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EMANUELA GAROFALO

Crociere e lunette in Sicilia e in Italia meridionale nel XVI secolo : dalla costruzione gotica all'affermazione di un modello peninsulare

Abstract

Se gli studi di storia dell’architettura privilegiano spesso le “avanguardie” e i casi eccezionali, in alcuni contesti aspetti altrettanto importanti per le valutazioni storiografiche emergono da una riflessione su continuità, ripetizioni, serialità. Le ragioni della persistenza o della riproposizione di certe soluzioni non sono infatti sempre le più ovvie o possono risultare meritevoli di ulteriori valutazioni sul peso di alcune componenti piuttosto che di altre. Un ripensamento dei parametri di lettura e del contesto di riferimento può svelare l’infondatezza di alcuni presunti anacronismi; mentre dietro la ripetizione apparentemente inerte si celano non di rado, a un’osservazione più approfondita, una diversificazione e una pluralità inattese all’interno del tipo, frutto di successivi affinamenti che coinvolgono soprattutto gli aspetti tecnici e costruttivi. Compito precipuo dello storico, scriveva George Kubler, è «la scoperta e la descrizione della forma del tempo»; ciò investe tra l’altro la capacità di estrarre un significato da una tradizione e passa per l’osservazione di mutamento e permanenza. Nel complesso quello della costruzione delle volte al principio dell’età moderna nel meridione d’Italia è un ambito di ricerca solo parzialmente indagato e dalle molteplici implicazioni. Tecniche costruttive, materiali, organizzazione di cantiere per un verso, preferenze formali o caricate di valori simbolici, virtuosismi, mode imperanti e fenomeni di emulazione per altro verso, creano un panorama ricco e mutevole, che mette in campo non di rado soluzioni svincolate dai modelli e dalle logiche formali che governano il resto delle fabbriche di uno stesso edificio. Sebbene il perseguimento della firmitas renda le scelte progettuali attuate in questo specifico campo particolarmente delicate, ciò non ha tuttavia inibito sperimentazioni e talora la comparsa apparentemente improvvisa di novità dirompenti. Ciononostante la serialità e la longevità di alcune soluzioni è sicuramente uno dei caratteri preponderanti del tema di studio. Inerzie reali o apparenti, luoghi e condizioni del loro manifestarsi, modi e tempi di affermazione di una nuova “serie” sono oggetto di una riflessione critica che mira a chiarire ragioni e dinamiche tanto delle permanenze quanto dei cambiamenti. Questo volume affronta le questioni brevemente tratteggiate concentrandosi in particolare sul contesto siciliano, ma allargando lo sguardo su vicende che si prestano a un confronto osservabili in altri ambiti dell’Italia meridionale e insulare (Calabria, Puglia, Sardegna), compresa l’isola di Malta nella fase iniziale dell’insediamento dell’ordine cavalleresco di San Giovanni. Gli elementi seccamente enunciati dal titolo del volume, crociere e lunette, segnano gli estremi del nostro discorso, investendo soluzioni formali e tecniche ben distinte che rimandano anche a modelli e ambiti culturali e geografici di riferimento differenti. Se nel primo caso le serie Cinquecentesche si pongono alla fine di un lungo percorso che nel contesto siciliano, in particolare, si dipana attraverso i tre secoli precedenti e concentra le applicazioni più significative e ancora attuali soprattutto nel primo trentennio del XVI secolo, per i padiglioni su lunette si tratta invece di una storia che trova le prime testimonianze in Sicilia nell’ultimo decennio del XV secolo e che conoscerà piena affermazione soprattutto nella seconda metà del secolo successivo. Il fenomeno di una prolungata vitalità del sistema della crociera con costoloni, così come il progressivo affermarsi di volte a padiglione, come alternativa tecnica oltre che formale, si riscontra anche in altri contesti regionali dell’Italia meridionale e insulare, con sfalsamenti temporali tuttavia anche significativi e contorni delle singole vicende di cantiere così come del quadro d’insieme in generale piuttosto sfuggenti rispet