Salta al contenuto principale
Passa alla visualizzazione normale.

GIUSEPPE DI BENEDETTO

Architetture esemplari

  • Autori: Di Benedetto, G.
  • Anno di pubblicazione: 2018
  • Tipologia: Prefazione/Postfazione (Prefazione/Postfazione)
  • Parole Chiave: Architettura del ventennio, moderno, Trapani, progetto, casa del Balilla di Emanuele Filiberto Paolini, casa del Mutilato di Giuseppe Eugenio Genovese
  • OA Link: http://hdl.handle.net/10447/295067

Abstract

Nel ripercorrere le vicende dell’architettura durante il ventennio fascista nella città di Trapani, attraverso il ridisegno di due architetture esemplari — la casa del Balilla di Emanuele Filiberto Paolini e la casa del Mutilato di Giuseppe Eugenio Genovese — Salvatore Damiano prova a mettere a fuoco il percorso evolutivo che si determina nella piccola, ma antica, realtà urbana siciliana, nei due decenni di vita del regime fascista, sia sul piano istituzionale, sia su quello ideologico– culturale. Trapani, agli inizi del secondo decennio, come il resto delle città siciliane, è ancora intrisa della stagione del modernismo e di un eclettico e tradizionalista conformismo culturale post umbertino. All’interno di questo quadro si collocano storie, rapporti, idee di singoli protagoni- sti, che è possibile comprendere soltanto se inseriti nel più vasto ambito della cultura architettonica palermitana, ancora dominata dalla figura di Ernesto Basile. Emergono così i rapporti tra vetero–tradizionalismi e innovazioni culturali, tra processi di formazione e pratiche professionali in una fase che, comunque la si guardi, vive del dualismo antitetico tra passato e futuro, tradizione e rinnovamento, continuità e discontinuità. Con la stessa sistematicità nel descrivere sinteticamente il processo di trasformazione di Trapani nel corso dei secoli, Damiano delinea il tentativo di rinnovamento del linguaggio dell’architettura negli anni Trenta, attuato nel capoluogo più ad occidente della Sicilia, e il contributo alla nuova immagine della città. Un rinnovamento che trae origine, dall’impulso dato in quegli anni dalla politica delle opere pubbliche, decisivo nella modernizzazione dell’architettura e dell’urbanistica, attraverso l’interazione tra professionismo locale e apparati tecnici degli organi istituzionali nazionali.