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ERISTANNA PALAZZOLO

Dinamica del C labile in suoli forestali simulando l'impatto da incendio ed il successivo spegnimento con acqua marina

  • Autori: Laudicina, V.; Indorante, A.; Palazzolo, E.; Panno, M.; Badalucco, L.
  • Anno di pubblicazione: 2009
  • Tipologia: Proceedings (TIPOLOGIA NON ATTIVA)
  • Parole Chiave: Suoli forestali; C labile; Incendio; Global change
  • OA Link: http://hdl.handle.net/10447/38737

Abstract

Obiettivo del presente lavoro è stato quello di valutare, in diversi suoli forestali ed a condizioni controllate di laboratorio, l’impatto del riscaldamento da incendio e del successivo spegnimento con acqua marina sulla dinamica del C estraibile e sulla cinetica di respirazione. A tal fine, in un’area pedoclimatica omogenea, sono stati selezionati 4 suoli sotto diverse essenze forestali: Eucalyptus camaldulensis (EC), E. occidentalis (EO), Pinus halepensis (PH) e Cupressus sempervirens (CS). I campioni di suolo sono stati riscaldati a 25 (controllo), 160 e 380 °C per 30 minuti ed umidificati al 50% della capacità idrica di campo con acqua marina o distillata (controllo), ottenendo così 6 distinti trattamenti per ciascun suolo. I campioni (n=4) sono stati quindi incubati a 25 °C per 77 giorni, durante i quali, a distanza di circa una settimana, sono stati determinati il tasso di respirazione (produzione di CO2) ed il C estraibile in K2SO4 0.5M (Cextr). Il riscaldamento del suolo, sia a 160 che a 380 °C, ha immediatamente causato un notevole incremento di Cextr che, in base alla specie forestale, è oscillato dal 130 (CS) al 470% (EC e PH), rispetto a 25 °C. Durante l’incubazione, Cextr è diminuito bruscamente nei suoli umidificati con acqua distillata, fino a raggiungere alla fine valori più bassi di quelli ante-riscaldamento, mentre nei suoli umidificati con acqua marina il decremento di Cextr è stato più lento e meno drastico, con valori finali più elevati di quelli ante-riscaldamento. Il C potenzialmente mineralizzabile (C0) e la costante del suo tasso di mineralizzazione (k) sono stati determinati fittando i dati della produzione di CO2 con il modello Ct = CS + C0 e-kt, dove Ct è il C mineralizzato dopo t giorni, e CS è un pool di C più facilmente degradabile di C0. I suoli incubati a 25 °C ed umidificati con acqua di mare, rispetto al controllo, hanno mostrato nel tempo mediamente valori più bassi di C mineralizzato (C0 k), suggerendo che l’acqua di mare ha inibito l’attività respiratoria probabilmente a causa di uno stress osmotico. D’altro canto, nei suoli riscaldati sia a 160 che 380° C, i parametri derivati (CS, C0, k) non hanno mostrato un andamento univoco per tutte le specie forestali. In ogni caso, si rileva un effetto biocida combinato dovuto alla sinergia fra temperatura elevata (380 °C) e stress osmotico. Inoltre, soprattutto a 160 °C, mentre in alcuni suoli l’attività respiratoria sembra inibita dallo stress osmotico causato dall’acqua marina, in altri tale inibizione ι nulla o negativa (attivazione). Da questi primi risultati emerge che lo spegnimento degli incendi forestali con acqua di mare puσ amplificare il danneggiamento della qualità del suolo dovuto all’incendio per se, con potenziali ripercussioni negative anche a livello di cambiamento globale.