questa scelta necessita ancora, però, di supporti ulteriori. L’obiettivo dell’indagine è stato quello di porre a confronto diverse metodologie di valutazione della SPQ sulla base delle misure di ritenzione idrica in una zona caratterizzata dalla presenza di un’area a pascolo e di una a bosco diversificata in relazione al tempo trascorso dall’ultimo taglio di ceduazione (1, 6-7, 20 e 40 anni). Le metodologie poste a confronto fanno ricorso a indici capacitivi, all’indice S di Dexter e ai parametri di posizione e forma della funzione di distribuzione del volume dei pori. L’indagine ha evidenziato un legame tra le metodologie poste a confronto ma ha anche portato a riconoscere una maggiore adeguatezza della metodologia basata sugli indici capacitivi a descrivere la SPQ di suoli a ridotto impatto antropico. Inoltre, suoli agricoli e suoli forestali di buona qualità fisica mostrano similitudini in termini di acqua disponibile per la pianta ma il suolo forestale risulta maggiormente areato di quello agricolo. Un suolo forestale a basso impatto antropico, sottoposto cioè al taglio molto tempo prima del campionamento (20-40 anni) manifesta caratteristiche di qualità fisica migliori di un suolo forestale soggetto ad azioni di disturbo più recenti. Il suolo a pascolo appare qualitativamente più scadente di un buon suolo forestale. Infine, il rilievo di significativi legami statistici tra alcuni indicatori capacitivi induce a ritenere che, in generale, la metodologia di valutazione della SPQ possa essere convenientemente semplificata, a vantaggio di una più agevole interpretazione delle misure. In conclusione, l’indagine ha confermato che il concetto di SPQ può essere applicato anche in ambiti non agricoli e ha contribuito alla definizione di valori ottimali degli indicatori capacitivi in un ambito tuttora poco esplorato nella letteratura scientifica internazionale.