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Scienze della Terra e del Mare

Collezione di Mineralogia (Mineralogy Collection)

 Il meteorite di PIANCALDOLI 
  piancaldoli         
La Collezione Didattica di Mineralogia
del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo

 La visita a questa collezione permette di percepire varie sensazioni simultanee: si può fare un viaggio in una parte di storia di questo Ateneo, così come un viaggio nella storia siciliana, così come un viaggio ben più lungo attraverso la storia della Terra, passando dal fascino suscitato da oggetti di provenienza remota nello spazio e nel tempo come le meteoriti, alla naturale bellezza di campioni di rocce e minerali raccolti dai nostri vulcani o dalle miniere di zolfo, fino all’avvenenza propria degli antichi strumenti utilizzati per investigare la materia fino alla scala atomica, archetipi delle moderne strumentazioni.

 

Veduta della Collezione esposta presso il plesso del Dipartimento DiSTeM di Via Archirafi 36

Dai primi segni prodromici risalenti alla prima metà dell’Ottocento rappresentati dai campioni della collezione Calcara, la visione di quei campioni provenienti della collezione Airoldi custoditi nella nostra raccolta ci restituisce la testimonianza del primo vero e proprio primordio della collezione, rappresentato dall’atto di donazione della personale raccolta di minerali dell’Airoldi all’Istituto di Geologia dell’Università di Palermo nel 1860. La collezione è rappresentata da qualche centinaio di campioni di minerali ma anche meteoriti provenienti da ogni parte del mondo.

meteorite

 













Alcuni campioni di meteoriti custoditi nella Collezione

Questi oggetti così seducenti sono ciò che resta di quei corpi celesti che -attraversando l’atmosfera terrestre- vengono in parte erosi, bruciati, vaporizzati. In genere, quindi, sono ricoperti da una crosta di fusione, a testimonianza dello chock termico subito durante la caduta sulla terra. Ci sono meteoriti essenzialmente rocciose, le “aeroliti”, che -in ogni caso- differiscono dalle rocce terrestri per la presenza pressochè costante d Fe e Ni, altre essenzialmente metalliche, le “sideriti”, costituite per lo più da metalli quali Fe e Ni e le cosiddette “sideroliti”, costituite da porzioni rocciose e metalliche presenti in analoghe proporzioni. Ma tutte le meteoriti mostrano rapporti isotopici di vari elementi chimici di cui sono composte significativamente differenti rispetto alle rocce terrestri. Nella nostra collezione sono presenti meteoriti raccolte sul suolo siciliano (come la “Girgenti”), ovvero raccolte in Italia come la “Piancaldoli” (FI), ovvero pezzi “famosi” come il meteorite “Allende”, caduto in Messico nel 1969 e contenente il minerale “Panguite”, probabilmente il minerale più antico mai rinvenuto.

 

Successivamente, nel 1911 fu fondato l’Istituto di Mineralogia e, conseguentemente, la cura e la custodia delle collezioni mineralogiche vennero affidate a questo nuovo istituto. Purtroppo, le collezioni subirono uno smembramento durante il periodo bellico, dal 1942 al 1945, quando cioè l’Istituto divenne presidio delle forze armate. Molti documenti relativi alle collezioni andarono perduti, intricando così ogni processo di ricostruzione storica. Alcune scaffalature ancor oggi utilizzate, però, e, soprattutto, molti strumenti scientifici di analisi mineralogica esposti oggigiorno nella collezione, provengono dagli aiuti stabiliti dal piano Marshall a ridosso di quegli anni.

 strumenti


























Antichi strumenti scientifici per l’analisi dei minerali conservati nelle bacheche storiche della Collezione

Così come la presenza di queste importanti collezioni storiche ci proietta negli scenari accademici e bellici dei due secoli passati, così la sorprendente, prodigiosa bellezza dei campioni siciliani provenienti dalla “Formazione gessoso-solfifera” non può che condurci ancora più lontano nel tempo: nell’epoca miocenica, più precisamente nel “Messiniano”, cioè circa 5-7 milioni di anni fa. Siamo nel bel mezzo della cosiddetta “crisi di salinità del Mediterraneo”, fenomeno causato da un evento tettonico localizzato nel Mediterraneo occidentale che provocò il sollevamento di una soglia che letteralmente chiuse lo stretto di Gibilterra.

Ciò provocò l'interruzione della circolazione d’acqua tra oceano Atlantico e mare Mediterraneo, innescando condizioni di ipersalinità. Cominciarono a deporsi minerali tipici di questi ambienti di forte evaporazione: dapprima calcite (o aragonite) e poi gesso, salgemma e infine minerali piu’ rari di Mg e K.

 zolfo


























Campioni esposti di Zolfo nativo della formazione gessoso-solfifera affiorante in Sicilia

In Sicilia questa pagina della storia geologica del nostro pianeta è sontuosamente rappresentata: e sontuose, enormi druse di cristalli di zolfo, di calcite e aragonite, o enormi individui di gesso selenitico sono esposte nelle nostre teche, a testimonianza di quegli eventi che cambiarono la fisionomia del mediterraneo in quel periodo lontano. Si tratta di campioni di notevole valore, alcuni donati da collaboratori e studiosi che hanno frequentato l’allora Istituto di Mineralogia. Campioni di una bellezza straordinaria, “mostri” nell’accezione latina del termine, ovvero prodigi, portenti, oggetti quasi magici. Ma anche campioni che ci proiettano idealmente in un’altra epoca, più recente, in cui l’uomo “domina” -per cosi’ dire- la natura ma spesso ad un prezzo elevatissimo: veniamo allora a contatto con le solfare, con le miniere di salgemma siciliane, con tutto il dramma sociale ed umano legato a questo periodo di affannoso sfruttamento minerario.

Torniamo alla bellezza: più o meno nella stessa epoca, nel miocene, si forma in Sicilia l’ambra, quella resina fossile che non è propriamente un minerale, né una pietra: semmai, una “gemma di origine organica”. L’ambra è uno dei materiali geologici più aristocraticamente sensuali. E nel nostro museo ci sono ben rappresentati svariati campioni di ambra siciliana, di “Simetite”, così chiamata perché rinvenuta spesso in prossimità della foce del fiume Simeto. Un’ambra rara e preziosa, un pregio -tra i tanti- di questo territorio.

ambre 













Ambre del Simeto custodite nella Collezione

Continuando nel percorso, si passa finalmente all’esposizione dei campioni provenienti da ogni parte del mondo, sia pezzi appartenenti alle collezioni storiche Calcara ed Airoldi, sia pezzi donati dai vari studiosi legati in qualche modo al museo, esposti secondo criteri ispirati dalla sistematica dei minerali, suddividendoli in base alle moderne classificazioni chimico-strutturali. Troveremo allora la bacheca degli elementi nativi, degli ossidi, dei solfuri, dei carbonati e, finalmente, protetti dalle teche del piano Marshall, i silicati: i nove decimi della crosta terrestre, i minerali ubiquitari per eccellenza, che si generano indifferentemente in tutti gli ambienti petrogenetici terrestri: magmatico, metamorfico, sedimentario.     

Alla fine del nostro percorso che, tra i vari caratteri che lo contraddistinguono, risulta essere anche un percorso didattico, seguito durante le lezioni di Mineralogia nell’ambito dei corsi di laurea di scienze geologiche e di scienze naturali, arriviamo ad una raccolta di strumenti di analisi mineralogica quali picnometri, rifrattometri, diffrattometri e camere a raggi X e gli splendidi goniometri che -un tempo- servivano a misurare gli angoli diedri formati dalle varie coppie di facce presenti in un cristallo: oggetti -prima ancora che di valore scientifico ovvero museologico- di una bellezza straordinaria.

petroteca 















Petroteca e modello didattico di vulcano

Possiamo dire, allora, che grazie a questo viaggio tra i minerali, siamo passati dalla scala cosmica all’analisi strutturale dei cristalli, in un itinerario diverticolare che ci ha messo in contatto ora con un po' di storia dell’Ateneo, ora con la storia dei minatori delle solfare, ora con la memoria dei mutamenti geologici avvenuti in epoche passate: ma, soprattutto, con la straordinaria avventura intellettuale che ci ha portato alla conoscenza di fenomeni planetari e di oggetti infinitamente piccoli.