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ALICE GIANNITRAPANI

Ti ho incocciato: costruire identità intorno al cuscus

Abstract

I ricettari siciliani presentano il cuscus come un baluardo identitario della cucina isolana, ma anche come un piatto estremamente complicato da replicare. Gli enunciatori stessi sembrano essere messi a dura prova dalla lunga ed elaborata preparazione: devono avventurarsi in complicati giri di parole per rendere l’idea di quali sintagmi gestuali siano richiesti al cuciniere, devono spiegare la conformazione e la composizione degli strumenti da utilizzare, devono sistematizzare i passi da compiere dosando come sempre ciò che va detto e ciò che invece può esser dato per scontato. Ben più semplice è cucinare il cuscus con la semola precotta, pronta in poco tempo e da condire a piacimento: la rete ne dà mille varianti, rivolgendosi a un cuoco forse meno abile, ma sicuramente più pratico di quello presupposto dai tradizionali ricettari. Si viene insomma a delineare un variegato panorama in cui la ricetta, anzi, le ricette del cuscus divengono da un lato testi che utilizzano diverse strategie di costruzione dell’effetto di tipicità, dall’altro punti di partenza per dibattere di valori e questioni etiche, di identità e contaminazioni culturali.