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Archivi e collezioni

8-mar-2013

 


  • Lascito Benfratello
  • Collezioni di modelli di "Elementi delle Fabbriche" 
  • Modello in legno della Sinagoga di Torino: Mole Antonelliana 
  • Archivio Giuseppe Caronia 
  • Archivio Salvatore Caronia Roberti 
  • Archivio Antonio Zanca

 

Lascito Benfratello

Una sala della Biblioteca della sezione Progetto e Costruzione ospita il patrimonio librario ed iconografico del Prof. Salvatore Benfratello, docente presso l'Istituto di Architettura Tecnica dal 1909 al 1953. Nei primi anni '60 il Prof. Guglielmo Benfratello, figlio del grande maestro, volle donare all'Istituto di Architettura Tecnica una parte consistente della biblioteca del padre, al fine di rendere accessibile agli studiosi un materiale di grande valore, raccolto in tanti anni di attività accademica e professionale. Il lascito si è arricchito nel tempo ed oggi consta di circa 520 titoli tra volumi, monografie, memorie ed opuscoli, di 350 annate o numeri sparsi di riviste, di alcune fotografie d'epoca di opere realizzate e di circa 80 tavole di disegni e schizzi. La "Sala Benfratello", a lui intitolata ed impreziosita con arredi originali recentemente restaurati, è accessibile a tutti coloro che desiderano consultare il patrimonio in essa custodito.

Collezioni di modelli di "Elementi delle Fabbriche"

La collezione di modelli di "elementi delle Fabbriche" nasce per precisa volontà del prof. Giuseppe Guercio, docente negli anni '60 del corso di "Architettura tecnica 1", presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Palermo.

I modelli rappresentano, abbastanza fedelmente, gli elementi delle fabbriche del passato, comprendendo tutte le parti che compongono una costruzione, dalle fondazioni alle coperture, con dettagli eseguiti con grande cura. La maggior parte dei modelli è stata realizzata dalla ditta Toffoli di Calalzo di Cadore, mentre il pezzo di maggior spicco è una incavallatura Polonceau ad un contraffisso, eseguita magistralmente dalla Ditta I. Schroder di Darmstadt.

Scopo della collezione era quello di poter fare disegnare agli allievi, come dal vero ma a scala ridotta, particolari costruttivi che al reale avrebbero comportato visite in cantiere, non sempre facilmente attuabili. Negli anni '80 la collezione fu trasferita presso la sede del Dipartimento di Progetto e Costruzione Edilizia.

Modello in legno della Sinagoga di Torino: Mole Antonelliana

Il modello, in scala 1:50, misura complessivamente 0,90 x 1,13 x 3,45 m. Si tratta, verosimilmente, del modello in legno realizzato da Felice Porro ed esposto dal Municipio di Torino all'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, così come riportato dall'arch. Franco Rosso nelle note relative ai Modelli della Mole inserite nel Catalogo critico dell'Archivio Alessandro Antonelli, I disegni per la Mole di Torino, Vol. I, Torino, Museo Civico di Torino, 1975, pag. 195.

Il modello è stato esposto a lungo negli spazi didattici dell'Università di Palermo e, negli ultimi venti anni "conservato" nel deposito del Dipartimento di Progetto e Costruzione Edilizia. Nel 1998 è stato affidato all'arch. S. Guardì e all'Arch. G. Di Salvo, il restauro del modello che ha richiesto circa 900 ore di lavoro ed ha comportato un'attenta e minuziosa pulitura di tutte le parti e la reintegrazione di quelle andate perdute, tra cui: colonne, balaustre, infissi ed elementi di rivestimento e di decoro della volta, delle facciate e dei pavimenti. Anche l'angelo posto sulla cuspide è stato ricostruito. Infine, si è provveduto alla verniciatura della maggior parte del modello.

La Sinagoga di Torino di Alessandro Antonelli 1860-1889 L'edificio, destinato a sede del tempio israelitico della comunità ebraica torinese, fu iniziato nel 1863 su progetto di Alessandro Antonelli (Ghemme, Novara 1798 - Torino 1888).

L'originale concezione strutturale, che consentì all'edificio di passare da un'altezza iniziale, prevista nella prima versione del progetto, di soli 47 m, all'attuale che raggiunge i 167 m, si deve all'adozione del cosiddetto sistema costruttivo "antonelliano". L'Antonelli realizza, infatti, "...in termini puramente murari, una struttura integralmente a scheletro le cui determinazioni essenziali sono le seguenti: minimo impiego di materia, dunque massima economia: pianta completamente libera da ostacoli e vincoli murari, dunque massimo di flessibilità distributiva, anche nel tempo; involucro a maglie completamente a giorno, dunque possibilità di illuminare ed aerare convenientemente [...]. Si tratta di requisiti che soltanto l'architettura in ferro aveva potuto realizzare...".

Durante l'esecuzione dei lavori il progetto originario subì, numerose modifiche che videro trasformarsi l'originaria cupola, sormontata da un lucernario, in una volta a padiglione capace di assurgere a simbolo della città.

Alla morte di Alessandro Antonelli, gli succedette nella conduzione dei lavori il figlio Costanzo che però, a lavori quasi ultimati (nel 1900), venne sollevato dall'incarico dall'Amministrazione Civica per alcune divergenze nate in merito alle opere di decorazione interna che si stavano realizzando su disegno del padre.

Di queste ultime quelle riguardanti la grande aula e la cupola vennero completate, su disegno di Annibale Rigotti, soltanto tra il 1905 e il 1908, in occasione della sistemazione dell'edificio in Museo del Risorgimento Italiano.

Tra il 1930 e il 1932 vennero realizzate poderose opere di cemento armato, per il consolidamento delle fondazioni. I pilastri e le colonne antonelliane vennero, inoltre, racchiuse in robuste strutture reticolari innalzate fino all'imposta della grande volta.

Tra il 1950 e il 1953 vennero realizzate altre opere di consolidamento nell'intercapedine della cupola la cui cuspide, crollata il 23 Maggio del 1953 per circa 50 m a causa di un violento uragano, venne ricostruita utilizzando strutture prefabbricate in acciaio. I lavori, che previdero oltre alla ricostruzione delle parti crollate anche l'introduzione di un ascensore panoramico, vennero conclusi nel 1961.

Dopo essere stata utilizzata, dal 1980 al 1994, come sede espositiva per mostre temporanee l'edificio è stato sottoposto ad una radicale opera di recupero finalizzata alla sua trasformazione in Museo Nazionale del Cinema.

Archivio Giuseppe Caronia

E' un fondo speciale della Biblioteca - sede di Palazzo Larderia.
Nel 1995, dopo la scomparsa di Giuseppe Caronia, la famiglia ha voluto generosamente donarne l’Archivio e la Biblioteca, presenti a Palermo nello studio di via Pacini: l’uno composto da centinaia di disegni in gran parte su lucidi, copie eliografiche, foto relative a progetti e ad opere realizzate o in corso di costruzione, relazioni e documenti vari; l’altra ricca di oltre 200 volumi e di numerose testate di riviste. La donazione faceva seguito a quella che lo stesso Giuseppe Caronia aveva già effettuato, nei confronti dello stesso Dipartimento, per l’Archivio paterno, quello cioè relativo a Salvatore Caronia Roberti. Il fondo “Giuseppe Caronia” è oggi in corso di catalogazione, con la responsabilità scientifica della prof. Maria Giuffrè e con il contributo della prof. Carla Quartarone in merito ai progetti.
Giuseppe Caronia (1915-1994), ingegnere e architetto palermitano ma anche docente di Caratteri distributivi degli edifici e poi di Urbanistica presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo, autore di numerose pubblicazioni rivolte anche a temi e architetti europei e americani contemporanei, opera professionalmente a Palermo oltre che in numerosi centri siciliani con progetti di case di abitazione, chiese, alberghi, opere pubbliche, quartieri residenziali, piani urbanistici, prestigiosi restauri architettonici, come quello per il palazzo della Zisa di Palermo e per il suo parco, sino agli ultimi anni di vita. Il raggio dei Suoi contatti e dei Suoi interessi è molto ampio se tra i disegni presenti nel fondo troviamo pure un progetto per la villa di uno sceicco in Arabia Saudita e tra le sue pubblicazioni saggi di storia dell’architettura legati soprattutto al medioevo normanno di cui, contemporaneamente, si andava occupando nei progetti di restauro, o anche recensioni e articoli su temi vari di architettura e urbanistica per autorevoli quotidiani e riviste nazionali. L’amore per la lettura e per i libri - una lezione appresa alla scuola del padre, figura di grande prestigio intellettuale e professionale - ha infatti contrassegnato in forma indelebile la formazione culturale di Giuseppe Caronia, insieme alla passione per i viaggi, nel corso dei quali amava affidare a taccuini di disegni le osservazioni critiche e l’ansia di sempre nuove conoscenze.
Il fondo librario donato al Dipartimento dà atto di questo variegato percorso tra conoscenza della storia e coscienza del progetto, offrendo, così, uno spaccato  prezioso non soltanto sul personaggio ma anche sull’intero periodo ante e post 1943, anche se è in realtà costituito soltanto dai materiali dello studio palermitano; altre pubblicazioni - enciclopedie, libri di storia, letteratura, storia dell’arte, architettura tecnica, urbanistica, testi sulla Sicilia che denunciano la passione normanna - sono infatti rimasti agli eredi nella casa romana, allora in via del Corso.
Si tratta di riviste e libri di grande interesse, che qualificano il patrimonio librario del Dipartimento. Tra le riviste, testate “storiche” come, per esempio: L’architettura italiana degli editori torinesi Crudo e Lattes, degli anni 1913-1934, dove vengono, tra l’altro, pubblicati molti progetti di architetti siciliani; Architettura e arti decorative, rivista fondata nel 1921 e diretta da Gustavo Giovannoni e Marcello Piacentini, che diverrà poi dal 1931 Architettura e sarà diretta soltanto da Piacentini, presente nel fondo per gli anni 1921-1941; Palladio, la rivista fondata da Gustavo Giovannoni, nei suoi primi numeri degli anni 1937-1941; alcuni numeri di Urbanistica, dal 1937; Metron, ancora nei suoi primi numeri, dal 1945; L’Architettura cronache e storia, dal 1955 al 1962 e altri numeri sparsi; la rivista La Casa, dedicata monograficamente nel n. 6 (1959-60) al tema “L’architettura moderna in Italia”, dove per la prima volta, in maniera sistematica, viene elaborata una sintesi sull’architettura dall’Unità agli anni cinquanta, con saggi di Gabetti, Portoghesi, Ziino, Libera, Persico, e molti altri; infine, alcune raccolte di riviste straniere, tra le quali L’architecture d’aujourd’hui, tra il 1931 e il 1942, Progressive Architecture, dal 1953 al 1960, Architectural Record, dal 1956 al 1961.
L’ex libris di Giuseppe Caronia raffigura un frammento di antica incisione con un’isola, barche e monumenti diversi: forse un ricordo costante della Sua isola di Sicilia anche quando gli avvenimenti lo porteranno a risiedere a Roma. Non è sempre presente sui libri, anche per l’appartenenza di alcuni alla Biblioteca del padre Salvatore e per data di pubblicazione e per esplicito riscontro nell’ex libris, come forse, per esempio: un manuale di grande successo, qui presente nella sua quarta edizione del 1875, L’arte di fabbricare, rivolto a ingegneri, architetti, periti in costruzioni, periti misuratori, imprenditori, arricchito da tavole; i Cento schizzi intorno ai progetti per monumenti romani a Vittorio Emanuele (1882); le tavole sotto il titolo Studi e schizzi di Ernesto Basile, architetto di cui Salvatore fu allievo (1911; è il periodo della più forte influenza basiliana su Savatore nei progetti di villini per Mondello); il catalogo di una Mostra del Concorso Nazionale per la cattedrale della Spezia (1930, ex libris S.C.).
A Giuseppe Caronia, che si laurea in Ingegneria civile edile a Palermo nel 1937 e in Architettura a Roma nel 1940, potremmo invece riferire altri importanti testi che può avere acquistato da studente o neo-laureato come, per esempio, due opere di Gustavo Giovannoni, gli Elementi delle fabbriche (1925) e il Corso di Architettura (1932); il famoso libro di Alberto Sartoris, Gli elementi dell’architettura funzionale nella sua prima edizione del 1932, con prefazione di Le Corbusier e dedica ad Annibale Rigotti, opera di grande successo editoriale, più volte ripubblicata; i testi pubblicati negli anni trenta su problemi tipologico-distributivi, distinti per tipologie funzionali (tra questi, il libro di Del Debbio sulle piscine, 1933); Arte decorativa italiana di Giuseppe Pagano (1938); Ingegneria romana, di Giuseppe Cozzo, dedicato dall’autore a Mussolini “romano e costruttore” (1938, ex libris G.C.). Un piccolo nucleo urbanistico (è più consistente quello della Biblioteca romana) annovera scritti di Edoardo Caracciolo, contributi di Giorgio Rigotti sull’esperienza nell’Africa orientale, gli Atti del I Congresso Nazionale di Urbanistica (1937), la documentazione relativa all’unico piano territoriale prodotto dalla cultura urbanistica italiana di quegli anni, Studi e proposte per il piano regolatore della Valle d’Aosta, promosso da Adriano Olivetti e progettato negli anni trenta dai BBPR e da Bottoni, Figini e Pollini, edito nel 1943.
Il materiale relativo ai “disegni e progetti” del fondo “Giuseppe Caronia” è arrivato al Dipartimento in una forma che rispecchia l’ordinamento dato dallo stesso Caronia alle attività dello studio. Le tavole, i disegni e i documenti erano contenuti in cartelle (49), in porta-rotoli (35) o legati in rotoli (33). Pochissimi i documenti non ordinati in contenitori. A partire da questo ordinamento sono stati individuati 121 blocchi non sempre corrispondenti ad un unico progetto.
Non tutti i materiali riportano una data. Sulla base delle date riscontrate, si può dire che i disegni del fondo coprono l'arco di attività compreso tra il 1962 e il 1982. L'attività professionale precedente, ante 1962, è però in parte testimoniata dalla raccolta fotografica relativa ad opere progettate e realizzate. Un solo blocco riporta poi la data "marzo 1990" (Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo - Progetto finalizzato alla creazione del Parco monumentale della Cuba - Studio di massima - progettisti: Giuseppe Caronia, Salvo Lo Nardo, Luigi Trupia, associato Vittorio Noto più collaboratori).
Circa la metà dei documenti riguarda 27 progetti di architetture (in 48 blocchi). Di questi, 5 sono scarsamente documentati e qualcuno non è identificabile. Tra i progetti sono alcune scuole: ad Avola (1969), Augusta (1978), Capaci (1982) e Casalpalocco (senza data) nei pressi di Roma; e inoltre edifici per abitazioni (spesso preceduti da progetti di lottizzazione) a Monreale e Palermo, una villa per lo sceicco Abdallah Doromish el Harithy in Arabia Saudita (1979), due alberghi a Taormina e a Palermo e la Stazione di servizio Lascari sud sull’autostrada Palermo Messina. Tra i progetti più rappresentativi sono la Nuova sede dell’Ente Porto a Palermo (1969), gli Istituti di Chimica della Facoltà di Scienze e della Facoltà di Farmacia dell’Università di Palermo (1965, prog. G. Caronia, coll. D’Agostino, Lo Jacono, Medin), il Progetto per la Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo (1962-64), l’ampliamento dell’Ospedale civico a Palermo (1964-70) e infine, rimasti alla fase progettuale del concorso, La nuova sede dell’Irfis (1979) e gli Uffici della Pretura a Palermo (1980).
La parte più cospicua del fondo è costituita da 9 blocchi, tra carpette e rotoli, contenenti diverse fasi di elaborazione (dal progetto di massima agli esecutivi di cantiere) del Restauro della Zisa. Sono un centinaio di documenti grafici, in gran parte su supporto di carta lucida o da controlucido, spesso in cattivo stato di conservazione, e anche copie eliografiche finali, documentazioni fotografiche impaginate, schizzi, relazioni, lettere e documenti di cinque anni di lavori (1975-80).
La parte restante del materiale è costituito da progetti di urbanistica e di infrastrutture della viabilità. Questi ultimi sono dieci, dei quali solo due non riguardano la città di Palermo (Altofonte e Messina). Tra i progetti per Palermo sono gli Studi per la Circonvollazione interna, il Progetto di raddoppio della circonvallazione esterna, il Raccordo della stazione Brancaccio al Porto e gli Studi per la metropolitana.
I progetti urbanistici sono raccolti in 46 blocchi. Vi si trovano sette piani particolareggiati o di zona, e precisamente: il Piano di lottizzazione della via Mulinia Monreale, il P di L. della Proprietà Bulgarella ad Avola (1974), il Piano di zona 167 di Caltanissetta (1974), i Piani particolareggiati delle zone A1 e A2 di Gela (1975-76), il Piano particolareggiato del Rione Castello S. Pietro a Palermo (1979), e inoltre il Progetto del Residential center for 10.000 inhabitants near Taif (Kingdom of Saud Arabia, 1979) e il Progetto della “Villa a mare” per l’Ente Autonomo del Porto di Palermo (1977). 
Una parte consistente dei documenti urbanistici riguarda il Piano Territoriale di coordinamento del Palermitano (1970) del quale si ritrovano molti documenti di analisi e preparatori, ma non il documento definitivo. È altrettanto cospicuo il materiale relativo al Piano regolatore di Agrigento del quale esiste una prima versione, premiata con la vittoria al concorso di idee del 1975, che vede Caronia coautore insieme ad altri otto professionisti, tra i quali Vincenzo Cabianca, e la versione del 1978, elaborata dal solo prof. Caronia dopo le dimissioni del resto dei componenti del gruppo incaricato. Non sono presenti, anche in questo caso, tutti i materiali, ma ve ne sono alcuni di notevole interesse documentario, come l’insieme delle foto aeree che riportano sovrapposte le annotazioni e gli studi progettuali di pugno del prof.  Cabianca.
Di notevole interesse è inoltre il Prg di Siracusa, del quale si ritrovano i controlucidi del 1977 successivamente modificati nel 1979.
Vi sono inoltre: alcuni documenti relativi al Prg di Palermo del 1962, tra cui la tavola di zonizzazione allegata al Regolamento Edilizio del 1965; il testo delle Direttive per la revisione del Prg di Palermo e per la redazione del Piano Intercomunale del palermitano; numerosi materiali cartografici di base e foto aeree anche in lastre, e alcuni documenti del Piano Particolareggiato di Menfi di Luciana Natoli.
In molte cartelle, sia relative a progetti di architettura, sia a progetti urbanistici, Giuseppe Caronia era solito raccogliere materiali documentari costituiti spesso da articoli su riviste specializzate o su quotidiani, appunti manoscritti, testi elaborati da colleghi. Tra l’altro si è ritrovato un Regolamento edilizio elaborato dal prof. Mario Ghio per Agrigento, contemporaneamente alla redazione del Prg, che sembra essere l’unico esemplare esistente di un momento interessante della vicenda urbanistica di Agrigento.

Archivio Salvatore Caronia Roberti

Il Fondo Salvatore Caronia Roberti, conservato presso i Fondi Speciali della sede di Palazzo Larderia e del quale è Responsabile Scientifico Ettore Sessa, è costituito dal materiale d’archivio donato all’Università dal figlio, Giuseppe Caronia, nel 1992. Grazie al sostegno finanziario di Vittorio Caronia (anch’egli figlio di Salvatore Caronia Roberti) è stato istituito un premio biennale per tesi di laurea in storia dell’architettura.
Il Fondo è oggi ordinato e suddiviso in tre differenti sezioni: l’Archivio Disegni, l’Archivio Fotografico, l’Archivio delle Carte (manoscritte e a stampa), raccogliendo documenti originali che testimoniano la lunga e molteplice attività accademica e professionale (1910-1970) di Salvatore Caronia Roberti (Palermo 1887 – 1970), uno dei maggiori protagonisti dell’architettura siciliana del periodo compreso fra le due guerre.
L’Archivio Disegni raccoglie circa 1700 elaborati grafici fra i quali figurano disegni a colori e a carboncino, tavole di esercizi svolti presso la Scuola di Ingegneria e presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Ernesto Basile, di Giuseppe Damiani Almeyda e di Giovan Battista Santangelo, progetti di massima ed esecutivi definiti a tutte le scale di progettazione (anche con arredi fissi e mobili) relativi a 193 soggetti.
L’Archivio Fotografico è costituito da circa 950 stampe fotografiche risalenti all’epoca di costruzione di ciascuna opera, documentandone le fasi costruttive e l’accrescimento strutturale, le fasi conclusive o le vedute generali a lavori ultimati. Prevalentemente raccolte in grandi album ordinati dallo stesso Caronia Roberti, documentano l’intero arco della sua attività e rappresentano un patrimonio storico di ampio valore conoscitivo.
L’Archivio delle Carte, manoscritte e dattiloscritte, raccoglie testi come Il barocco a Palermo, Una polemica architettonica palermitana, I palazzi e le ville di Palermo, Il Barocco in Sicilia; relazioni e interventi relativi all’attività didattica svolta presso la Facoltà di Architettura di Palermo e rivolta a più generazioni di architetti; corrispondenza con esponenti della cultura artistica e architettonica siciliana e italiana fra cui Archimede Campini, Luigi Vagnetti, Antonio De Angelis d’Ossat, o anche con figure come quella di Sven Markelius.
Il lavoro di riordino, inventariazione e catalogazione dell’intero fondo consta di schede scientifiche di catalogo per ciascuno dei progetti conservati. Suddivise in due sezioni, le schede contengono i dati tecnici di ciascun progetto, un commento storico-critico e una descrizione dell’opera, oltre ai dati sulla consistenza cartacea e all’elenco dettagliato di tutti i disegni e le fotografie. Il gruppo di lavoro per il riordino del fondo è coordinato da Ettore Sessa (Responsabile Scientifico) e da Eliana Mauro (consulenza scientifica) con la collaborazione di Gaetano Rubbino (Assegnista di ricerca) ed è formato da Tiziana Coste, Riccardo Hopps, Roberto Manuguerra, Manuela Milone, Valentina Martorana Tusa, Vittorio Noto, Maurizio Oddo, Raimondo Piazza, Raffaella Riggi, Teresa Torregrossa e Rosa Vitale.
E’ in preparazione il catalogo generale del materiale del fondo che nel 1996 è stato parzialmente presentato, una prima volta, con la mostra Salvatore Caronia Roberti. Architetture (1905-1967), allestita (a cura di G. Ciotta) nella Sala delle Armi del Palazzo Chiaramonte a Palermo.
Per informazioni sul Fondo: Prof. E.Sessa.
- Inventario dell'archivio disegni
- Inventario dell'archivio fotografico

Archivio Antonio Zanca

E' un fondo speciale della Biblioteca - sede di Palazzo Larderia.
Il fondo, generosamente donato dalla famiglia nel 1997, ricchissimo di materiali di straordinario interesse, si compone di alcune migliaia di disegni, di raccolte fotografiche relative alle varie fasi di realizzazione delle opere, di documenti tecnici, computi, carteggi e corrispondenze, oltre che di testi, riviste e opuscoli che costituivano parte della biblioteca dell’architetto.
L’impegno congiunto, accademico e professionale, e la formazione di ingegnere e architetto, delineano un personaggio dagli interessi vastissimi che spaziano dalla storia al progetto, dal restauro al rilievo, con un grande interesse di fondo per le nuove tecnologie nei primi anni del cemento armato. I disegni e i carteggi dell’archivio costituiscono lo specchio di questa molteplicità e consentono di ricostruire, oltre la figura di Antonio Zanca, una fitta trama di rapporti e relazioni con architetti più giovani di cui Zanca fu maestro e di ritrovare i fili di storie diverse che spesso valicano i confini insulari e si intrecciano con alcune delle più importanti vicende nazionali del periodo.
Per la consistenza dei materiali conservati e per la vastità degli interessi e dell’attività professionale e accademica, l’archivio di Antonio Zanca è uno strumento prezioso e insieme fragilissimo per esplorare aspetti e vicende che altre tipologie di archivi non consentono di illuminare. La biblioteca, la scelta dei disegni conservati, la presenza di tutti quei materiali che permettono di rintracciare le fasi intermedie che conducono dall’ideazione al progetto, i carteggi che danno conto della temperie del periodo, di amicizie e rapporti, costituiscono una storia che altre fonti non possono ricostruire.
Il fondo presenta disegni diversissimi per supporto, tecnica, natura e dimensione: si va dai disegni a china colorata su tela per alcune chiese a Messina ai grandi cartoncini con minutissimi disegni a matita che riproducono in ogni dettaglio la fitta trama decorativa della cattedrale di Palermo, dai piccoli taccuini di schizzi di campagna e rilievi dal vero agli enormi fogli di carta trasparente su cui, in dimensione reale, sono tracciati con matita grassa e mano sicura i particolari decorativi per il palazzo municipale di Messina, dalle prospettive acquerellate che illustrano l’inserimento di alcuni dei più importanti edifici nel contesto urbano ai dettagli costruttivi delle carpenterie e delle armature in ferro.
Oltre ai disegni fanno parte del fondo circa duecento cartelle che raccolgono una corposa documentazione tecnica (corrispondenza, computi, libretti delle misure, stime, perizie, vertenze giudiziarie) relativa all’attività professionale e accademica di Antonio Zanca e una raccolta di fotografie sia di opere realizzate che di viaggi e luoghi visitati. Al momento della donazione da parte della famiglia Zanca i materiali dell’archivio erano già stati rimossi dallo studio professionale e si trovavano conservati in altri locali; non è stato dunque possibile ricostruire l’ordinamento originario che i materiali certamente avevano all’interno dello studio.
La fase preliminare di schedatura e catalogazione ha consentito di stimare la consistenza dell’archivio e di individuare i principali progetti e temi attorno ai quali ruota l’attività di Antonio Zanca.L’attività professionale più rilevante è relativa ai seguenti progetti: Palazzo Paternò in piazza San Domenico a Palermo, palazzo municipale di Messina, chiesa di Santa Maria della Scala a Messina, collegio S. Ignazio a Messina, Banco di Sicilia di Caltanissetta, edificio scolastico a Borgetto, villino Zanca in via Dante a Palermo, case popolari al fondo Giachery a Palermo, case popolari a piazza Magione a Palermo, progetto per il macello a Palermo, lavori di restauro a palazzo Mazzarino e opere varie realizzate su committenza della famiglia Mazzarino. Di particolare rilevanza l’attività di progettista svolta per l’Ateneo palermitano nell’ambito della quale Zanca redige numerosi progetti legati tanto al recupero e al riutilizzo di antichi edifici destinati a ospitare facoltà universitarie quanto alla progettazione di nuove tipologie legate all’edilizia universitaria. In quest’ambito vengono predisposti e successivamente realizzati i seguenti progetti: nuovi istituti universitari in Via Archirafi, cliniche universitarie nel rione Filiciuzza, restauro e riuso del collegio San Rocco; restauro e riuso della casa dei padri Teatini.
A questi progetti di grande dimensione, legati spesso a una committenza pubblica, si affianca una serratissima attività professionale che riguarda progetti di minore dimensione per una committenza privata che richiede all’architetto cappelle e monumenti funebri, progettazioni e ristrutturazioni per residenze in città e in campagna. Non meno ricca di informazioni, anche se meno accattivante graficamente, è poi tutta l’attività legata a perizie giudiziarie, estimi, divisioni patrimoniali; in quest’ambito si ritrovano, ad esempio, interessanti perizie di stima relative agli espropri effettuati per realizzare il tracciato della via Roma a Palermo tra la fine dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento. Infine un capitolo a sé, che attraversa l’intera attività professionale e di studioso di Antonio Zanca, è costituito dagli studi, rilievi e progetti per la cattedrale di Palermo. Dal concorso vinto nel 1901 per il rivestimento della cupola della cattedrale, fino alla pubblicazione nel 1952 del volume La Cattedrale di Palermo dalle origini allo stato attuale, Zanca osserva, rileva misura, disegna e ridisegna la cattedrale palermitana, oggetto di appassionate lettere tra il maestro e i suoi allievi. Dall’inventario dei materiali conservati emerge dunque una corposa documentazione; la grande quantità dei disegni, la varietà dei supporti e delle tecniche utilizzate - insieme alla indubbia ricchezza dei carteggi, dai computi metrici ai libretti di cantiere, dalla corrispondenza agli appunti di studio - consentono di mettere a punto un quadro ricco di implicazioni molteplici, specchio della complessità del percorso che porta dal progetto alla costruzione, dall’ideazione alla realizzazione.
Le lunghe storie di importanti cantieri sono documentate con compiutezza dai materiali conservati presso l’archivio dell’architetto, attraverso numerosi grafici e carteggi tecnici che ci accompagnano spesso sin dai primi saggi geologici sui terreni di fondazione, fino alla modellazione degli apparati scultorei e decorativi dell’edificio ultimato. Il racconto della costruzione “materiale” della fabbrica, delle scelte tecniche, dei vincoli imposti dalle pietre e dal cemento, costituisce un tassello fondamentale di una storia che non è solo storia dell’architettura. Attraverso i materiali dell’archivio si ricostruiscono infatti anche le storie di personaggi, di utopie e di ambizioni che segnano la vita di una città e dei suoi uomini.
L’obiettivo principale del Dipartimento di Storia e Progetto nell’Architettura è certamente quello di conoscere, conservare e rendere accessibili i materiali molteplici ed eterogenei dell’archivio; va tuttavia sottolineato che lo stato di conservazione, nonché la quantità e la dimensione di alcuni disegni, ha posto problematiche diverse e di non facile soluzione. Il lavoro fin qui svolto ha comportato fasi diverse: tutto il materiale cartaceo è stato preliminarmente sottoposto a una disinfestazione “in bolla” che ha consentito di arrestare immediatamente fenomeni di degrado in atto dovuti a muffe o ad altri organismi; successivamente tutti i disegni sono stati sottoposti a una spolveratura manuale con spazzole e pennelli al fine di rimuovere tutto ciò che era depositato in superficie. Si è successivamente proceduto alla individuazione delle tipologie di materiali conservati e a una preliminare schedatura per tipo (carteggi, disegni, fotografie, articoli e pubblicazioni) e per progetto, così da potere individuare, per ciascun progetto di Antonio Zanca, l’esistenza di carteggi (conservati in cartelle numerati), di disegni (conservati in cassettiere metalliche), di disegni di dimensioni maggiori (conservati arrotolati in rastrelliere), di fotografie o lastre (conservate in scatole e scaffali numerati). Il Dipartimento di Storia e Progetto nell’Architettura ha inoltre chiesto e ottenuto dall’Università degli studi di Palermo l’attivazione di un assegno di ricerca, svolto dall'architetto Paola Barbera con la guida della prof. Maria Giuffrè, che ha per titolo Documentazione e conservazione: gli archivi di architettura del Novecento. Schedatura e catalogazione dei disegni di Antonio Zanca. In quest’ambito, al fine di restituire in maniera più completa possibile un panorama articolato che dalla seconda metà dell’Ottocento arriva al secondo dopoguerra, si sta procedendo per un verso alla redazione di un inventario più dettagliato e per l’altro al reperimento di importanti riscontri al di fuori dell’archivio conservato presso il Dipartimento. I punti fondamentali del lavoro in corso di svolgimento sono dunque i seguenti: schedatura analitica dei singoli disegni (oggetto, dimensione, supporto, tecnica utilizzata, tipo di rappresentazione, stato di conservazione ...), individuazione dei materiali da sottoporre a restauro, schedatura e catalogazione dei materiali conservati presso la famiglia, presso l’archivio storico dell’Università degli Studi di Palermo, presso l’archivio di Stato di Palermo e di Messina, riproduzione digitale dei disegni di maggiore interesse, informatizzazione dei materiali relativi ai progetti principali.