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Investire su crescita, sviluppo, formazione e innovazione

28-nov-2016

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“Bisogna investire su crescita, sviluppo, formazione e innovazione. Ogni territorio ha delle sue specificità: bisogna definire una volta e per tutte una strategia regionale che coinvolga le istituzioni”. Lo ha affermato il Rettore Fabrizio Micari nel corso dell’incontro che si è svolto a Palazzo Chiaramonte allo Steri, all’interno della IX edizione delle Giornate dell’Economia del Mezzogiorno, durante un confronto tra Rettori delle Università italiane sul tema “I nuovi luoghi della crescita e il ruolo delle Università meridionali”. Ai lavori coordinati dal Prorettore Vicario dell’Università di Palermo, prof. Fabio Mazzola, hanno preso parte il Rettore dell’Università di Palermo, Prof. Fabrizio Micari, il Rettore dell’Università di Catania, prof. Giacomo Pignataro, il Prorettore alla gestione delle risorse finanziarie dell’Università di Messina, prof. Michele Limosani, il prof. Patrizio Bianchi già Rettore dell’Università di Ferrara e Assessore all’Università e Ricerca della Regione Emilia Romagna e il prof. Adriano Giannola, Presidente SVIMEZ.
Le Università del Meridione si sono incontrate per discutere sui temi più attuali che interessano la missione e i rapporti con il territorio. In un mondo che cambia velocemente ci sono luoghi e territori capaci di attirare maggiori risorse, sia economiche che umane, perché garantiscono le migliori opportunità di vita sociale e professionale. In vista di grossi cambiamenti strutturali che investono tutto il Mezzogiorno il confronto tra gli enti di ricerca fondamentali, come le Università, diventa spunto prioritario per il suggerire a tutti gli attori economici un possibile ventaglio di soluzioni di politica economica per trasformare anche la Sicilia in un territorio di crescita.
“L'Università – ha proseguito Micari - intende essere partner di questo percorso per contribuire alla formazione di queste idee. Ci sono dati che fanno riflettere, ad esempio, il rapporto tra gli studenti che vanno all’estero per l’Erasmus e quelli che, invece, scelgono la Sicilia è di 4 a 1; ogni anno, infatti, circa 900 universitari scelgono mete straniere e solo 250 di loro optano per l’Isola. In Sicilia, poi, solo due studenti su cinque godono della borsa di studio. Ma ci sono anche dati confortanti – ha affermato Micari -, se in alcuni settori come l’Ingegneria, a cinque anni, il 93 per cento dei laureati ha uno sbocco occupazionale (rispetto al 94 per cento della media nazionale), altri corsi di laurea come Beni culturali che dovrebbero dare più opportunità in Sicilia, sfiorano appena il 50 per cento delle possibilità lavorative post studi per i neo dottori. Un dato interessante è comunque che, a Palermo il 25 per cento delle domande di partecipazione ai dottorati proviene dall’estero”.
Nel suo intervento il Prorettore Vicario, Fabio Mazzola ha spiegato che “Le Università del Meridione hanno un problema di attrattività. Il dato medio siciliano, ad esempio, è che il 30 per cento degli studenti va a studiare fuori. Ci sono altre regioni del Mezzogiorno, come la Puglia (dove la media è circa del 40 per cento), dove i dati sono anche più allarmanti. A Trapani due diplomati su tre si iscrivono fuori dalla Sicilia. Bisogna muoversi su un duplice binario: la sfida sul territorio ma anche quella per aumentare l’appeal dall’esterno, per avere la capacità di internazionalizzarsi. Ma come si può contribuire alla crescita? Attraverso i  rapporti con le imprese, ad esempio, con attività di tirocinio. I nuovi paradigmi della crescita sono la sostenibilità, la digitalizzazione e in certa misura anche l’economia della condivisione”.