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MAURIZIO CARTA

La Piattaforma Meridiana per lo sviluppo del Mezzogiorno

  • Autori: Carta, M.
  • Anno di pubblicazione: 2011
  • Tipologia: Capitolo o Saggio (Capitolo o saggio)
  • Parole Chiave: Mezzogiorno, infrastrutture, Reti
  • OA Link: http://hdl.handle.net/10447/61891

Abstract

Esistono molti modi di pensare al Sud, di parlarne e di agire per il suo sviluppo. Nel mondo contemporaneo il Sud è un campo d’indagine fondamentale, perché è lì che si verificano oggi i cambiamenti più significativi. Dallo scongelamento dei “tre mondi” successivo alla Guerra Fredda sono emersi i continenti globali dei Nord e Sud, poli di cambiamenti demografici, sociali, economici e culturali, producendo l’indebolimento di stati nazionali e l’affermarsi di istanze locali, di autonomie o di frammenti di pianeta. Ma non è del Sud mondiale che qui vogliamo parlare, ma del Sud che rappresenta la nostra arena del progetto di territorio: il Mezzogiorno d’Italia. Luogo geografico, ma anche culturale, sociale, economico e politico. Da studiosi e da pianificatori militanti vogliamo agire per un Mezzogiorno che assuma la consapevolezza di un ruolo cardine nello sviluppo dell'Italia e senta la necessità di cambiarne la struttura culturale, economica e politica per potere cogliere le opportunità di tale ruolo. Ed è da questa oscillazione feconda che vogliamo partire per offrire strade non solo alla riflessione politica, ma anche all'azione dei soggetti decisori, attori e attuatori e alla formazione della nuova classe dirigente e professionale meridionale. In un discorso sul Sud che voglia essere orientato all’azione politica e non solo consegnato alla storiografia, la specificità del Mezzogiorno non solo non va cancellata, abolita o separata, ma è la traccia decisiva per annodare i fili di una nuova soggettività, per scoprire, sulla scia di antiche rotte, la possibilità di convivenza futura, sapendo tessere reti culturali, produttive, educative e cooperative che rafforzino l’armatura identitaria del Mediterraneo come antidoto alla ripresa di un conflitto sterile, ancorché spesso sanguinoso, tra modelli, visioni e paradigmi. E’ il cosmopolitismo mediterraneo la linfa antica a cui dobbiamo riattingere: è la forza evolutiva della contaminazione che dobbiamo rimettere in gioco, piuttosto che la comodità protettiva della segregazione. Dobbiamo rifiutare modelli evolutivi per interpretare il percorso della storia e rimuovere le colpe e le angosce che fanno del Sud una “terra del pianto”, la patria del rimorso verso la mancata capacità di quella società di leggere e condividere le ragioni della modernità guidata dallo sviluppo del capitalismo industriale. Il Mezzogiorno deve mutare prospettiva, da una visione periferica e nostalgica tutta eurocentrica deve assumere la sfida del neocentralismo meridiano alimentato dalla attuale predominanza del Mediterraneo per i traffici con i paesi emergenti e dell’estremo oriente e dalla necessità dei paesi rivieraschi di contrastare il dominio mitteleuropeo. Una nuova politica per il Mezzogiorno deve proporre al Paese il suo ruolo di motrice della crescita dell’economia nazionale, rialimentando la spinta propulsiva impressa dal Nord e oggi anch’essa in declino. Il Mezzogiorno deve avere un progetto consapevole per essere una tra le più importanti piattaforme scientifiche, logistiche e produttive dell’Europa, agendo anche come leva dell’integrazione euromediterranea e capace anche di intercettare i flussi e le economie della green economy, non solo promuovendone l’innovazione, ma anche riproponendone la tradizione.